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Testo della predicazione: Luca 9,57-62
Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «Permettimi di andare prima a seppellire mio padre».
Ma Gesù gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va' ad annunziare il regno di Dio». Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».
Sermone
Care sorelle e cari fratelli,
nel racconto di Luca Gesù si è appena avviato verso Gerusalemme: è il suo ultimo viaggio con i discepoli; quello che porterà al Golgota, dove sarebbe stato crocifisso. Il maestro spiega ai discepoli che cosa significa seguirlo sul cammino fino alla morte. Anche noi insieme con i cattolici, gli ortodossi, i pentecostali e altri cristiani riflettiamo: che cosa significa seguire Gesù nel periodo prima di Pasqua sul cammino verso Golgota? Guardiamo ai tre incontri che troviamo in questo brano. Perché Luca ci racconta tre esempi diversi? In ogni dialogo si parla della chiamata di seguire Gesù. Ma ognuno dei tre interlocutori di Gesù reagisce in modo diverso alla chiamata. Perciò ogni dialogo ha il proprio tema. Gesù non richiede lo stesso di ognuno di loro.
1. Nel primo episodio il tema è la sicurezza: una persona esclama: “Io ti seguirò dovunque andrai!” Gesù risponde: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha delle sicurezze in questo mondo”, una risposta da far cadere le braccia al più entusiasta! Noi non sappiamo chi era questa persona che si è avvicinata a Gesù. Nella sua versione di questo dialogo il evangelista Matteo dice che il primo era stato uno scriba. Particolarmente a questa persona Gesù dice: il Figlio dell’uomo non ha un posto sicuro e confortevole. Il suo problema magari era un grande bisogno di sicurezza, un’anima troppo meticoloso e preciso nella gestione della vita. Gesù gli dice: proprio lì dove metti la tua fiducia, devi lasciarti andare, se vuoi seguirmi. Gesù non richiede da tutti di lasciar andare la preoccupazione della sicurezza materiale - Maria, Martha e il loro fratello Lazzaro potevano rimanere a casa - ma proprio questa persona no. Ci sono persone che dicono penserò a Dio appena mi sono sistemato la vita, prima non posso. Pastore, ho trascorso un periodo difficile nella mia vita, dovevo sistemare alcune cose, non avevo tempo di andare in chiesa. Sbagliato, dovrebbe essere così: la preoccupazione per la sicurezza dovremmo affidarla completamente a Gesù, nella preghiera, nella comunità. Poi il Signore ci accompagnerà nell’ansia, e ci fa vedere dove si può aprire una nuova porta.
2. Nel secondo episodio uno vuole seppellire il suo padre prima di seguire Gesù. Se il padre di questa persona fosse veramente morto sarebbe già stato coinvolto nelle preparazioni del funerale. Molto probabilmente il padre non era morto – ancora. Neanche ammalato seriamente, altrimenti avrebbe chiesto Gesù di guarirlo. Ciò che dice l’uomo in realtà è questo: ho delle responsabilità per il mio padre finché vive. Appena il mio padre mi lascia ti potrò seguire. Non ancora. La risposta di Gesù sembra dura: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va' ad annunciare il regno di Dio». Sembra andare contro il rispetto verso i genitori, il quarto dei dieci comandamenti. Chi erano questi morti che conducono il funerale? Gesù parla dei morti nel senso spirituale – di quelli che mettono le responsabilità familiari al primo posto. Era un bamboccione che si sentiva legato ai genitori? Specialmente nel sud d’Italia le responsabilità verso la propria famiglia possono delle volte ostacolare un credente. Vorrei citare Luigi Lo Cascio che dice nel film “I Cento Passi” dedicato alla vita e all'omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia: (scusate le parolacce)“Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Per noi il secondo episodio non significa lasciare andare i nostri in modo spietato, ma significa sviluppare un sano distacco dai nostri dove ci impediscono di amare. Abbandonare una falsa responsabilità e seguire Gesù!
3. Il tema del terzo dialogo è la distrazione del discepolo: “Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio». Anche la moglie di Lot, in fuga da Sodoma in fiamme, si voltò indietro e rimase di sale (Gen 19,26). Può collaborare con Gesù solo colui che dirige lo sguardo fisso alla meta. Oggi è la domenica Oculi (dal latino “occhi”): I miei occhi sono sempre rivolti al Signore – Salmo 25,15 Forse era proprio il suo problema di farsi manipolare dagli amici. Gesù non richiede da tutti di lasciare i propri amici, ma lo richiede a questa persona. Conosciamo la distrazione che ci ruba il tempo e che ci rende incapace di leggere nella bibbia. Un membro di chiesa mi dice: “Durante la settimana non ho il tempo per la preghiera, per un incontro con la sua parola nella bibbia, non c’è niente da fare.” – Non ci credo. In realtà hai un’altra priorità.
Care sorelle e cari fratelli,
che cosa vi ostacola da una sequela di Gesù? La preoccupazione per la sicurezza, la responsabilità verso i miei o la distrazione? E’ chiaro: Rivolgere i propri occhi sempre al Signore non si significa essere senza preoccupazioni, per esempio se abbiamo perso un lavoro, vivere senza la famiglia o senza le distrazioni. Significa però sapere quale è la mia priorità. Non dobbiamo mai perdere di vista la meta: il cammino verso il regno di Dio. Il regno di Dio è un abbraccio di amore profondo: Dio ha espresso il suo amore per l’umanità, e come capita agli innamorati, si è dichiarato: “Muoio d’amore per te”. L’amore di Dio è un amore fecondo, che infonde vita incessantemente, che feconda la nostra limitatezza con il seme dell’infinito. Dunque, con Cristo “un altro mondo è possibile”, guarito dall’angoscia e dalla paura della morte, una umanità, non più spezzata dalla contraddizione dell’esistenza, ma armoniosamente custodita nel cuore dell’essere: l’amore di Dio per il mondo.
L’amore è quella luce che ci accarezza come il sole sul nostro sentiero, anche quando camminiamo nella valle d’ombra della morte. Se riusciamo a percepire questi raggi luminosi sul cammino non ci facciamo più spaventare dall’oscurità della preoccupazione, proprio quando non siamo sicuri del tutto fino a quando il contratto di lavoro andrà avanti. Dunque la precarietà del vivere e l’ingiustizia del nostro tempo ci inquietano, ma non ci paralizzano: c’è la forza del Regno già operante nella storia del mondo che rinnova costantemente tutte le cose. Poi, annunziando il Regno di Dio ti rende libero dalla falsità e dall’odio degli altri, anche dei familiari, proprio quando gli altri ti trattano male. Dunque, le relazioni ferite e disturbate non sono l’ultima stazione delle nostre personali storie: c’è la forza del Regno capace di guarire le fratture e rigenerare incessantemente i rapporti umani. Essere in cammino con Gesù mi rende libero dalla distrazione, chiaro e deciso proprio quando la settimana sembra frenetica, mi dà una lungimiranza paziente.
Chi è in cammino con Gesù si accorgerà come le abitudini cattivi del vecchio Adamo muoiono. Questo fa male e talvolta ci rendiamo conto quanto lontano eravamo dall’amore di Dio, andando contro la sua volontà per gli altri e per la nostra vita. E’ una strada contro corrente non fare dei compromessi con lo spirito del mondo: con la sua avidità, con la furbizia e la sua falsa responsabilità e con le tante distrazioni. Dice Gesù: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua” (Luca 9,23). Lo scopo di Dio in situazioni difficili non è sempre di toglierci da quelle situazioni, ma di accompagnarci nel mezzo del dolore. Nelle parole del salmista: "Anche se dovessi camminare in una valle dell'ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me" (Sal 23,4). La sequela è un cammino lungo. Dice Paolo nella lettera agli ebrei: “Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura”. Il contadino che lavora con l’aratro, l’immagine che Gesù usa alla fine, camminando lentamente verso il sole conosce questa strada umile e luminosa. Un cammino in pace.
E la pace di Dio che supera ogni intelligenza custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Gesù Cristo. Amen!