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Sermone di domenica 6 marzo 2011 (Luca 10,38-42)

 

Testo della predicazione: Luca 10,38-42

Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, il conosciutissimo episodio di Marta e Maria spesso è confuso con l'incontro delle due donne sorelle di Lazzaro con Gesù prima che egli lo risuscitasse. Quello della risurrezione di Lazzaro è probabilmente un’evoluzione di questo racconto che qui rimane distinto, e con un messaggio diverso e indipendente da quello di Giovanni.

Qui le due donne sono anonime, vi è sì il loro nome che però non ci dice niente, anzi è molto probabile che Maria sia la stessa donna che pochi capitoli prima appare come prostituta che entra in casa di un fariseo, Simone, dove vi era Gesù invitato a pranzo: la donna piange ai suoi piedi che bagna delle sue lacrime, li asciuga coi capelli e li unge con profumo. La stessa donna, qui si siede ai piedi del Signore e lo ascolta parlare.

 

L’evangelista Luca racconta tutto ciò con compiacimento, sapendo di scandalizzare parecchie persone.

Ripercorriamo il suo racconto. Una donna di nome Marta invita Gesù a casa sua, in casa la donna comincia a preparare il pranzo, mentre Gesù parla: le sue parole sono parole di pace, di giustizia, di speranza, di riscatto spirituale e sociale, per tutti: uomini e donne, schiavi e liberi. Allora, improvvisamente, giunge in casa la sorella di Marta, come attratta dalle parole di Gesù, è Maria. Si siede ai piedi del Maestro, come facevo i discepoli, e si concentra nell’ascolto, è assorta, non lascia che nulla la distragga. Le importa solo quello, è oltremodo attratta da quel messaggio così dirompente per lei che non ritiene che vi sia nulla di più importante in quel momento da fare che ascoltare.

Due donne, due figure femminili: due modi di concepire la vita, due priorità diverse, due orientamenti diversi circa il rispetto e l’accoglienza di una persona.

Ma il fatto che Gesù sia ospitato da due donne, nella loro casa, per noi oggi è normale, e il fatto passa per noi inosservato, ma all'epoca non era così.

Nella mentalità di allora le due donne fanno parte di uno strato sociale secondario rispetto agli uomini e rispetto ai quali erano subalterne, e non avevano nessun diritto di essere oggetto di una qualche attenzione. Le donne, per la loro natura femminile, erano impure e quindi peccatrici.

Gesù, invece, è diverso dagli altri maestri, si mostra libero nei confronti di regole e leggi, di tradizioni e convenzioni che discriminano, condannano, sottomettono e danno giudizi inappellabili. E questo è avvertito dalle due sorelle. Il contatto con un peccatore/trice era grave, perché la legge diceva che ci si contaminava; come pure il contatto con i pagani, o peggio, con gli ammalati. Eppure Gesù si lascia toccare dalla donna che aveva perdite di sangue; Gesù tocca il lebbroso; Gesù entra nella casa di Zaccheo, pubblico peccatore; Gesù entra perfino a casa di una prostituta. «Sono gli ammalati che hanno bisogno del medico» si giustifica «non i sani». Ma tante volte sono i sani che devono capire l'importanza dell'accoglienza di colui che è malato e perciò emarginato e giudicato con crudeltà.

Gesù compie dei gesti di rottura, con le tradizioni ingiuste. Pensate, fratelli e sorelle, la legge proibiva di comunicare alle donne i segreti di Dio. Esse erano escluse dalla lettura della Torah, non potevano prendere parte alle assemblee liturgiche nella sinagoga, nel Tempio vi era un cortile isolato per loro. Non era consentito loro di frequentare scuole. Gesù mostra, con il suo agire, di non accettare discriminazioni tra esseri umani, tra uomini e donne.

E allora, parla alle donne, rivela loro i segreti di Dio, intavola con loro dispute e conversazioni teologiche: pensate alla donna samaritana al pozzo e a tutto il discorso teologico circa il luogo in cui bisogna adorare Dio. Gesù non fa distinzioni, parla a tutte le donne come fa con gli uomini.

Un fatto non solo inusuale, ma scandaloso.

Marta e Maria, nel racconto di Luca, rappresentano due linee di pensiero opposte, due mentalità, due concezioni contrapposte.

Il racconto spiega che Maria fa una scelta diversa da quelle che compiono le altre donne. Maria abbandona il servizio a cui è chiamata come donna, lascia cioè il suo stato di dipendenza e di subordinazione e si pone all'ascolto del maestro, diventa cioè sua discepola. Per l'evangelista Luca è importante presentare questo racconto, perché si tratta di una svolta e di un salto sociale e religioso senza precedenti che avrebbe voluto che fosse da esempio nella chiesa nascente, seguito da tutte le donne e condiviso da tutti gli uomini. Purtroppo, così non è stato, e per certi verso, così non lo è ancora.

Gesù rifiuta di accettare che possano esistere differenti ruoli e compiti assegnati all'uomo e alla donna. Gesù supera la divisione tra uomo e donna, ne spezza il muro che crea ingiustizia dovuta al differente peso che si dà all'uomo e alla donna. Maria che ascolta Gesù, in realtà sta entrando, come donna, nella scuola di Gesù, alla pari dei dodici e degli altri discepoli. E così era davvero, perché Gesù aveva, con i suoi discepoli, diverse donne che lo seguivano. Luca riferisce questa particolarità dell’accoglienza di Gesù nei confronti di tutti e tutte affinché ciò fosse tramandato e seguito, contro una concezione restrittiva e bigotta di una cultura escludente. Un fatto nuovo? Senza precedenti? Forse, ma un fatto che non ha avuto seguito nella storia del cristianesimo se non quando le donne, solo recentemente, con i diversi movimenti femministi, hanno rivendicato il diritto che Gesù aveva dato loro già 2000 anni fa.

Marta invece è contrapposta a Maria, lei è ferma nella posizione tradizionale, Maria appare come donna emancipata, Marta riflette una tipica mentalità conservatrice. E lei si rivolge a Gesù chiedendogli di rimproverare Maria con la sua autorità. Marta cerca di richiamare Maria al suo ruolo naturale e chiede a Gesù di usare la sua autorità per dire alla sorella di rientrare nei ranghi, nel suo ruolo di donna.

Gesù, invece, non condanna apertamente Marta, che in realtà era preoccupata di dare un'accoglienza degna a Gesù. Allora, la risposta di Gesù è benevola: Marta, Marta… In realtà Gesù non condanna il lavoro, il servizio che Marta sta compiendo per lui, solo le fa capire che il suo servizio «diakonein» non è sufficiente. Il servizio che si può rendere al Signore non si può certamente esaurire nel fare.

Gesù sta cercando di spiegare l’importanza dell’ascolto, l’ascolto della sua Parola. Come dire che il servizio senza la “Parola”, non serve a nulla, che le opere senza la fede sono inutili.

Marta si sta prodigando molto per Gesù, ma sta perdendo un'occasione importante: l'ascolto della Parola di Gesù. Non è male affaticarsi per onorare l'ospite, ma lo si onora veramente ascoltando quello che ha da dire, il motivo per cui è venuto a trovarmi. Non posso sminuire e trasformare l’incontro con il Maestro in “tarallucci e vino”.

L'evangelista Luca, diverse volte, presenta ai suoi lettori una chiesa ideale: ora appaiono gli umili, ora i piccoli, ora i poveri, i peccatori, i malati… in questo racconto appaiono le donne, delle semplici donne. Sono due sorelle che rispecchiano due tendenze diverse, due opposte correnti che si muovono all'interno della comunità. Sono concezioni diverse della vita cristiana; allora Luca invita a trovare una giusta via di rapportarsi con il Signore senza escludere l’una o l’altra.

Egli sottolinea quanto sia importante l'ascolto della Parola che non si può identificare o risolvere nella sola opera nostra, benché meritoria e importante come il servizio reso alla collettività. Dall'altra parte c'è un altro pericolo, quello di fermarsi all'ascolto della Parola, senza questo ascolto comporti il nostro incontro con il prossimo nel servizio e nell’accoglienza.

Riceviamo oggi questo importante messaggio di Gesù. Innanzitutto impariamo dal brano biblico di oggi che dall'annunzio della Parola di Gesù parte anche l'annunzio della liberazione della donna dalla sua inferiorità sociale e religiosa, come anche di tutti coloro che vivono una realtà di sudditanza o di qualche forma di schiavitù.

La «scelta migliore» a cui fa riferimento Gesù parlando di Maria è, quindi, la scelta da cui comincia l'ascolto della sua Parola per collegarlo alla nostra attività pratica di coerenza, di servizio, di fedele discepolato al seguito del Signore.

L'ascolto della Parola non deve diventare semplice «scelta di una vita contemplativa». Non possiamo restare sempre e solo fermi ad ascoltare; Gesù ci dice che la vita dei credenti è un movimento senza fine, alternato ai momenti di ascolto e di meditazione che sono il motore, la forza, il vigore che permette di passare all'azione, che non può mancare.

Ascoltiamo, dunque, assorti, concentrati, senza distrazioni, la Parola del Signore nella predicazione domenicale, nella lettura personale della Bibbia; poniamoci all’ascolto di una Parola che ci sa indicare le «scelte migliori», affinché possiamo riscoprire ogni giorno il senso della nostra fede e della nostra coerenza. Amen!

 

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