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Sermone di domenica 21 novembre 2010 (Matteo 25,31-46)

 

Testo della predicazione: Matteo 25,31-46

«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste". Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?" Allora risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli,

Che grande serietà! Mi vengono i brividi quando sento questo racconto famoso. Il versetto 40 avevo scelto come versetto in occasione della mia confermazione: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me".Chi è questo giudice sul trono? Per Matteo il giudice della storia è attribuito al Cristo che, al pari di un re orientale circondato dalla sua corte, nella maestà del suo potere esercita la sovranità come giudice sedendo sul trono. A chi è rivolto il discorso di Gesù e chi giudicherà alla fine?

A. Il brano è intitolato “Giudizio contro le nazioni”. “Tutte le genti saranno riunite davanti a lui”. Con la parola “genti” in genere la tradizione biblica intende i pagani, nell’ebraico sono i goyim; questo è confermato da Matteo, infatti è alle genti che deve essere annunziato il vangelo prima che venga la fine: “Questo vangelo del regno sarà annunciato in tutta la terra abitata e testimonianza per tutte le genti” (Mat 24,14).

Si può dire allora che la locuzione “tutte le genti” va riferita anzitutto ai popoli pagani, che sono stato messi al confronto con il messaggio di Gesù dall’annuncio degli apostoli e dei discepoli. Ecco, Matt. 25,31-46 vuole presentarci in prima linea il giudizio su coloro ai quali sono inviati gli apostoli. – Anche i credenti saranno giudicati nell’ultimo giorno, ma non sembra che siano compresi in questo brano; in un altro brano prima del nostro testo è scritto sui cristiani che saranno misurati in base alla vigilanza, alla docilità nel compiere la volontà del Padre: di cui parla la parabola del servo fidato, delle dieci vergini e dei talenti prima del nostro testo (Mt 24,36-25,31).

 

Quale messaggio dà il discorso ai discepoli che lo ascoltano? L’annunzio del giudizio sui pagani vuole innanzitutto incoraggiare i discepoli. Perché? Per rispondere bisogna riflettere su chi sono “i miei fratelli più piccoli” di cui parla Gesù? Una interpretazione possibile va così: I fratelli più piccoli sono i discepoli e quindi il criterio del giudizio è l’aver accolto o respinto il discepolo e il suo messaggio. A sostegno di questa ipotesi si fa notare che alla fine del discorso missionario (Mt 10,42) Gesù afferma: “E chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità vi dico non perderà la sua ricompensa”, con la motivazione appena espressa: “chi accoglie voi accoglie me” (10,40); anche l’invito di Gesù rivolto ai discepoli affinché diventino piccoli va sulla stessa linea di interpretazione (18,2-5). Inoltre Gesù non solo si identifica con i suoi discepoli che qualifica come “piccoli”, ma li chiama pure fratelli: 12,49-50 “stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco, mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello…”. Seguendo questa prima interpretazione, dunque, le genti verranno giudicate in base al loro atteggiamento nei confronti dei cristiani e l’accoglienza dovrebbe essersi manifestata mediante gesti di carità, sulla base del concreto bisogno del discepolo o del credente inviato ad annunciare Cristo.

Perché Gesù annuncio questo giudizio sui pagani nei confronti dei discepoli?

50 anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù la comunità matteana si trovava in difficoltà. Gli ebrei nelle sinagoghe non volevano più accomunarsi con i seguaci di Gesù. Nel seguito i cristiani perdevano la protezione legale che gli ebrei avevano come religione licita nell’Impero romano. I seguaci del Signore Gesù furono costretti a partecipare alle celebrazioni in onore del Signore di questo mondo, l’Imperatore, un culto personale che rassomigliava un culto religioso. Quelli cristiani che osavano a rifiutare l’adorazione degli Imperatori furono minacciati e talvolta perseguitati, dallo stato oppure dai cittadini. I cristiani avevano paura, erano ansiosi. In questa situazione c’era chi aveva il coraggio di venire a trovare un cristiano nel carcere o chi accoglieva segretamente una sorella nella propria casa quando la polizia la cercava, dandola a mangiare, c’erano quelli che aiutavano un fratello che era stato licenziato dal lavoro perché era cristiano, regalandolo vestiti a seconda mano. Naturalmente accadeva pure il contrario, gente che denunciava i cristiani alla polizia o datori di lavoro che sfruttavano i credenti nella loro situazione difficile, che li tenevano come dei schiavi a casa. - Questa situazione della comunità matteana Matteo ha in mente quando dice: chi accoglie voi, accoglie me. "vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me… in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me".  Il messaggio del giudizio così letto è: Voi discepoli, io Gesù vedo la ingiustizia dello stato verso di voi, vedo lo sfruttamento che dovete subire, vedo la vostra sofferenza. Non lasciatevi scoraggiare dalla ostilità della gente intorno a voi. Alla fine saranno giudicate le persone malvagie che vi fanno del male, alla fine sarà giustizia per voi. Sono con voi fino alla fine dell’età presente.

Se leggiamo il testo in questa luce c’è il vangelo anche per noi:

Chi come discepolo di Gesù deve subire discriminazione o chi deve soffrire perché è straniero, chi viene sfruttato senza un contratto di lavoro, perché si trova in una situazione debole deve sapere: Gesù si identifica con te, soffre con te e un giorno mette alla luce tutta la ingiustizia. Oppure chi viene minacciato o preso in giro per la sua sincerità o per la propria fede deve sapere: Gesù si identifica con te. I malvagi saranno puniti. Abbiate Speranza! I testi che parlano del giudizio non sono in prima linea esortazioni e minacce verso i credenti! I testi biblici che parlano del giudizio sono in prima linea testi di speranza per chi soffre come innocente. Il vangelo è: vale la pena andare avanti anche nelle circostanze difficili, nella povertà. Noi siamo la comunità dell’Altissimo, del Re dei re, che si prende cura di noi. Un giorno sarà giustizia. (un breve riferimento a Giovanni Calvino)

B. Però spetta a noi, chiederci se noi siamo veramente tra i credenti, se facciamo parte del gregge del Signore. O siamo delle volte anche tra loro che ignorano la miseria degli altri oppure tra quelli che la provocano con il proprio comportamento. Lasciamoci infine anche noi misurare umilmente dai comandamenti del Signore! Vedo il bisogno del mio prossimo? Non solo quello che fa parte della mia comunità... Ricordatevi della storia del re Davide che si irrita quando sente un racconto del profeta Nathan circa un uomo che commette un adulterio, ma che poi deve realizzare che il profeta aveva infatti parlato di lui stesso. “Veramente Tu sei quell’uomo, che ha commesso l’adulterio quando ti sei rubato Batseba”. In ogni caso non spetta a noi giudicare gli altri, sarà il Cristo che ci giudicherà. Spesso l’introspezione ci aiuta quando siamo disposti a ergerci sopra gli altri come dei giudici. I Corinzi 4,5 “Perciò non giudicate nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori.” Siamo veramente sulla strada del Signore? La misura ci viene dato in questi versetti. Le condizioni infatti non sono impossibile a compiere. Non è necessario sacrificarsi giorno e notte per gli altri, no! Visitate gli ammalati, non dovete essere in grado di guarirli. Raccogliete i sacchetti con gli alimentari e dateli ai poveri, non dovete essere in grado di sradicare la povertà nel mondo. Infine: Per noi cristiani ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi" sono delle richieste che sono fattibili. In tutto ricordiamoci sempre: Il comportamento pratico del cristiano nell’amore non si differenzia infine dal comportamento pratico della persona che agisce con amore ma che non ha ancora afferrato la fede. Ciò che conta in fin dei conti è di essere e vivere nell’amore che il Cristo ci ha insegnato. Amen

 

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