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Testo della predicazione: 2 Timoteo 1, 7–10
Dio ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo.
Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio.
Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo.
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, il brano biblico di propostoci oggi dal lezionario, ha tre punti essenziali che l’autore enuncia in poche brevi frasi, ma dense di contenuto. Il primo punto è: Dio ti ha dato il suo Spirito; il secondo: non vergognarti della testimonianza evangelica; il terzo: Dio ti ha rivolto una chiamata.
Questi punti sono chiari, ma sono solo cardini di un discorso più approfondito che oggi vogliamo cercare di capire.
Primo punto: Dio ti ha dato il suo Spirito. Qui la frase è arricchita di spiegazioni, infatti l’autore biblico prosegue spiegando quale tipo di Spirito, qual è lo scopo dello Spirito, cosa significa ricevere questo Spirito. È facile per tutti dire: «Il Signore mi ha dato il suo Spirito», ma Paolo domanderebbe a questo punto: «Quale Spirito?». Innanzitutto Dio non ti dona uno Spirito di timidezza, come dire che lo Spirito del Signore è colui che ti permette di superare la timidezza umana, la paura, i tentennamenti e le esitazioni che bloccano, isolano, ingessano e immobilizzano il credente e la chiesa. Lo Spirito del Signore ti permette invece di fare delle scelte che cambiano la tua vita, di compiere passi in direzioni nuove e, a volte, ignote.
Lo Spirito ti permette di non arrenderti quando sembra che umanamente non ci siano vie d’uscita al dramma che si presenta davanti a te, quando sembra che tutto il mondo ti stia crollando addosso, quando non riesci più a poggiare i piedi su un terreno sicuro, quando smarrisci l’orientamento perché non hai le risposte alle tue domande, quando le tue ginocchia diventano sempre più vacillanti e la tua debolezza ti fa arrendere, quando la sfiducia sembra l’unico atteggiamento dettato dal buon senso perché le persone attorno a te non riconoscono le loro manovre distruttive, alle volte è solo una difficoltà famigliare grave, o una situazione sociale difficile, non riesci a far fronte alla tua carenza finanziaria, o gli avvenimenti intorno ti tanno turbato: la guerra, il terrorismo, le discriminazioni, la cattiveria inflitta ai deboli.
Lo Spirito dona la capacità e la forza (non la timidezza) di non arrendersi, mai! Lo Spirito invece ci conduce, sì in preghiera, ma poi ci permette di alzare le nostre ginocchia e ci muove gli uni verso gli altri; per questo l’apostolo Paolo ci parla di uno Spirito di forza, di amore e di saggezza.
Non avremmo bisogno di uno Spirito di forza per isolarci dentro la nostra casa o la nostra chiesa, protetti e al sicuro da alte sbarre dorate, ma avremmo certamente bisogno di tanto coraggio e tanta forza per rialzarci dal nostro stordimento e per ricominciare un cammino difficile, per muoverci all’interno della nostra vita che va vissuta pienamente nella dimensione della condivisione e della solidarietà; per buttarci e camminare per le strade di questo mondo che ha bisogno di essere ascoltato, capito, amato; per andare incontro a chi non ce la fa più.
Che senso avrebbe la nostra vita di credenti vissuta solo dentro la nostra casa o la nostra chiesa? Che senso avrebbe la vita vissuta nel deserto del nostro egoismo, nella landa del nostro quieto vivere o nel desiderio di possedere sempre di più, o acquistare sempre più cose inutili, per colmare il vuoto, la voragine, del non senso?
Ecco, lo Spirito dona un senso alla nostra esistenza, alla nostra vita, la riempie di significato donandoci la capacità di amare il prossimo, cioè di donarci agli altri, ai minimi, agli ultimi, ai senza diritti, ai senza voce, ai nostri fratelli e sorelle che nessuno conosce, né vede o si rifiuta di conoscere e di vedere, perché la povertà fa ribrezzo, la miseria suscita timore, la diversità fa paura. Ma noi non abbiamo ricevuto uno spirito di timidezza.
Il secondo punto a cui accenna brevemente il nostro brano della seconda lettera a Timoteo, questo discepolo dell’apostolo Paolo, è quello di non vergognarsi della testimonianza di Dio. In effetti la timidezza fa arrossire, ostacola, arresta la testimonianza, una testimonianza, all’epoca, difficile perché provocava persecuzioni, angherie, soprusi, ostilità; Paolo, per causa di questa testimonianza, era in carcere, e soffriva. Ma tutto ciò, può essere superato, la testimonianza può continuare perché siamo sorretti dalla potenza di Dio. La potenza di Dio, qui potenza è lo stesso termine che l’autore usa per parlare dello Spirito di forza, è la parola greca duù,namis, (da cui dinamite) forza dirompente, che riceviamo da Dio per superare le empasse, l’immobilità, la paura di andare avanti quando sembra che il nostro cammino sia incerto, confuso, buio.
Certo la Bibbia, qui non ti dice, caro fratello, cara sorella, che la forza del Signore fa scomparire le difficoltà e le sofferenze, no!, ma ti dice che mentre la prova e la difficoltà compiono il loro corso nella tua vita, Dio non ti abbandona, ma attraverso lo Spirito, ti sorregge con la sua duù,namis la sua forza che ti permette di non soccombere, ma di rialzarti e ricominciare a vivere.
Il terzo e ultimo punto che l’apostolo ci indica oggi è che Dio ci rivolge una chiamata. In realtà si tratta di una conclusione rispetto ai primi due punti: Dio ti chiama, ti affida il compito della testimonianza, ma non ti lascia solo, debole e incapace come sei, ma ti dona il suo Spirito per adempiere al mandato che ti affida. Quel Dio che ti salva è un Dio che ti comunica il suo Spirito per donarti la capacità di essere forte e incisivo/a nella testimonianza; una testimonianza che non è soltanto fatta di “parole”, ma soprattutto di azioni, di passi verso l’altro/a prima lontano, di riconciliazione con chi ti era nemico, di disponibilità nei confronti di chi si aspetta un sostegno da te, di solidarietà per chi è emarginato e discriminato, di accoglienza per chi è respinto, di condivisione per chi non ha le stesse tue opportunità.
È questo che significa andare incontro agli altri, non solo dare una stretta di mano, o un abbraccio, o finalmente rivolgere uno sguardo non più sfuggente.
Il Signore ti dona il suo Spirito, cioè una possibilità nuova di vivere la tua fede nell’orizzonte di un mondo in cui ti è dato di essere presente in modo da potere trasformare la discordia in riconciliazione, la guerra in pace, l’avarizia in disponibilità e dono di sé, il respingimento in accoglienza, la discriminazione in solidarietà, le paure in coraggio, la disperazione in pace, la separazione in unione. È questo il senso del dono dello Spirito: la possibilità di rispondere all’amore di Dio con le tue azioni.
Il Dio che dona il suo Spirito è anche un Dio che rivolge una chiama che è esigente, che non può essere elusa, evitata, raggirata; l’azione dello Spirito crea forza, amore, saggezza, in altre parole movimento verso realtà e persone, movimento dinamico, scambievole.
Caro fratello, cara sorella, tu hai ricevuto uno Spirito che ti vuol portare lontano dal tuo piccolo orizzonte, per permetterti l’esperienza meravigliosa della metamorfosi che producono le scelte coraggiose che ti sono permesse di compiere e che trasformano la tua vita e quella di chi ti sta attorno donandole un senso nuovo che la rende degna.
Concludo con questa riflessione di un gruppo di Campinas del Brasile che dice così:
Dio solo può dare la fede,
ma tu puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza,
ma tu puoi ridare fiducia al tuo prossimo.
Dio solo può dare l'amore,
ma tu puoi insegnare ad altri ad amare.
Dio solo può dare la forza,
ma tu puoi ridare coraggio agli sfiduciati.
Dio solo è la via,
ma tu puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce,
ma tu puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la via,
ma tu puoi ridare agli altri la voglia di vivere.
Dio solo può fare ciò che sembra impossibile,
ma tu puoi fare ciò che è possibile.
Dio solo basta a se stesso,
ma preferisce contare su di te.
(Preghiera di un gruppo di Campinas del Brasile) Amen.