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Sermone di domenica 31 luglio 2011 (Deuteronomio 7,6-12)

 

Testo della predicazione: Deuteronomio 7,6-12

«Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d’Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri. Riconosci dunque che il Signore, il tuo Dio, è Dio: il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua bontà fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, ma a quelli che lo odiano rende immediatamente ciò che si meritano, e li distrugge; non rinvia, ma rende immediatamente a chi lo odia ciò che si merita. Osserva dunque i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che oggi ti do, mettendoli in pratica. Se darete ascolto a queste prescrizioni, se le osserverete e le metterete in pratica, il Signore, il vostro Dio, manterrà con voi il patto e la bontà che promise con giuramento ai vostri padri».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, l’autore del testo biblico ci riporta un discorso che Mosè rivolge a Israele. Egli percorre un breve tratto di storia, ma significativa, che è quella relativa al Dio che è tale perché ha liberato Israele dalla schiavitù.

Si tratta dell’essere di un popolo che affonda le sue radici nella libertà e nella dignità umana. L’autore spiega che Israele è il popolo che Dio si è scelto, non perché era uno tra i più importanti e grandi come l’Egitto, Babilonia oppure l’Assiria, anzi, al contrario, Israele era il più piccolo di tutti i popoli, eppure è l’oggetto delle attenzioni di Dio. Perché?

La risposta a questo perché è data chiaramente: perché Dio ha amato e ama Israele. Quindi lo ha scelto. È spiegato chiaramente che l’amore di Dio non si rivolge l’ha dove Dio può trarre qualche profitto, questa è la logica umana, piuttosto là dove vi è pochezza, debolezza, vulnerabilità.

 

Pensate alla piccola Matilde che oggi riceverà il battesimo, piccola, indifesa, come non si può non amare. Questa è la logica di Dio, rivolge le sue attenzioni proprio nei confronti di chi non può farcela da solo, di chi è vittima di odii, di rancori, bersaglio di ingiustizie, allontanamenti, respingimenti, razzismi, anche nei confronti di chi è impossibilitato a ricambiare il suo amore.

Quindi il Dio che sceglie, è anche il Dio che consacra, il Dio che affida una vocazione: è la risposta del credente, è la sua fedeltà a chi gli è fedele. Così Israele è un tesoro speciale del Signore, cioè di grande valore per Dio; noi possiamo immaginare questo valore in termini economici: vale più dell’oro e dell’argento.

Essere scelti dal Signore, per Israele trovava conferma nel ricevere come dono da Dio il paese e le sue ricchezze: Una terra dove scorre latte e miele.

Ma il pericolo è sempre in agguato: vi può essere qualcuno che possa pensare che siano le qualità del popolo a suscitare il favore di Dio. Perciò Mosè spiega chiaramente quali sono le ragioni vere delle attenzioni di Dio: è l’amore di Dio, né più né meno. Così, Mosè può affermare: «Il Signore si è affezionato a voi», (v. 7); si tratta di un verbo che indica il desiderio intenso di un uomo verso una bella donna. Questa affezione di Dio verso il suo popolo, indica quindi tutta la passione con la quale Dio ama. Non si tratta di un semplice “voler bene”, ma di un legame profondo, una partecipazione e un trasporto di Dio totali.

Questo è l’amore di Dio nella Bibbia. Si tratta di un donarsi completamente, fino all’estremo sacrificio di sé, solo per amore.

Nel nostro brano quindi emergono elementi legati all’amore di Dio: si tratta della risposta umana, cioè del ricevere e accogliere tutta l’intensità dell’amore di Dio e del dono che egli fa di se a tutti noi.

Osservare le prescrizioni di Dio, le sue regole, il suo patto, significa semplicemente avere la possibilità di restare legati a quel Dio che opera per noi, ogni giorno, la liberazione da ciò che è pericolo, paura, angoscia, orrore, restituendoci la dignità di figli, il rispetto, l’attenzione e la stima che diventano, nel patto, reciproci.

Per questo l’amore di Dio diventa per noi una vocazione, quella di rispondere all’amore con l’amore e la fedeltà, quella di testimoniare che l’unico Dio è amore e nient’altro: un amore che libera dall’oppressione e dalla schiavitù. L’osservanza del patto e delle leggi è dunque il modo per restare liberi e vivere autenticamente la solidarietà, l’amicizia, la comunione reciproca nell’orizzonte del progetto di Dio per una umanità più umana e fraterna.

La nostra fraternità, quella che riusciamo a instaurare qui tra noi, sulla terra, nella solidarietà e nel rispetto verso tutti è semplicemente il riflesso del modo di agire di Dio.

Si sottolinea perfino che il nostro agire è ispirato e voluto da Dio, perché questo è il frutto del suo amore, della sua grazia e del suo perdono: colui che ama ci permette di amare e di rispondere all’amore.

Questo è il senso della testimonianza biblica che dopo millenni ci raggiunge oggi, questo è il senso che noi possiamo dare alla nostra esistenza.

Le rigidità contenute nel testo nei confronti non osserva le leggi di Dio e la sua distruzione sono semplicemente le conseguenze a cui vanno incontro coloro che seminano odio, divisioni, razzismi, schiavitù, asservimento, intolleranza. Si tratta di opere che generano guerre, distruzione, violenza, morte, da cui il Signore desidera liberarci.

Questa parola di Mosè è così attuale anche per noi oggi che viviamo realtà di violenze e morti come conseguenza di odii razziali, dignità umana calpestata, respingimenti e quant’altro.

Oggi noi possiamo avere la conferma che l’amore di Dio oltrepassa le nostre frontiere umane, infrange le nostre restrizioni per accogliere una umanità che è preziosa agli occhi del Signore. Amen!

 

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