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Sermone di domenica 6 febbraio 2011 (Matteo 5,13-16)

 

Testo biblico della predicazione di Matteo 5,13-16

«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».

Sermone

Care sorelle e fratelli, io originariamente sono di Trapani che è una città, insieme a Marsala, con un grande spazio dedicato alle saline che sono anche zona protetta. Chi è stato in queste città, oltre al vino di Marsala, ricorderà certamente le Saline, i mulini a vento e il vento soprattutto, molto vento quasi tutti i giorni dell'anno.

Pensate che perfino la Circolare della chiesa di Trapani e Marsala si chiama "La Salina", proprio per sottolineare la caratteristica che unisce le due città: il sale.

Bianche, cristalline, luminose, le saline diventano uno spettacolo quando da luglio a settembre il sale è disposto in tanti piccoli mucchi: i raggi del sole formano dei riflessi ora abbaglianti e ora colorati. È magnifico restare a guardare questa meraviglia della natura.

Certo, guardare non basta, il sale è utile per dare gusto ai cibi! Lo scopo delle saline non è solo quello di suscitare stupore, ma di produrre il sale necessario ai fabbisogni della popolazione.

 

Peccato! Peccato che il sale dentro la saliera perde il suo fascino, nessuno si stupisce del suo colore, della sua bellezza, della sua luce, come quando è in fase di raccolta. L'intensa luce del sole e il sale che la riflette, diventano un'unica cosa. Che meraviglia. Tutto il mondo ha bisogno del sale. Come tutti abbiamo bisogno della luce.

Anche Gesù lega indissolubilmente l'utilità del sale a quella della luce. Essi hanno in comune il fatto che se diventano povere della loro essenza, diventano inutili. Se il sale è insipido perde la sua funzione e se la cera di una candela finisce non farà più luce.

Ma cosa voleva dire Gesù con le parole: «Voi siete il sale della terra»? Che significa essere il sale della terra?

Sul sale ci sono tante cose da dire: nell'antichità il sale era simbolo di 1) ricchezza - 2) sapienza - 3) sacralità.

1) In un'epoca in cui non c'era il frigorifero, la maggior parte dei cibi veniva conservata sotto sale. Chi acquistava molto sale aveva di conseguenza molta carne o pesce da conservare e quindi era una perso­na ricca. Il sale era considerato così indispensabile che gli operai venivano pagati a seconda del fabbisogno di sale della famiglia, da cui anche il termine moderno di “salario”. Come augurio di abbondanza, all’ospite che entrava in casa si offriva del pane e del sale.

Quindi questo significa che Gesù voleva dire «Voi siete la ricchezza della terra».

Provate allora ad immaginare le responsabilità legate a questa frase e le conseguenze se questa ricchezza andasse perduta, se il sale cioè diventasse insipido! Saremmo cioè responsabili della miseria della terra.

2) Il sale è anche simbolo di sapienza, immagine che ri­corre anche nei modi di dire di oggi: avere sale in zucca, cioè essere svegli, capire le cose, avere una buona dose di intelligenza, non lasciarsi ingannare dalle apparenze.

Immaginiate la frase di Gesù in modo diverso, cioè «Voi siete l’intelligenza della terra». Certo, nessuno di noi si sente stupido, sarà lento nel capire alcune cose, ma svelto per quanto riguarda altre cose. Ognuno di noi ha il suo specifico talento. Ma l’essere l’intel­ligenza della terra implica davvero tanta responsabilità sulle nostre spalle. Vi immaginate l’ansia e la paura quando ci accorgeremmo di essere un tantino, troppo, stupidi per una responsabili­tà del genere?

3) Il sale riveste anche carattere di sacralità. Tutte le vittime offerte al tempio di Gerusalemme, prima di essere bruciate, venivano salate, anche se non avevano bisogno di conserva­zione. Non ci troviamo quindi davanti ad un uso legato a qualche ne­cessità, ma all’uso del sale come parte integrante del rito. E per questo uso il sale assumeva carattere di sacralità.

Però mi domando che cosa avremmo capito se Gesù avesse detto: «Voi siete il sacro della terra».

Certo molto poco. E forse avremmo messo in dubbio il sale della nostra intelli­genza o la ricchezza della nostra fantasia.

Ma la frase «Voi siete il sacro della terra» potrebbe voler dire: Voi siete lo strumento tramite il quale Dio vuole essere presente nel mondo, parlare al mondo, amare il mondo, illuminarlo con la sua luce. Se è così, vuol dire che il compito che Gesù ci affida è ancora più chiaro, anche se di grande responsabilità. Il compito di annunciare la Parola di Dio e il suo evangelo di grazia: cioè annunciare l’amore di Dio, il suo perdono gratuito e incondizionato. Significa annunciare la libertà che Dio dona a ciascuna creatura, la dignità di ogni essere umano, uomo, donna, di qualunque colore, cultura e ceto sociale.

Vuol dire questo allora "essere luce" la luce è vista da tutti se non è nascosta: significa che non dobbiamo nasconderci e tacere, ma portare la speranza di Dio in un mondo di disperazione. Accendere una candela nel buio delle nostre tenebre.

«È meglio accendere una candela che maledire le tenebre».

Accendiamo una candela. E distribuiamo del sale. Ognuno di voi prenda una manciata di sale che è stato prodotto proprio nelle saline di Trapani Poi lo tenga stretto nella propria mano.

Pensate, basta così poco sale per condire bene i cibi; benché poco, quel poco è necessario, non se ne può fare a meno.

Così Dio ci invia nel mondo per essere sale: cioè per essere ricchezza e intelligenza, per essere gli strumenti della sua Parola, portatori di un messaggio di riscatto: sociale, religioso, di speranza rispetto a un futuro che ci sta davanti, rispetto a un orizzonte che non riusciamo più a intravvedere perché offuscato da violenza, scandali, criminalità, corruzione, disoccupazione, conflitti, tornaconto, disonestà, disprezzo.

Ognuno di voi ha ricevuto l’incarico di essere ricchezza, intelligenza, portatore del messaggio dell’amore e della grazia di Dio che impegnano per un mondo più giusto, più solidale, più umano.

Dio ci invia ad essere ciò che il mondo ancora non è; ad annunciare che non bisogna aver paura, che Egli vuole essere vicino a ogni essere umano, nelle sofferenze, nelle difficoltà della vita, nel dolore, o nella povertà, nella bassezza dell'incapacità o nel buio della disperazione. Gesù ha inviato i suoi discepoli e oggi invia anche noi, infatti è scritto:

«Andate e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente» (Matteo 28:18-20). Gesù invia e invita a battezzare, come accade oggi con il piccolo Daniel. Gesù invita a riconoscere che dipendiamo da Dio, dal suo amore che ci impegna a essere sale della terra e quella luce che improvvisamente appare attraverso uno squarcio nel cielo denso di nuvole nere, una luce che permette ai nostri occhi di vedere che c’è una speranza, che al nostro mondo è dato di avere l’occasione di riscatto e di liberazione dal degrado, dall’ignoranza, dalla schiavitù, dal male e dalla corruzione che dominano il nostro presente.

Il nostro timido essere sale e luce, può essere determinante per contagiare e risvegliare le coscienze che hanno a cuore un mondo in cui si parli finalmente e si attui la pace, la giustizia, la solidarietà, l’accoglienza del debole e la fraternità.

Cari fratelli e care sorelle, la buona notizia dell'amore di Dio in cui abbiamo creduto, è la stessa buona notizia che siamo chiamati ad annunciare. Per questo annuncio nessuno si deve vergognare o deve arrossire, perché questo è annuncio di speranza.

Guardate il sale che avete nelle vostre mani, ora stringetelo e ricordatevi quello che siete per grazia di Dio: delle persone non vuote come tante, ma persone rese capaci di portare fiducia, speranza, pace, riconciliazione, luce, guarigione dall’indifferenza, dall’odio, dall’egoismo dall’individualismo, attraverso la vostra vita e la vostra testimonianza personale.

Dio vi ha donato di essere ciò che siete affinché la ricchezza della sua grazia, della vostra intelligenza e fantasia, del messaggio di liberazione e di riconciliazione, portino guarigione in un mondo ormai chiuso in sé, che non vede più il volto del prossimo se non in termini economici e di guadagno, un mondo malato di se stesso in cui ognuno pensa di essere autosufficiente e non ha bisogno dell’altro. Un mondo che attende di essere illuminato di una luce che gli permetta di aprire gli occhi e di vedere il vero volto del fratello, della sorella. Amen!

 

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