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Sermone di domenica 30 maggio 2010 (Romani 11,32-36

Testo della predczione: Romani 11, 32-36

«Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti. Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza dì Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! Infatti, "chi ha conosciu­to il pensiero del Signore? O chi è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì da riceverne il contraccambio? ". Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, è un inno quello che abbiamo letto, un inno di lode! E chi sta parlando è un animo entusiasta, un animo che ha scritto con l'ardore del fuoco. Si tratta del cul­mine di un discorso che l'apostolo Paolo ha iniziato al capitolo 9, un discorso che comincia molto pacatamente, freddo possia­mo dire, ma che si ravviva e prende sempre più forza, terminan­do, qui al capito 11, in una poesia.

Questo ardore dell'apostolo mi ha fatto riflettere sull'e-spressione della nostra fede e sulla manifestazione della nostra gioia come credenti, diversa è l'espressione e il sentimento di Paolo. Ma cos'è che ci può ravvivare, entusiasmare, cosa ci può scio­gliere la lingua, in che modo il Signore deve venire a noi per far sì che noi cantiamo e scriviamo delle poesie?

L’inno dell'apostolo comincia con una espressione eloquente: «Oh!». Ma cosa dobbiamo dire per far sì che quelli che ci ascolta­no, e noi stessi, arriviamo ad esclamare questo «Oh!»? L'entusia­smo di Paolo non ha soffocato il suo pensiero, ma ha dato le ali al suo pensiero perché l'entusiasmo non è sempre contrario alla razionalità.

Ma perché Paolo canta? Perché è entusiasta? Cosa è successo in lui? L'apostolo, dalla libera grazia di Dio ha ricavato un segreto e ce lo rivela. Paolo presenta la buona volontà di Dio di ricon­ciliare con sé tutti gli esseri umani. Egli spiega, a partire dal capitolo 9, che Dio ha fatto un patto con gli antichi padri di I-sraele e adesso ha deciso di allargare il suo patto nei confronti di tutto il mondo. Dio ha deciso di innestare in quell’albero anche coloro che non fanno parte di quell’antico Patto. Pa­olo vede realizzata la profezia del profeta Osea che disse: «Io chiamerò "mio popolo" coloro che non sono mio popolo, e "nazione amata " quella che non era amata. E avverrà che nel luogo stesso dove fu detto loro "voi non siete mio popolo" li saranno chiamati "figli del Dio vivente"».

L’apostolo è riuscito a percorrere, per un piccolo tratto, le vie sconosciute di Dio, dalle sue profondità è riuscito a pescare un filo rosso di comprensione del disegno di Dio, per questo Paolo loda 1'irraggiungibile, imprendibile grandezza di Dio. Una gran­dezza che l'apostolo vede come profondità: immaginate una superfi­cie liscia di acqua attraverso la quale non si può vedere la pro­fondità, la superficie rispecchia il cielo, ma continua a nascondere ciò che vi sta sotto.

La profondità tace, è muta! Chi può scoprire cosa c'è in lei? Ci si può tuffare, ma nessuno riesce ad arrivare fino al fondo. Così è. Infatti l'apostolo non dice: «Così è Dio!», ma così è la sua ric­chezza, la pienezza delle sue possibilità non si esaurisce mai, la sua saggezza è grande...

Eppure le domande sono inevitabili: «Chi ha conosciuto il pen­siero del Signore?» Chi è? Chi ha? Chi può? I versetti in questa forma si trovano in Isaia e Giobbe e la retorica profetica è usata come avvocato di Dio nei confronti delle accuse che vengono dal basso. Dio risponde a Giobbe (41,3): «C'è forse qualcuno che mi ha anticipato qualcosa perché io debba rendergliela?».

Dio non dà nessuna spiegazione.

Dio rimanda colui che gli fa le domande a suo posto, per questo l’apostolo afferma: «Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie».

Paolo loda il Deus absconditus esalta sì il Dio nascosto, ma il Dio nascosto che si è rivelato perché il Dio nascosto come tale è, in Gesù Cristo, il Dio rivelato: ecco il contenuto di tutta la lettera ai Romani, ecco il giubilo dell'apostolo, ecco 1'Evangelo e il suo invito alla gioia. Per questo Gesù ha detto «Chi vede me vede il Padre».

In Gesù, Dio è presente in maniera semplicemente unica. L'autorità con cui Gesù parla e agisce è 1'autorità di Dio stesso, è la rivelazione della volontà di Dio di amare. Cristo mi porta vicino a Dio, un Dio benevolo, affidabile, ed ecco che ora posso sopportare il Dio lontano e inscrutabile, trascendente.

Fratello, sorella, quante volte anche tu ha fatto l’esperienza di un Dio lontano, nascosto, irraggiungibile. Hai pensato che meglio sarebbe stato agire con le tue poche forze piuttosto che aspettare la provvidenza divina, concepita quasi come una burocrazia all’italiana che ti costringe ad aspettare all’infinito.

Quante volte la tua anima ha gridato forte invocando l’intervento di Dio, o che almeno lo potesse avvertire vicino, solidale con te, pronto all’ascolto. Quante volte hai pensato che Dio aveva altre priorità piuttosto che dedicarsi a qualcosa di così piccolo e insignificante, come te.

È successo tante volte!

L’apostolo Paolo, quando scrive la lettera ai Romani, aveva vissuto difficoltà di ogni genere: prove, persecuzioni, malattia, prigionia. Aveva perfino desiderato di morire. Aveva pensato che sarebbe stato meglio per lui; fino a quando il suo orizzonte non diventa più ampio e può vedere l’opera di Dio non soltanto ristretta l’interno del suo piccolo confine umano, ma al di là di esso. Quando l’apostolo percepisce l’amore di Dio, non solo per lui, ma per tutta l’umanità, allora scatta una scintilla, un tassello si mette a posto, la mente esclama un “oh!”.

Il Dio nascosto, quello che non riusciva a vedere dentro la sua sofferenza e dentro il suo piccolo confine, è invece un Dio che si è rivelato, è uscito allo scoperto dal desiderio di amare. Allora profondo non è Dio, ma il suo amore, incommensurabile, grande, è l’amore di Dio, il suo disegno di misericordia, di bontà, di perdono per tutti e non soltanto per pochi.

Il dono di Dio per l’umanità è il suo amore, cioè se stesso. Il suo amore ci rende capaci di amare. Ed è una rivelazione!

Oh!

Finalmente la vita cambia, la sua prospettiva non è l’odio, la guerra, l’inimicizia, la discordia, l’ingiustizia, ma la fraternità, la concordia, la solidarietà, la pace, la giustizia.

Questo è l'amore di Dio. Questo è il «Dio con noi», non più lontano. Questo amore riempie di senso la tua esistenza, questo è il Dio che risponde alle tue domande: donandoti il suo amore. Amen!

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