Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Lo sportello per il testamento biologico è aperto su appuntamento.
Contattare:
oppure
Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Ricerca | Translator |
Testo della predicazione: Matteo 24, 1–14
Mentre Gesù usciva dal tempio e se ne andava, i suoi discepoli gli si avvicinarono per fargli osservare gli edifici del tempio. Ma egli rispose loro: «Vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata». Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: «Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?» Gesù rispose loro: «Guardate che nessuno vi seduca. Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”. E ne sedurranno molti. Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori. Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine.
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, dagli studiosi riceviamo l’affermazione che, il brano del capitolo 24 di Matteo, oggi alla nostra attenzione, è un discorso apocalittico. Apocalypto significa “rivelare”; tale genere letterario ha la funzione di confortare e incoraggiare i credenti a rimanere fedeli in epoche di persecuzione. Così l’autore apocalittico svela segreti divini che riguardano il disegno di Dio relativo alla storia e al giudizio finale. Accade un dramma nella storia, ma la speranza è quella che Dio verrà a redimere il suo popolo.
Nel giudaismo le apocalissi raccontano che alla fine della storia umana verrà il Messia, così anche in quelle cristiane, l’accento è posto sul ritorno di Gesù, il Cristo, il Messia.
Nel nostro brano di Matteo, non ci sono dilunga menti circa eventi particolari quali segni, c’è semplicemente l’essenziale che deve condurre i credenti a rimanere fedeli nonostante fosse difficile esserlo. L’impegno alla fedeltà deve essere perseverante, non deve concludersi alla prima complicazione in quanto credenti.
Gesù esordisce spiegando che il tempio stesso verrà distrutto, dell’opera più ambiziosa di Erode il Grande e considerata una delle più famose dell’epoca antica «non resterà pietra su pietra». Gesù annuncia così quel Regno in cui Dio risiederà non dentro una struttura fatta da mani umane, ma nel cuore delle persone, nel mondo intero. Ecco, l’annuncio evangelico di Gesù è proprio il Regno che viene, e ciò avverrà non senza difficoltà, non senza sofferenze e dolori. Sarà come la donna che soffre i dolori del parto, dopo i quali gioisce della sua creatura.
«Quando tutto ciò avverrà…», in effetti i primi cristiani si ponevano delle domande importanti: Quando il Regno di Dio verrà? E cosa dobbiamo fare nell’attesa? Alla prima domanda non verrà mai data nessuna risposta nella Bibbia, ma alla seconda sì.
Della prima domanda, quando?, ci saranno soltanto dei segni, che non hanno lo scopo di puntare i nostri orologi per calcolare impazienti quando finiranno le difficoltà, ma avranno lo scopo di incoraggiarci maggiormente alla fedeltà, al sostegno reciproco, all’amore.
Ma perché accada l’avvento del Regno di Dio è necessario che sia distrutta la vecchia era, che essa scompaia, ed è ovvio, quindi, che l’autore biblico ci proponga il collasso dell’impero Romano, ma si tratta di una profezia ben scontata perché è ovvio che nel Regno di Dio non c’è posto per un Regno governato da un imperatore che crede di essere un dio.
Certo, all’epoca in cui il Vangelo di Matteo è scritto, verso l’anno 80 d.C., la guerra giudaica aveva provocato difficoltà di vario genere e le crudeli persecuzioni neroniane non annunciavano nulla di buono rispetto all’imminente futuro. Così sarà, infatti, poi, sotto l’imperatore Domiziano, le persecuzioni dei cristiani saranno davvero oltremodo feroci e disumane.
Nei periodi più difficili, di carestie, crisi economiche, di terremoti, di scosse, disordini, confusioni e cambiamenti radicali, sempre sorgeranno persone che rivendicheranno una ispirazione divina, di essere guidate da Dio, di essere gli unti di Dio, si porranno come nuovi Messia per salvare l’umanità.
Ma Gesù ci insegna di riconoscerli come impostori, perché uno solo è il Messia che tornerà alla fine dei tempi. Ma il male peggiore sarà un altro, la vera sofferenza di Gesù e dell’evangelista Matteo sta qui: l’amore dei più si raffredderà.
Questa parola fa riferimento alla comunità cristiana, non semplicemente alla società umana; la comunità dei credenti perderà il senso del suo essere nel mondo; perderà lo scopo per cui esiste, si trasformerà in qualcos’altro. Non avrà più la vera passione per Dio e per il mondo, l’amore che ha permesso la sua nascita.
Una religione che si sofferma e si compiace dei suoi esorcismi e delle sue guarigioni, ma rimane insensibile all’amore, alla sfida lanciata dallo stile di vita che Gesù ci ha insegnato nel Sermone sul Monte, non è più un sale che insaporisce, non è più una luce che schiarisce le fitte tenebre; sarà una religione che degenera in un pio egocentrismo; una religione che avrà scarso interesse per i minimi e gli ultimi, per gli indigenti e i poveri, per chi è solo, in prigione e senza vestiti; per chi ha freddo nel corpo e nell’anima; per chi è ferito del male dell’ingiustizia, dell’iniquità, dello sfruttamento, dell’abuso, del sopruso.
Gesù ci insegna a sopportare le prove e la persecuzione, senza permettere alla fede di assopirsi, o di rinunciare ad essa, ma anche di persistere nell’amore nonostante le ostilità che esso incontra, l’amore è il collante che permette di non restare soli a vivere l’angoscia del dolore e dell’afflizione; è ciò che dà senso alla chiesa.
Nell’attesa, è questo amore che essa riceve perché l’attesa non sia vuota e sterile, ma piena di senso, di un significato che rende la vita degna di essere vissuta.
L’amore è lo strumento dell’annuncio del Regno di Dio, è ciò che permette la testimonianza del vangelo della giustizia, della libertà, della pace, della solidarietà, della comunione, della fraternità, della condivisione. Non prima che sia pervenuto a tutti il messaggio della grazia e dell’amore di Dio, tornerà il Cristo il Messia, per permetterci di vivere non più l’attesa, ma il compimento di ciò che crediamo.
Ci dia, dunque, il Signore, che mai il nostro amore si raffreddi per far spazio a un surrogato che ci dia l’impressione che la religione abbia ancora senso, mentre è già diventata solo un centro di potere psicologico e finanziario.
Ci dia il Signore l’amore che «sopporta ogni cosa» (I Cor. 13,8) e del quale ci è promesso che non verrà mai meno. Amen!