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Testo della predicazione: Giovanni 16,5-15
«Ma ora vado a colui che mi ha mandato; e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?” Invece, perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore. Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio».
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, i discepoli sono addolorati e tristi perché stanno per perdere Gesù, Gesù ha annunciato loro che se ne andrà, che non sarà sempre con loro, che dovranno cavarsela senza di lui.
Ma Gesù è il loro maestro, come si fa improvvisamente a dire ad un allievo, nel bel mezzo di un corso, cavatela da solo? E soprattutto in una realtà ostile come quella che li circondava, come avrebbero potuto farcela da soli. Gesù aveva sempre la risposta pronta, sapeva cosa doveva dire a chi faceva domande ambigue tendenti a mettere in cattiva luce il suo messaggio, lui sì che poteva affrontare le domande di guarigione dei paralitici, dei ciechi fin dalla nascita, situazioni difficili in cui mancava del vino o del pane, aveva perfino risuscitato Lazzaro.
Ma cosa avrebbero potuto fare un numero sparuto di discepoli di un maestro che annunciava un messaggio di nonviolenza, di giustizia e di pace; in poco tempo sarebbero stati spazzati via come un soffio, come un fiore appena nato e sradicato, sciolti come cera davanti a un gran calore, a un fuoco distruttivo. Non avrebbero potuto far proprio nulla per resistere. Li attendeva certamente il fallimento.
Com’è che Gesù non capiva? Non doveva andarsene, restare a lungo, convincere il mondo della sua potenza e della sua divinità e poi sì, dopo che sarebbero stati in gran numero avrebbero potuto far fronte alla distruttività del mondo davanti al messaggio di Gesù.
Gesù metterà in guardia i suoi discepoli informandoli che li attendevano tempo difficili: «Se fanno questo al legno verde, cosa sarà fatto al legno secco» (Luca 23,31); che la strada della coerenza della fede è in salita e non è sempre rose e fiori.
Gesù è consapevole dell’incapacità umana di proclamare il suo messaggio di speranza, di perdono, di grazia; Gesù sa che i suoi discepoli avrebbero avuto sempre bisogno di lui accanto per suggerire, per pregare, per compiere gesti di solidarietà, per guarire, per permettere che le persone risuscitino, per permettere una nuova vita che ha un senso e un valore profondi, tali da donarla con riconoscenza.
Ma come può accadere che ciò avvenga senza Gesù?
Gesù promette lo Spirito Santo.
Quello stesso Spirito che permette la fede, la comprensione della Parola di Dio, l’annuncio dell’amore e, infine, la comprensione, cioè che le parole e i gesti dei discepoli sarebbero stati compresi e accolti da chi li avrebbe ascoltati.
Per questo lo Spirito convincerà il mondo in quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio; perché questa è la predicazione che i discepoli sono chiamati a portare: l’annuncio della buona notizia innanzitutto è la consapevolezza del proprio peccato, del proprio fallimento, della propria pochezza, della propria incapacità a essere fedeli a Dio e rispettosi del prossimo.
È su questo peccato che Dio ha pronunciato una parola di vittoria, per questo il principe di questo mondo è già giudicato, nel senso che l’influenza del peccato non ha più senso e valore davanti alla giustizia di Dio. Dio, giusto giudice, non tiene conto delle sentenze dell’avvocato avversario che ci condanna a motivo del nostro peccato. Il giudice divino tiene conto della vita che suo figlio ha dato per tutti noi, tiene conto del riscatto che è stato attuato per pagare il debito del nostro peccato.
Siamo dunque liberi, resi giusti dalla giustizia di Dio, salvi dall’amore di Dio e perdonati dalla grazia di Dio.
Lo Spirito: Gesù lo presenta come colui che ispira i discepoli, colui che è dalla loro parte, che permette atti di portata superiore alle capacità e alle forze umane, perché è portatore dell’amore di Dio, rende capaci di amare il prossimo e perfino i nemici.
Lo Spirito rende possibile ciò che ci è impossibile, rende possibile il perdono reciproco, rende possibile l’incontro con l’altro/o il confronto sereno senza paura; rende possibile gettare ponti tra culture diverse che prima dividevano, tra etnie diverse, e lo vediamo nelle diverse colorazioni presenti al nostro culto; lo Spirito unisce ciò che era diviso, mette insieme opinioni diverse che riescono a vivere insieme nell’amore e nel rispetto reciproco. Questa è l’opera dello Spirito. Questa è l’opera di Gesù in mezzo a noi attraverso il dono dello Spirito. Riconosciamola, fratelli e sorelle.
Il nostro pericolo oggi non è tanto che lo Spirito smetta di agire, che cessi di soffiare, di gettare ponti, di permettere l’incontro fra diversi; il nostro pericolo oggi è quello di non riconoscere l’azione dello Spirito in ciò che accade attorno a noi. Di non riconoscere che l’unità è un bene che di Dio, che la solidarietà è una possibilità nuova che vi viene offerta, donata; che la generosità sia contrastata.
A volte non si riconosce l’azione dello Spirito perché si ha l’impressione che dando ci si impoverisca, che si venga privati di qualcosa che ci appartiene: di attenzioni, di cure, di premure. Ma non è così, non bisogna mai pensare che Dio doni limitatamente, come con il contagocce e quel poco che riceviamo dobbiamo dividercelo. Dio dona in abbondanza, il suo amore permette di andare oltre le nostre pochezze e di non essere gelosi di chi giunge all’ultima ora e riceve lo stesso salario.
Lo Spirito Santo è colui che ci fa essere aperti e solidali, partecipi e uniti per un obiettivo comune: l’annuncio dell’amore di Dio per tutti, del suo perdono e della sua grazia.
Siamo chiamati dunque a gesti chiari, non solo di testimonianza, ma gesti che lasciano spazio all’azione dello Spirito affinché possiamo unire strade fra identità diverse e culture diverse; gettare ponti fra teologie che dividono, filosofie che allontanano gli esseri umani tra loro, ideologie che discriminano e respingono.
Questi siamo chiamati a essere per grazia di Dio: delle persone che riconoscono l’azione dello Spirito nella propria storia e nella propria vita e permettono che il suo spazio non sia invaso e occupato dalle nostre convinzioni umane. Amen!