Una domenica ad Alki UCC 1


Domenica 14 febbraio sono stato al culto ad Alki (pronuncia al-kài).  con la predicazione della pastora Diane Darling. Probabilmente nessuno di voi avrà mai sentito parlare di Alki, ma è un po’ la “Mondello” di Seattle: l’unica spiaggia nel territorio urbano. E ricorda, infatti, lontanamente le marine delle nostre città d’inverno: tante casette, poca gente in giro. È inoltre la zona del primo insediamento dei coloni in un territorio che era dominio dei nativi Chinook. Insomma, è la culla della città. Nel dialetto misto inglese-chinook che parlavano i primi coloni, “alki” significa “prima o poi”: essi volevano fondare la New York della costa pacifica, pensando che Seattle, “prima o poi” sarebbe diventata come la Grande Mela.

La chiesa è molto carina: consta di due edifici della stessa grandezza, di forma simile, collegati da un corridoio centrale. Il locale di culto è quello a sinistra, più moderno e luminoso.

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Il culto era accompagnato da una pianista e da un piccolo coro. La predicazione era sul dono dell’incertezza. “Andrei mai a vedere un film dove vivo fino a 110 anni e non mi succede mai nulla di male? E perché dovrei mai voler vivere una vita così?”, ha detto la pastora nella predicazione sull’inno all’amore di Paolo (i versetti che di solito si saltano: I Corinzi 13, 8-12). Al termine della predicazione c’è stato il momento delle preghiere, molto bello. La pastora conduceva la preghiera e dava la possibilità agli altri di parteciparvi in questa maniera: «Preghiamo per le persone che hanno bisogno…», e ognuno pronunciava il nome di una persona, oppure «Preghiamo per i luoghi dove c’è sofferenza…» e ognuno poteva dire «Siria» o «Iraq», con la pastora che ha detto «il nostro paese»! E sì, perché facile fare l’elenco dei posti lontani dove si soffre: bene ha fatto la pastora ha ricordare che c’è chi soffre anche a pochi metri dai nostri occhi, senza scadere nel benaltrismo.

L’atmosfera durante il culto era molto bella. La pastora è stata in grado di infondere un senso di pace in tutti i partecipanti… sicuramente in me, che faccio fatica a vivere i culti con serenità!

Al termine, in fondo alla sala c’era una tavola imbandita di biscotti e dolcetti, tra cui alcuni per San Valentino, che qui in America è stata una cosa molto grossa, a tutti i livelli e a tutte le età.

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Mi piacerebbe tanto avere un momento di tè e biscotti alla fine del culto la domenica a Palermo: crea comunità, fa incontrare e parlare le persone, accoglie i nuovi arrivati… ma il pranzo della domenica dove molti si dirigono è un’attrattiva troppo forte dalle nostre parti. E bisogna adattarsi: non tutte le cose che vorremmo si possono fare.

 

 


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