Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Lo sportello per il testamento biologico è aperto su appuntamento.
Contattare:
oppure
Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Ricerca | Translator |
Testo della predicazione: Ecclesiaste 11,1-6
Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo ritroverai...Chi bada al vento non seminerà; chi guarda alle nuvole non mieterà. Come tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa in seno alla donna incinta, così non conosci l’opera di Dio, che fa tutto... Semina al mattino la tua semenza e anche la sera, non dar posa alle tue mani”.
Sermone
Cari fratelli, care sorelle in Cristo,
il motivo per cui siamo qui questa mattina è che, un giorno, qualcuno ha gettato il suo pane sulle acque con generosità, senza calcolo, investendo energie, parole, fede. E lo ha fatto perché prima di lui il Signore ha gettato il suo pane sulle acque per la nostra vita e per la nostra salvezza. Per una vita che Dio riscatta e rende piena contro ogni apparenza. L’opera di Dio è paziente, profonda, efficace e da quel che promette ed Egli getta il suo pane e continua a farlo.
Eppure, dice l’antico credente, tu non conosci l’opera di Dio che fa tutto.
Questa parola è una notizia sorprendente. Dice: “Tu non conosci la via del vento, tu non sai il miracolo che presiede la formazione di un’esistenza umana, così tu, che credi di sapere tutto, di possedere i criteri di Dio, di saperla lunga delle cose che riguardano Dio e la fede, che pensi di poter dire parole chiare al mondo intero…., tu non conosci l’opera di Dio che fa tutto”. Mica male! Una bella frenata per tutti coloro che in nome di Dio credono di poter dare lezioni al mondo!
Cosa vuol dire l’antico credente?
Vuol dire che Dio ti sorprende. Cioè l’opera di Dio non è il superlativo della saggezza umana, dell’umana ragionevolezza. Non dice e fa le cose giuste, ragionevoli e prevedibili che l’umanità può pensare anche senza di Lui, ma più in grande. Dio è altro da te e fa ciò che tu non puoi neanche immaginare, Dio scompagina i tuoi pensieri previdenti, la tua semina che ha bisogno di pianificare, di programmare e quindi di guardare il clima e la stagione, se c’è vento o se pioverà, e di organizzarsi di conseguenza.
Questo è il primo, grande, evangelo che riceviamo dal messaggio biblico oggi.
Lo dice in un altro modo altrettanto efficace il Vangelo di Giovanni quando afferma che “il vento soffia dove vuole e tu ne odi il rumore, ma non sai né donde viene né dove va”(Giov.3,8). Ti aspettavi un Dio forte e vincente, che risolve i problemi del mondo con la sua potenza, come un esercito bene armato e pronto a sconfiggere i suoi nemici, come superman invincibile e buono, e Dio ti sorprende con l’uomo Gesù che si rende fino in fondo discutibile, fino alla morte e alla morte di croce, la cui resurrezione è annunciata anzitutto dalle donne, quindi da testimoni senza valore e senza credibilità.
Ti aspetti che Dio coroni i tuoi pensieri ed i tuoi desideri, benedica la tua visione della vita, e Dio mette in questione la tua vita e ti chiama a rivederla, ti consente di fare cose impreviste e imprevedibili. Quindi, la prima cosa che ci raggiunge quest’ oggi è il farsi avanti di Dio come il Signore libero, amorevole e imprevedibile che apre la vita degli uomini e delle donne, delle chiese, e del mondo a qualcosa di nuovo e inedito. “Tu non conosci l’opera di Dio che fa tutto”.
Quindi non si tratta di pensare Dio come colui che si inserisce nell’opera dell’uomo e la rende perfetta, maggiore, più luminosa, ma esattamente il contrario: ci è dato, attraverso le scritture e la loro predicazione nei secoli, di scoprire una libertà che non conoscevamo, un amore di cui non avevamo idea, una pazienza e una passione che ignoravamo e la notizia che quella libertà, quell’amore, quella passione e quella pazienza ci riguardano, ci chiamano, ci interpellano.
Siamo chiamati dall’evangelo di questa mattina a prendere atto che il Signore è colui che getta il suo pane sulle acque, che semina senza badare al vento o alle nuvole, che ama al di là dell’immaginabile, che ci cerca senza posa.
Per questo possiamo ascoltare l’invito dell’antico credente, perché lo squarcio di luce che l’evangelo ha aperto nella nostra vita ci consente di vedere l’amore di dio all’opera che ci invita a seguirlo con fiducia: “Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo ritroverai…” E’ un invito prezioso che ci fa alzare la testa e ci porta a guardare lontano. Non è necessario essere forti, non è necessario essere tanti. È il filo rosso del discepolato. È ciò che ha guidato chi nei secoli ha creduto più alla resurrezione che all’evidenza della morte, più alla parola di Cristo che alle parole dei potenti, più all’amore che alla forza. Nei centocinquant’anni che oggi ricordiamo di vita e di predicazione di questa piccola chiesa valdese a Palermo c’è chi ha gettato il suo pane e ha seminato con fiducia. Nella storia che viviamo oggi siamo invitati ad osare la fiducia, il coraggio e l’amore, sapendo che la parola data, il seme sparso, la generosità della scommessa riposa nell’amore creativo di Dio che non bada alle nuvole. Proviamo a fidarci.
E ritroveremo il pane che è stato sparso sulle acque, ritroveremo cento volte di più di quello che abbiamo, più umanità, più fratelli e sorelle, più amore. Amen!