Tutte le attività infrasettimanali sono sospese e riprenderanno ad ottobre.

Il culto da domenica 5 settembre è alle ore 11,00 .

Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO - Tel. & Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara - Culto domenicale ore 11,00; orario estivo: 10,00
otto per mille ai valdesi

Chiesa Valdese di Palermo

Sermone di domenica 5 settembre 2010 (Romani 8,14-17)

Sermoni domenicali

 

Testo della predicazione: Romani 8, 14–17

Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio.

E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»

Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio.

Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.


Sermone


Care sorelle e cari fratelli, tutti sapete che, in modo particolare, la Riforma protestante del ‘500 ha sottolineato la gratuità della grazia di Dio e del suo perdono. Una certa interpretazione della Bibbia imponeva ai credenti un peso insopportabile da portare, tutto il peso del proprio peccato la cui pena non sarebbe mai stata cancellata neppure con il pentimento e il perdono di Dio, una pena da scontare con atroci sofferenze, anche se potevano essere eliminate in parte con l’istituto delle indulgenze, ma che però prevedeva una grande partecipazione umana a livello di sacrifici e di denaro che non tutti potevano permettersi. Il credente era quotidianamente posto davanti al suo peccato di cui si rendeva schiavo perché non intravedeva il modo di esserne liberato. La paura di un futuro di dannazione, di un inferno eterno o di un purgatorio troppo lungo, restavano le cause di una vita oppressa da tristezza e alienazione.

Certo che i Riformatori alla luce della Parola di Dio dovevano sottolineare con efficacia che lo Spirito di Dio è donato a tutti i credenti e non soltanto ai chierici. Il capitolo 8 della lettera ai Romani da cui abbiamo letto alcuni versetti dà la chiave di interpretazione dell’opera di Cristo nel mondo. Infatti l’apostolo Paolo dice che «Non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù perché lo Spirito di Cristo mi ha liberato dal peccato e dalla morte». In modi diversi, la realtà sociale dell’epoca dell’apostolo non era tanto diversa da quella del ‘500. Forte era la paura della morte, dell’aldilà, ma anche della vita stessa che riservava prove e sofferenze.