Predicazione di domenica 17 luglio 2016 30


Questo è il testo del sermone predicato dal pastore Peter Ciaccio durante il culto, domenica 17 luglio 2016, nella nostra chiesa.

Comportatevi come figli di luce — poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità — esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto:
«Risvègliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti,e Cristo ti inonderà di luce». [Efesini 5, 8b-14]

 

La settimana che si è conclusa ieri è stata un’altra di quelle che hanno messo alla prova il nostro animo, la nostra fiducia negli esseri umani e, per alcuni, anche la fede ha subito uno scossone. Dov’era Dio  l’altra sera, mentre famiglie inermi venivano investite come birilli dal camion del terrorista di Nizza? Qualcuno si sarà posto questa domanda e non necessariamente per mettere in dubbio l’esistenza di Dio.

D’altra parte la stessa Bibbia è piena di domande simili: dov’eri mentre il popolo soffriva, dov’eri mentre il nemico mi perseguitava, dov’eri, dov’eri, Signore? Non dobbiamo avere paura di porre questa domanda: se il lamento a Dio è presente nella Scrittura, significa che Dio può reggere anche le nostre domande più scandalose, più scabrose, più irriverenti.

Il nostro sgomento, il nostro sconcerto, i nostri pensieri più bui: tutto questo può essere portato a Dio, perché Dio può reggere il colpo, Dio può ascoltare le domande che noi, invece, temiamo di fare.

Potrei fare l’avvocato di Dio, potrei dirvi dov’era Dio, spiegarvi perché Dio non sia intervenuto, perché Dio non abbia evitato la strage di Nizza, come le tante situazioni di orrore puro che avvengono ogni giorno, dalla Siria ai gommoni nel Mediterraneo, dalle tragedie ferroviarie e aeree alla violenza domestica. Forse potrei fare questo, ma non è questo il compito del cristiano. Il cristiano non deve difendere Dio: Dio si difende benissimo da solo. Il cristiano deve fare altro.

Il cristiano deve comportarsi come figlio della luce. Possiamo certo chiedere a Dio dov’era, ma anzitutto dobbiamo chiederci: e noi? Se volete, è una domanda più laica. E, per quanto mi riguarda, proprio perché è una domanda più laica, è molto più interessante. È la domanda che si pongono i nostri governanti, da cui ci aspettiamo azioni, soluzioni, risposte. Noi, cosa possiamo fare? Cosa dobbiamo fare? Cosa avremmo potuto/dovuto fare?

Dice l’apostolo, “Comportatevi come figli della luce”. Di fronte all’ombra gettata sulle vite di persone inermi da parte di chi, appunto, agisce nell’ombra ed esce allo scoperto per spaventare, per ferire, per uccidere, noi che ci diciamo discepoli di Cristo dobbiamo comportarci come figli della luce.

Cosa significa? È scritto in queste poche righe che abbiamo letto insieme: “il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità”, scegliamo cosa è “gradito al Signore”. “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre”. Per alcuni potrebbero sembrare concetti, espressioni difficili, paradossalmente oscure. No, significa che non bisogna farsi contaminare dal male.

La reazione di fronte al male, solitamente, è di invocare altro male. C’è chi invoca la guerra, chi invoca la distruzione, chi invoca la discriminazione, chi invoca la sospensione dei diritti umani. Ma, sorelle e fratelli, il diritto nasce per difendere i più deboli dalla legge della giungla: come si può pensare di risolvere i problemi della vulnerabilità dei più indifesi della nostra società sospendendo i diritti?

C’è chi invoca la pena di morte, come se essa potesse restituire la vita a chi l’ha persa, come se la pena di morte abbia mai fermato qualcuno dal fare del male al prossimo, soprattutto come se la pena di morte importasse a chi compie un attacco terroristico usando il proprio corpo con la volontà di morire egli stesso nell’azione criminale.

C’è chi invoca la chiusura delle frontiere, come se lasciare uomini e donne affamati fuori dai nostri confini ci distinguesse da chi uccide la gente inerme sul lungomare di Nizza.

“Comportatevi come figli della luce”: “bontà, giustizia e verità”. Non c’è scritto “Comportatevi come figli delle tenebre: cattiveria, ingiustizia e menzogna. Al male si oppone il bene, alla cattiveria la bontà, all’ingiustizia la giustizia, alla menzogna la verità, alla violenza la cura, all’odio l’amore.

Il nostro mondo, la nostra Europa, che siamo stati abituati a vedere come un luogo di pace e prosperità, come un’isola felice rispetto alle violenze e alla povertà del mondo, ci appare stravolta. Non si può più neanche andare a vedere i fuochi d’artificio per strada! Non si può più prendere la metropolitana, un aereo, prendere un caffè per strada, andare a un concerto e pensare che sia scontato il ritorno a casa sani e salvi. Ci sentiamo come se ci fosse una tempesta intorno a noi, che ci disorienta, che ci fa paura. Ecco, nella tempesta noi dobbiamo essere un faro: figli e figlie della luce. Guai se spegniamo la luce del faro: ci sarebbero più disastri e ancora più vite innocenti andrebbero distrutte. Bontà, giustizia e verità: fratelli e sorelle, comportiamoci come figli della luce.

Ma alla fine, dov’era Dio? Dio era lì, con chi gioiva guardando i fuochi d’artificio sulla Promenade, con chi piangeva sul corpo inerme del figlio, con i bambini rimasti orfani. Dio è sempre lì, che sia Nizza, che sia la Siria o la Turchia o la Nigeria o Palermo. L’onnipotenza del nostro Dio è questa: quella di condividere la gioia dei bambini e quella di piangere con chi soffre. Noi umani non siamo capaci: noi squalifichiamo le cose dei bambini e proviamo disagio di fronte alla sofferenza altrui. Se siamo figli e figlie della luce, di quella luce che è Dio, questo dobbiamo testimoniare.


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