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Testo biblico della predicazione: Proverbi 1,1-7
Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d’Israele;perché l’uomo conosca la saggezza, l’istruzione e comprenda i detti sensati; perché riceva insegnamento sul buon senso, la giustizia, l’equità, la rettitudine; per dare accorgimento ai semplici e conoscenza e riflessione al giovane. Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l’uomo intelligente ne otterrà buone direttive per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e i loro enigmi. Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione.
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, oggi è la “Domenica della legalità” che le nostre chiese valdesi del Sud Italia svolgono, su indicazione della nostra Conferenza del IV Distretto; siamo chiamati, dunque, a riflettere su questo tema che, in particolare, vuole approfondire l’argomento, che tocca tutti i credenti, come tutti in generale, che quello dell’istruzione, del sapere, della saggezza che sono legati all’onestà, al diritto, alla rettitudine.
Il testo biblico del libro dei proverbi alla nostra attenzione è una introduzione al libro stesso, è una presentazione sul senso delle cose che in seguito sono scritte: a che servono e perché è importante che servirsene.
Gli autori del libro dei Proverbi attribuiscono lo scritto a un re che, ancora oggi, è ricordato per la sua saggezza nel governare, il re Salomone, figlio del re Davide. Il senso di questa attribuzione a Salomone è chiaro, perché vuole sottolineare che la saggezza e il conoscere non sono fini a se stessi, ma hanno un risvolto pratico nella vita, sono essenziali alla vita, servono a gestire i rapporti umani, con il prossimo, a negoziare, servono nei rapporti commerciali; l’istruzione unita all’intelligenza produce sapere e buon senso: allora si potrà governare bene una nazione, uno Stato, un paese. Anche se qualche volta mi sorge qualche dubbio quando mi guardo attorno, oggi, e vedo corruzione e malgoverno da parte di chi è intelligente e anche istruito. Forse.
In effetti, il libro dei Proverbi non dà per scontato che l’intelligenza e la sapienza siano sufficienti, va oltre per giungere ad affermare che i risultati concreti della sapienza devono essere legati a qualcos’altro, e cioè all’onestà, all’equità, alla giustizia, alla rettitudine. Nel senso che non è automatico che le persone istruite e intelligenti siano oneste e corrette. Non è detto che il sapere in sé porti sulla buona strada e al buongoverno.
Del re Salomone viene lodata l’intelligenza perché questa fu messa al servizio della giustizia e dell’equità. Ricordate tutti l’episodio in cui Salomone deve rendere giustizia davanti a due donne che vantavano la maternità dello stesso bambino. Salomone escogitò una proposta che avrebbe smascherato la falsa madre: avrebbe tagliato a metà il figlio per rendere ad ognuna di esse una parte del bimbo che rivendicava. Fu a questo punto che la falsa madre accettò la proposta, mentre quella vera si rifiutò, affermando di rinunciare al suo bambino purché restasse in vita. Così il brano termina con queste parole: «Tutto Israele udì parlare del giudizio che il re aveva pronunziato, ed ebbero rispetto per il re perché vedevano che la sapienza di Dio era in lui per amministrare la giustizia» (I Re 3,16-28).
Può sembrare un esempio ingenuo, ma chiarificatore sul fatto che l’intelligenza, non ha valore in sé, ma deve essere utile a qualcosa, va posta al servizio della giustizia e del diritto affinché le si renda ragione e se ne scopra ogni volta il senso.
Per questo il nostro brano termina con una frase chiave, con la quale interpretare tutto il libro dei Proverbi, e il senso dell’imparare, del conoscere, del sapere: «Il timore del Signore è il principio della scienza».
In altre parole, si intende sottolineare che dall’atteggiamento di rispetto a cominciare da Dio fino all’ultima delle creature dell’universo, parte il principio del conoscere, del sapere. Esso non avrà nessuna utilità, nessun riscontro oggettivo significativo, senza il rispetto di un tutto, all’interno del quale tu, come essere umano, sei inserito.
Siamo e viviamo, cioè, dentro un progetto di umanità che dalla Bibbia è proposto come un progetto di fraternità di Dio, di solidarietà con il prossimo, di giustizia sociale. Esercitare questa giustizia con intelligenza e sapienza significa permettere che la società diventi davvero umana, fraterna, accogliente, che ha a cuore il bene di tutti e non il proprio e unico bene. Esercitare questa giustizia con intelligenza e sapienza significa anche riceverla dagli altri. In questo senso il sapere paga, nel senso che raggiunge l’obiettivo, fa centro. Così come paga anche la rettitudine e l’onestà, in una società umana in cui tutte le persone possono ritrovare il proprio essere e la propria vita su un piano di eguaglianza che permette la prosperità e la pace.
In sostanza, gli autori del nostro libro dei Proverbi promuovono un progetto di vita che ha uno scopo: quello di restituire all’umanità il diritto della dignità e del rispetto, a partire dal rispetto che hanno per Dio.
Imparare questo progetto di umanità deve cominciare fin da giovani, come insegna il versetto 4. Una educazione accurata e non superficiale, deve caratterizzare la giovinezza delle persone al fine di poter imparare a essere avveduti, a riflettere prima di fare delle scelte e diventare saggi dalle esperienze della vita.
È questo il senso della scuola, in termini partitici si direbbe “formare dei quadri”, ma più semplicemente potremmo parlare di formazione di cittadini attivi e partecipi, che sanno cosa sia il buon senso, consapevoli della necessità del loro contributo per il bene comune affinché una società cresca e maturi nel rispetto della dignità di tutti, del diritto e della giustizia.
Non voglio qui esprimere giudizi di condanna, ma semplicemente constatare il fatto che togliere risorse all’istruzione e alla scuola significa formare persone con meno istruzione, meno capacità di buon senso, meno consapevolezza di essere cittadini di uno Stato nel quale sono chiamati a dare il loro contributo attivo.
Senza risorse per la scuola dobbiamo prepararci ad avere ragazzi che diventeranno adulti senza saggezza e senza capacità di riflessione e confronto seri, per un contributo determinante ai processi di crescita umana necessari, perché uno Stato sia moderno e al passo con i tempi.
L’autore del nostro brano definisce “stolti” (v. 7) coloro che non preparano nel modo migliore la possibilità di ricevere una istruzione, afferma che sono persone stolte coloro che in questo modo mostrano di disprezzare la saggezza e il sapere.
Eppure è stato anche detto, non nel Medioevo, ma ai nostri giorni, in modo sprezzante: «Fatevi un panino con la “Divina Commedia”, con la cultura non si mangia». La Parola di Dio, insegna invece il contrario e a diffidare di chi parla e si comporta in modo stolto. D’altra parte, Gesù stesso ha affermato che «Non di solo pane vivrà l’uomo…» ma di una Parola che rende necessaria per noi acuire la nostra intelligenza, formarla, renderla capace di porsi al servizio della dignità di tutti, della giustizia, dell’onestà e della rettitudine nonché del prossimo, della città e della nazione in cui viviamo.
In tutto ciò l’apostolo Paolo ci dice: «Non siate pigri nello zelo», cioè nel non demordere, nell’essere perseveranti nelle imprese che ci prefiggiamo dunque nello “studio”, nell’obiettivo di una nostra formazione continua e costante nel sapere e nell’istruirci per dare senso al nostro esserci, alla nostra vita che è determinata dal confronto e dal dialogo. Amen!