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Scambi di pulpito, incontri giovanili, conferenze in tutta Italia
Roma (NEV), 11 gennaio 2012 – Anche quest'anno le chiese evangeliche italiane partecipano alle numerose iniziative per celebrare la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani (18-25 gennaio) (SPUC). Evento ecumenico di carattere mondiale, promosso congiuntamente dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dal Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, la Settimana del 2012 ha come tema “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (I Cor 15, 51-58 ).
Sermone di domenica 5 febbraio 2012 (Geremia 9,23-24)
«Così parla il Signore: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il Signore». Sermone Cari fratelli e care sorelle, avere saggezza è una grande dote umana, tutte le persone sagge sono riconosciute per la loro saggezza; certo, a volte accade dopo la loro morte, tuttavia il riconoscimento, presto o tardi, arriva. Così accade anche per le persone forti di temperamento: che non hanno ceduto a compromessi, alla corruzione, che si sono mantenuti integri, onesti, autentici; come pure per le persone ricche che ricevono onori e magnificenze a motivo del loro potere dovuto alla ricchezza. Sappiamo tutti come i profeti tuonano contro l’attaccamento alla ricchezza che distoglie la nostra attenzione da ciò che è essenziale, da ciò che è veramente importante e dona un senso pieno al nostro vivere, al nostro esistere. I profeti tuonano contro ciò per il quale si vive e ci si concentra unicamente e che causa spiazzamento, derisione, annullamento o povertà e indigenza nelle altre persone. Così le ricchezze ottenute a scapito dell’”orfano” e della “vedova”. L’Italia sono anch’io. I promotori a fianco dei rom di Torino e delle vittime di Firenze
Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Il Comitato promotore della Campagna "L’Italia sono anch’io" - in un comunicato stampa diffuso oggi - ha espresso una "ferma condanna dei drammatici episodi di razzismo avvenuti domenica scorsa a Torino e ieri a Firenze con la morte di due cittadini senegalesi". Il comunicato così prosegue: "Siamo preoccupati e indignati per l'escalation di violenza che segna un imbarbarimento delle relazioni umane e sociali in questo paese, di cui sono vittime innanzitutto i cittadini stranieri. E’ necessario passare dalla denuncia all'azione politica. Per questo, come promotori della Campagna, ci auguriamo che, depositate le firme, venga immediatamente calendarizzata dal Parlamento la discussione sulle due proposte di legge, arrivando al più presto a garantire quei diritti di cittadinanza troppo spesso negati alle persone di origine straniera. Sabato 17 e domenica 18 saremo presenti in molte piazze italiane per una raccolta straordinaria di firme. Le due giornate saranno dedicate alla lotta contro il razzismo e contro tutte le discriminazioni. A Torino e Firenze parteciperemo alle iniziative di piazza promosse dalle associazioni locali perché simili episodi non si ripetano più. |
Sermone di domenica 29 gennaio 2012 (Apocalisse 1,9-18)
Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea». Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza. Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti. Sermone Cari fratelli e care sorelle, l’Apocalisse è, per eccellenza, il libro della speranza, un libro scritto durante uno dei periodi più bui per la chiesa cristiana, e cioè sotto le feroci persecuzioni dell’imperatore Domiziano, il quale si era dato l’appellativo divino di “dominus et deus noster”, così voleva essere invocato dai suoi sudditi. Ma per i credenti cristiani tale invocazione poteva essere rivolta soltanto a Dio. Da qui le dure persecuzioni dei cristiani. Il libro dell’Apocalisse svela dove il male e il maligno si annidano per riconoscerli e invocare la liberazione di Dio. Le comunità cristiane erano oggetto di rappresaglie e persecuzione; in mezzo a loro giungeva chi portava terrore e morte; eppure, questi credenti, rischiando la propria vita, s’incontravano dicendo: «Gesù è il Signore dei Signori e il Re dei re» non l’imperatore che si arroga il titolo di Dio. L’Apocalisse ci rivela quella parola che tutti vorremmo sentirci dire quando viviamo il dramma della sofferenza, il tormento del dolore, la distretta più cupa, la solitudine più triste, la notte più nera. Sermone di domenica 22 gennaio 2012 (II Re 5,1-15 e 19)
Naaman, capo dell'esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest'uomo, forte e coraggioso, era lebbroso. Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d'Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman. La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!». Naaman andò dal suo signore, e gli riferì la cosa, dicendo: «Quella ragazza del paese d'Israele ha detto così e così». Il re di Siria gli disse: «Ebbene, va'; io manderò una lettera al re d'Israele». Egli dunque partì, prese con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro, e dieci cambi di vestiario; e portò al re d'Israele la lettera, che diceva: «Quando questa lettera ti sarà giunta, saprai che ti mando Naaman, mio servitore, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra».Appena il re d'Israele lesse la lettera, si stracciò le vesti, e disse: «Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere, ché costui mi chieda di guarire un uomo dalla lebbra? È cosa certa ed evidente che egli cerca pretesti contro di me». Quando Eliseo, l'uomo di Dio, udì che il re si era stracciato le vesti, gli mandò a dire: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell'uomo venga pure da me, e vedrà che c'è un profeta in Israele». Naaman dunque venne con i suoi cavalli e i suoi carri, e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Ed Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va', làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro». Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso. I fiumi di Damasco, l'Abana e il Parpar, non sono forse migliori di tutte le acque d'Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere guarito?» E, voltatosi, se n'andava infuriato. Ma i suoi servitori si avvicinarono a lui e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l'avresti fatta? Quanto più ora che egli ti ha detto: "Làvati, e sarai guarito"?». Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell'uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne di un bambino; egli era guarito. Poi tornò con tutto il suo séguito dall'uomo di Dio, andò a presentarsi davanti a lui, e disse: «Ecco, io riconosco adesso che non c'è nessun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele. E ora, ti prego, accetta un regalo dal tuo servo». Eliseo gli disse: «Va' in pace!» Sermone Care sorelle e cari fratelli, il racconto della guarigione di Naaman tende innanzitutto a sottolineare l’universalità dell’amore di Dio. Infatti Naaman è un uomo pagano, non è israelita. Eppure l’autore biblico riferisce che la grande stima che egli gode come capo dell’esercito del re di Siria, era proprio dovuta al Dio d’Israele il quale gli aveva permesso di essere vittorioso in battaglia salvando la Siria dal nemico. L’autore biblico si lascia andare anche in complicazioni buffe del racconto che rendono comici e goffi i suoi personaggi. Allora, entriamo un po’ nel racconto per capire il suo messaggio. |