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Diritti. Giornata Europea contro la Tratta di esseri umani

 

Il Servizio rifugiati e migranti della FCEI diffonde una ricerca europea sul lavoro forzato.

Roma (NEV), 19 ottobre 2011 - "Il traffico di esseri umani è una delle forme più gravi e brutali di violazione dei diritti umani, una delle più violente e drammatiche forme di sfruttamento. E' a tutti gli effetti una forma di schiavitù moderna perché le persone sono private della loro libertà e costrette a subire forme di violenza fisica e psicologica molto pesanti". Lo ha dichiarato in occasione della Giornata Europea contro la Tratta degli Esseri Umani svoltasi ieri, 18 ottobre, Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), da anni in prima linea nella lotta alla tratta di esseri umani.

 

Per la ricorrenza l'SRM ha preparato un Dossier monografico sulla tratta e ha diffuso l'opuscolo "Combattere la Tratta per lavoro forzato!" a cura di Torsten Moritz e Lilian Tsourdi: una pubblicazione della Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME) di 55 pagine, tradotta in italiano, frutto di una ricerca effettuata nell’ambito del progetto europeo “Andare oltre!", che ha visto la partecipazione anche del SRM. Con questa pubblicazione l'accento viene messo sul lavoro forzato, fenomeno più nuovo rispetto allo sfruttamento sessuale e che, seppur difficilmente quantificabile, sembrerebbe in crescita dato anche il particolare momento storico caratterizzato da una forte recessione. Nell'opuscolo infatti si legge: "Sebbene la tratta per lavoro forzato sia un fenomeno estremo, è anche legato a delle tendenze generali nei rapporti di lavoro. La diminuita sicurezza del lavoro, l’indebolimento dei sindacati, l’idea sempre più accettata che QUALUNQUE lavoro sia accettabile in tempo di crisi e i generali alti tassi di disoccupazione, contribuiscono ad un ambiente in cui la società sembra sempre più disposta ad accettare certe forme di sfruttamento sul lavoro".

Scopo della ricerca è stato quello di individuare e sviluppare le capacità della società civile e delle chiese nel sostenere le vittime di tale forma di tratta (che colpisce più spesso gli uomini delle donne), e di capire come meglio renderle consapevoli dei propri diritti e quindi dell'accesso alla giustizia. Nell'ambito del progetto sono state portate avanti delle ricerche che hanno interessato Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania e Spagna. La ricerca ha confermato inoltre come la tratta per lavoro sia poco sentita o percepita come tabù: "in tutti i paesi esaminati, poco o nessun sostegno specializzato è disponibile e accessibile per le persone oggetto di tratta per lavoro forzato". Ecco allora che lo scambio di informazioni tra professionisti della società civile diventa cruciale, a cominciare da due aspetti ineludibili: la corretta e rapida identificazione delle persone oggetto di tratta, e la collaborazione tra agenzie come prerequisito per il successo degli sforzi per combattere la tratta per lavoro. Per maggiori informazioni: srm@fcei.it

 

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