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Sermone di domenica 24 ottobre 2010 (Efesini 6,10-17)

Testo della predicazione: Efesini 6, 10–17

Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.

Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, il brano della lettera agli efesini che oggi abbiamo ascoltato va nella direzione del rinnovamento dell’essere umano, del credente e del mondo. L’autore è fortemente consapevole che la nostra umanità è incapace di reagire a quelle forze oscure che, attorno a noi, ci condizionano e ci allontanano dalla Parola di Dio.

In effetti l’antichità era dominata dal concetto secondo il quale una serie di entità stanno tra cielo e terra, potenze angeliche che stanno dietro al potere e ai destini delle nazioni; l’aria che si percepiva era come satura di spiriti, di démoni, potenze più o meno malefiche da cui bisognava difendersi. Tuttavia, l’autore biblico ha chiaramente davanti a sé il concetto che il diavolo non sia una entità più o meno evidente, ma consiste in tutto ciò che si frappone fra Dio e l’umanità.

La collocazione nei luoghi celesti di entità che si frappongono tra noi e Dio, in realtà vuole significare il fatto che si tratta di un nemico fuori dalla nostra portata, fuori della portata delle capacità umane, per questo l’apostolo invita a rivestirsi dell’armatura che viene fornita da Dio stesso, affinché divenendo capaci di resistere, possiamo “restare in piedi” sul campo di battaglia e non soccombere.

In realtà, l’autore di questo brano biblico non lavora di fantasia, ma ha sotto gli occhi la realtà dura e forte del soldato romano del suo tempo, che gli sta davanti, che gli fa la guardia perché il nostro autore, verosimilmente, si trova in carcere, in catene, e descrive l’equipaggiamento del militare.

In piedi, dunque! Si tratta di un’esortazione imperiosa che ha lo scopo di farci reagire energicamente contro tutto ciò che ci divide da Dio, tutto ciò che rende apatica e molle la nostra fede, la coerenza al Vangelo di Gesù Cristo.

Così il nostro autore incarcerato sottolinea che essere credenti e vivere da credenti non può significare arresa o delega delle responsabilità e della vocazione che abbiamo ricevuta, come neppure pensare di restare indifferenti o immobili. Perciò dice: «Nessuno può combattere al tuo posto, fratello, sorella, sei tu chiamato/a in prima persona a metterti in piedi e indossare l’armatura che Dio stesso ti dona».

Dunque vi è la consapevolezza che il credente non viene subito sollevato da responsabilità e neppure diventa automaticamente estraneo alle difficoltà, alle sofferenze, ai dolori e a tutti i seri problemi che si presentano lungo il suo percorso. Soprattutto è chiamato a combattere contro ciò che divide lui stesso e gli altri da Dio: è chiamato a combattere contro i dèmoni dell’ingiustizia, i dèmoni del potere che annienta i poveri, gli ultimi, gli indifesi, i senza voce; contro i dèmoni del pregiudizio che respingono le persone perché di etnia diversa, di colore della pelle diversa, di cultura diversa, di un continente diverso; i dèmoni del pregiudizio che sfigura e abbruttisce la dignità umana violentando nella loro integrità le donne, i bambini, gli omosessuali, gli immigrati, i poveri, gli ammalati negando loro il diritto alle cure, ai medicinali.

Se voi pensate che il dèmonio che si presenta a voi con le corna, con la puzza di zolfo, con la coda e il forcone, non lo smaschererete mai, la sua presenza è subdola, arriva persino dicendo: «È scritto…», introducendo in voi un dubbio distruttivo sul prossimo, il pregiudizio, la condanna, il giudizio stesso che spetta solo a Dio. Gesù ha saputo rispondere «Sta altresì scritto» a chi gli diceva «È scritto». L’autore biblico ci mette in guardia dalle trappole che si ammantano di pietà e di perdono.

Nel 1932 il pastore Bonhoeffer, non ancora in carcere (dove morirà nel 1945) scriveva: «I demoni stessi hanno preso il potere e possono scatenarsi da un momento all’altro». Il pastore Bonhoeffer aveva previsto lo scatenarsi del dominio nazi-fascista che ha poi sconvolto, come sappiamo, l’Europa intera.

L’apostolo ha trasfigurato l’equipaggiamento militare del soldato romano al cui polso era incatenato, e Bonhoeffer ha visto fuori dalla sua cella, 65 anni fa, l’elmetto, il cinturone e gli stivali del soldato nazista, oggi tante persone sono imprigionate nelle carceri iraniane o cinesi e vedono il pesante armamentario supertecnologico dei militari. Penso a Sakineh e ora anche a suo figlio, al suo avvocato e a due reporter arrestati in Iran. Penso al Premio Nobel per la Pace 2010 Liu Xiaobo la cui moglie Liu Xia si trova ora agli arresti domiciliari. Persino decine di attivisti per i diritti umani sono in stato di fermo in Cina, dopo la notizia dell’assegnazione del premio che dovrà essere consegnato il 12 dicembre a Oslo.

L’Assemblea dell’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate come la nostra, che ha avuto luogo ad Accra nell’agosto del 2004, ha fatto un appello che dice: «Riforma significa oggi resistere alla tremenda dimensione globale del dio della ricchezza e del potere, del potere e della ricchezza, Mammona».

Ecco, rivestirsi dell’armatura di Dio significa anche e soprattutto questo: significa essere capaci di individuare ciò che allontana da Dio, individuare gli idoli moderni del pregiudizio, del respingimento in nome di Dio o della pace che, in modo subdolo o evidente, vengono posti davanti ai nostri occhi e poi dentro il nostro cuore con la loro piena adesione e quindi adorazione.

Rivestirsi dell’armatura di Dio per noi oggi significa, rivestirsi di verità e giustizia, di evangelo della pace e fede, di salvezza e di Parola di Dio, e soprattutto di preghiera. «Pregate in ogni tempo e vegliate» abbiamo ascoltato.

Solo attraverso questa armatura possiamo smascherare l’ingannatore, colui che ci divide noi da Dio e dal prossimo. Amen.

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