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Sermone di domenica 19 dicembre 2010 (Numeri 15,16)

 

Testo della predicazione: Numeri 15,16

«Ci sarà una stessa legge e uno stesso diritto per voi e per lo straniero che soggiorna da voi».

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, il versetto biblico alla nostra attenzione è tratto dal libro dei Numeri, dice: ««Ci sarà una stessa legge e uno stesso diritto per voi e per lo straniero che soggiorna da voi». È Mosè che parla al popolo d’Israele ancora in cammino verso la terra Promessa. Si tratta di un popolo che non è ancora giunto nel luogo che l’accoglierà, non ha ancora una casa, delle sicurezze; vive ancora l’incertezza del deserto, di un lungo viaggio difficile, di una strada che sembra non finire mai.

 

Oggi, si farebbe un discorso diverso, si direbbe: “Quando avrò una casa, nessuno dovrà disturbarmi, quando avrà una terra dove abitare non permetterò a nessuno di minacciarmi, faremo quadrato contro ogni tipo di intrusione che mi destabilizza e mi rende incerto il futuro”. Mosè avrebbe potuto mettere in guardia il popolo contro coloro che avrebbero potuto minacciare la sua unità, il suo futuro, la sua speranza.

In particolare non permettere agli stranieri di stanziarsi in Palestina portando un’altra religione, un’altra cultura, altri simboli religiosi, altri modi di essere e di pregare.

No! Tu amerai lo straniero che è dentro le tue porte come te stesso. Ci sarà una stessa legge per i residenti e per gli stranieri, gli stessi diritti, la stessa dignità.

Qui la Bibbia è consapevole che gli esseri umani nel diritto alla vita, alla sussistenza e alla dignità, non fanno differenza, sono eguali, non solo davanti a Dio, ma davanti ad una qualsiasi legge umana.

Perché Israele è incline a questa accoglienza piuttosto che a un qualche forma di respingimento? Eppure, dovrebbe pensare alla sua sicurezza nazionale.

Israele deve essere accogliente verso gli stranieri perché esso stesso è stato straniero; deve essere accogliente verso i migranti perché esso stesso è stato migrante; anzi, al momento in cui Mosè lascia queste indicazioni, Israele è ancora migrante, è ancora straniero, ancora in cammino.

Israele è un popolo che non deve dimenticare che cosa significa attraversare il deserto, l’aridità di una terra ostile, nemica, inospitale, che rende schiavi; Israele non deve dimenticare neppure che cosa significa attraversare il mare, con la paura di essere sopraffatto dalle acque, da onde minacciose; Israele deve ricordare che è stato risparmiato dal caos delle acque, strappato al nulla, alla morte, deve ricordare che è stato salvato.

Allora, quando si presenterà davanti a te lo straniero, colui che non fa parte del tuo clan, della tua famiglia, della tua tribù, che non conosce neppure la tua religione, la tua cultura…, quando incontrerai una persona così diversa, che neppure conosci bene, forse per niente, con usi e costumi che non capirai mai, non la respingerai, ma la tratterai come uno della tua famiglia che ami, del tuo clan, del tuo parentado, perché ha la tua stessa dignità, il tuo stesso valore, il tuo stesso cuore e la tua stessa anima. Avrà le tue stesse paure, anzi di più, le stesse tue sofferenze, anzi di più, gli stessi tuoi affetti, probabilmente i suoi saranno lacerati perché la sua famiglia è stata divisa, è lontana o l’ha perduta per sempre lungo il viaggio, lungo la traversata.

Allora «ci sarà una stessa legge e uno stesso diritto per voi e per lo straniero che soggiorna da voi», cioè accorcia la distanza che ti separa da lui, colora la tua immaginazione e la tua fantasia fino a riconoscere che non è il colore della pelle che fa la differenza, allarga il tuo orizzonte fino a includere coloro che sono oltre, che non sono compresi, contemplati dalle tue considerazioni.

Ci sarà una stessa legge, significa: non fare alcuna differenza, non dividere il mondo in degni e indegni, in razza pura e impura, in buoni e cattivi, in peccatori e santi, in bianchi e neri, ma tutte queste differenze sono all’interno di ciascuno di noi, di ciascuna famiglia, clan, nazione.

Ci sarà uno stesso diritto, significa: non fare differenza fra una ladro nero e uno bianco; un omicida cinese e uno italiano; un omosessuale e un eterosessuale; un lavoratore africano e uno milanese, non sei solo tu ad avere il diritto a un tuo lavoro riconosciuto con salario dignitoso, non sei solo tu a ricevere giustizia per un torto subito, ma tutti, qualunque sia la loro appartenenza o condizione sociale, religiosa, etnica, sessuale.

La frase con cui inizia il capitolo 15 del libro dei Numeri, di cui abbiamo letto solo il versetto 16 è la seguente: «Quando sarete arrivati nel paese che io vi darò…», l’idea è: «Quando, essendo arrivati nella vostra terra, metterete mano a scrivere la costituzione che regolerà la buona governabilità, non dimenticate di scrivere che la legge è veramente uguale per tutti». Si tratta di istruzioni da cui la costituzione di una nazione nascente non può prescindere; ci sono tante leggi e tante regole da scrivere per poter vivere tutti in pace e armonia, ma che nel «tutti» ci siano anche i migranti è di capitale importanza perché nessuno dovrà mai trovarsi schiacciato nella sua dignità di essere umano in una terra straniera.

Ecco quindi qual è il messaggio anche per la nostra chiesa e le nostre coscienze: impegnatevi per l’eguaglianza delle leggi e del diritto, lottate contro leggi che discriminano, che rendono clandestini chi è solo nella condizione di migrante, che schiacciano la dignità, che respingono la diversità, l’eguaglianza, la fraternità. Impegnatevi con quanto avete a disposizione perché la sofferenza e il dolore di chi si trova nella condizione di migrante sia alleviata, condivisa, annullata.

Perché anche voi foste stranieri, perché anche la vostra storia è una storia di strappi, divisioni, lacerazioni di famiglie, una storia di partenze, di cammini, di viaggi della speranza.

Perché la storia di altri, uomini, donne, bambini, vecchi, non diventi una buia e triste storia da dimenticare, offri il tuo tempo, le tue risorse, le tue convinzioni, la tua accoglienza, il tuo amore, la tua lotta, la tua preghiera affinché il progetto di Dio di fraternità, nelle diverse colorazioni che comportano le culture, le pelli delle persone, le religioni, sia portato avanti con gioia e determinazioni da coloro che credono che Dio sia veramente il Dio di tutti e dell’universo. Amen!

 

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