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Testo della predicazione: Giovanni 5, 39-47
Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me; eppure non volete venire a me per aver la vita! Io non prendo gloria dagli uomini; ma so che non avete l’amore di Dio in voi. Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete. Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?»
Sermone
Care sorelle e cari fratelli,
Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Con l’apostolo Paolo voglio dire: fratelli e sorelle, “santificati in Cristo Gesù, chiamati santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il Signore nostro, Gesù Cristo.” – Santificati in Cristo Gesù. Parole troppo grandi? Ricordatevi della predicazione della domenica scorsa che entrava nel tempio di Gerusalemme, in cui il profeta Isaia vide il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio e la nostra immaginazione, sopra il SIGNORE stavano sei serafini, uno gridava: “Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria! Poi c’era questo uomo in mezzo dell’enormità che si spaventava. Ma uno dei serafini volò verso di lui e tenendo in mano un carbone ardente, toccò con esso la bocca e disse: ecco, così, il tuo peccato è espiato. Il giovane spaventato divenne il profeta santificato! Ecco! Fu toccato dalla santità, dalla gloria di Dio, dal kabod, la parola ebraica significa: infinita purezza e onnipotenza dell’amore di Dio. Credo che noi non saremo mai in grado di comprendere fin in fondo la potenza del suo amore, la sua santità: Con urgenza manda Gesù nel mondo, si infila, si trasforma, si incarna in lui, come se dicesse: voglio attraversare le vostre città come una brezza fresca nell’afa dell‘estate per darvi riposo e pace... -- Come un inceneritore di rifiuti voglio bruciare via le immondizie nostre alla croce. Infatti, a Napoli ci sono i clan che fanno gli affari con la spazzatura, ostacolano lo smaltimento dei rifiuti. Le labbra impure, di cui parla Isaia, sono per esempio quelle che si concordano con la camorra per guadagnare dalla crisi dei rifiuti. Voglio rompere il silenzio dell’omertà schiacciante. Voglio squarciare il buio dell’odio. Voglio amarvi e purificarvi, così che tutti diranno alla fine: “La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate” (Salmo 85,10).
Il Santo Dio incarica un semplice uomo di rappresentarlo sulla terra. Dio “ha bisogno della creatura umana” ed è “alla ricerca di una creatura che porti al mondo il suo messaggio”, fondato sulla legge mosaica, cioè: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”. Il giovane Isaia sa in che consiste l’impurità delle labbra sue e del popolo che viene tolta con il carbone ardente: sta nel fatto di perdere di vista l’onda dell’amore di Dio. Dice Gesù nel suo discorso con i farisei in Giovanni 5: “So che non avete l’amore di Dio in voi. Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?” Gesù dialoga con un certo gruppo dei farisei e sarebbe sbagliato usare il testo con l’intenzione di discreditare gli ebrei per sé. Dice Gesù a loro: “Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna,…, eppure non volete venire a me per aver la vita.” Senz’altro è buono investigare le Scritture, come dice Salmo 1 “Beato l’uomo il cui diletto è nella legge del Signore e su quella legge medita giorno e notte.” Ma chi lo fa perdendo di vista il centro della Scrittura, cioè l’amore di Dio, lo fa inutilmente. Alcuni versetti prima del discorso con i farisei, Giovanni racconta la guarigione del paralitico alla vasca di Betesda. In quella storia i farisei si oppongono infatti all’amore di Dio. Invece di rallegrarsi con l’uomo guarito cercano di interpretare la Scrittura per consolidare il proprio potere sugli altri. Tu non dovevi guarire una persona durante il sabato.
La polemica di Gesù è così accesa perché combatte in fondo contro la trasgressione del Primo Comandamento: “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla casa d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.” Prendere gloria gli uni dagli altri e non cercare la gloria di Dio – come li rimprovera Gesù - è una violazione del primo comandamento. “Voi non vi fate chiamare Maestro; perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli” (Mat 23,8). Dice Paolo (1.Kor 4,7): “Che possiedi che tu non abbia ricevuto?” Gesù conclude: “C’è chi vi accusa, ed è Mosè.” Qui troviamo un Gesù passionale che parla con una rabbia, una rabbia che ci sia anche monito. Voi non avete l’amore di Dio in voi! Chi mette al primo posto della vita sé stesso, e prende gloria dagli altri, si limita a una pochezza di cuore che merita la rabbia di Dio.
Chiediamoci: quando uso il prossimo come strumento? Così facendo andiamo contro l’amore di Dio che ci promette una vita piena. La vita che Gesù vuole per noi è una vita in cui ci comportiamo come fratelli e sorelle in comunione e in pace. Sembra illusorio. E senza di Dio lo è.
Ma chi ha assaggiato l’amore di Dio, chi è stato toccato dal carbone ardente, sa che solo a Dio spetta la gloria. Soltanto Gesù è il nostro maestro. Chi accoglie Gesù può vivere una vita onesta e riconciliata con gli altri e ricevela pace del cuore. Chi accoglie Gesù viene liberato dalla preoccupazione per la propria vita ed è libero di prendere un consiglio da una sorella, o di lasciarsi correggere da un fratello in modo rilassato. Chi accoglie Gesù non ha più bisogno di difendersi ogni minuto dagli altri o di attaccare il collega, con la pretesa di avere sempre ragione. Accogliamo Gesù come Signore che ci dà la pace! Ma accogliamo Gesù anche come persona in miseria che ci insegna il servizio. Con riferimento alla giornata del rifugiato voglio ricordare una concretizzazione di Gesù dal suo discorso in Matteo 25: Fui straniero e non m’accoglieste. In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me. L’accoglienza dello straniero è un processo reciproco. Da un lato noi aiutiamo loro: per esempio con il banco alimentare, assistenza con gli uffici del comune ecc.. Dall’altro lato possiamo pure imparare da loro: almeno io nel dialogo con delle persone che sono arrivate in Italia dopo un lungo viaggio travagliato, imparo spesso qualcosa profondo dal Vangelo. Mi dicono con fermezza e lucidità: “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta, se i monti si smuovono in mezzo al mare, se le sue acque rumoreggiano, schiumano, e si gonfiano...”(Salmo 46) Quelli uomini e donne sul mare mediterraneo fanno proprio questa esperienza. Che cosa aiuta nelle difficoltà? Andare nel tempio e cantare le lodi al Signore pure ad alta voce, come nel esempio di Isaia 6, oppure in silenzio... In versetto 10 del salmo 46 è detto: Fermatevi e riconoscete che io sono Dio. Fermatevi. Arrestate il corpo e l’anima. Cercate ad ascoltare la voce di Dio santo che vi parla. Prendetevi il tempo per pregare. Fermatevi. Come un bambino nelle braccia di sua madre, noi dobbiamo prendere rifugio nelle braccia di Dio. Dio ci pulisce dalle nostre impurità come fanno dei genitori per un bambino che si è sporcato. Presentiamo i nostri cuori a Dio. E così Dio ci accoglierà. Rifugio c’è soltanto in Dio, non in me stesso. Dice il teologo Agostino che veniva da un paese nordafricano, oggi la Tunisia: “Signore, tu ci hai fatti per te stesso, e il nostro cuore non trova pace finché non riposa in te.” Delle volte sono i rifugiati che ci insegnano dove è il vero rifugio. Sal 46,7: Il Signore degli eserciti è con noi, il Dio di Giacobbe è il nostro rifugio nella infinita purezza e onnipotenza del suo amore: perché
Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria. Amen