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Sermone di domenica 7 agosto 2011 (Giovanni 6,30-35)

Care sorelle e cari fratelli, vi invito ad ascoltare la Parola del Signore, così come consigliata dal nostro lezionario, in riferimento al testo della predicazione per questa domenica. I testi saranno inseriti all’interno del sermone.

Vangelo di Giovanni cap. 6,1-15

Dopo queste cose Gesù se ne andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i miracoli che egli faceva sugli infermi. Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina. Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare. Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto». Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?» Gesù disse: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. Gesù, quindi, prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». Essi quindi li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi che di quei cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avevano mangiati. La gente dunque, avendo visto il miracolo che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo». Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo.

Era vicina la Pasqua , la festa dei Giudei, ed in questo clima di attesa pre-pasquale l’autore del vangelo di Giovanni, inserisce, legati fra loro, questi tre episodi: moltiplicazione dei pani, Gesù che cammina sulle acque, e la contesa fra giudei e Gesù ”pane di vita”. È evidente l’approccio dell’autore con l’Antico Testamento, il confronto tra la Pasqua dell’Esodo e la nuova Pasqua che avviene in Gesù, (la moltitudine e Mosè attraversano il Mar Rosso, Gesù attraversa il mare di Galilea, una moltitudine seguì Mosè e così Gesù, Mosè sale sulla montagna – Gesù sale sul monte, segni di Mosè - segni di Gesù) insomma un parallelismo quasi perfetto.

Gesù si trova in Galilea, luogo iniziale della sua predicazione, periferia preferita, con le città, anzi villaggi che conosciamo bene: Nazareth, Cana, Magdala, Betsaida, Cafarnao, Tiberiade e “una gran folla” lo seguiva, addirittura cinquemila persone, proprio per indicare una “marea di gente” come diremmo oggi, una grande folla affascinata, incuriosita, speranzosa di segni ed azioni miracolose compiute da questo rabbi... anzi ora profeta, dopo gli ultimi successi. Più che una folla di fedeli, sembra una folla di fan in cerca di autografi e biglietti gratis per il grande spettacolo!

Lo seguono a Tiberiade dove assistono ad un fatto miracoloso: cinque pani di orzo e due pesci portati da un ragazzo, era il suo pasto di un giorno, sono presi da Gesù e dai dodici, il pane spezzato, diviso, distribuito fino a saziare tutta questa marea di gente, ed addirittura ne rimangono dodici ceste!

Hanno assistito e partecipato all’Eucarestia, alla Cena del Signore, e non se ne sono resi conto, senza capire a quale evento stavano partecipando, cito il pastore Paolo Ricca:

“I cinquemila sono un corpo unico perché vi è pane per tutti, ma per tutti vi è un unico pane. Quella che tradizionalmente chiamiamo la moltiplicazione dei pani, in realtà ,come dice il testo, è stato uno “spezzare” il pane, cioè dividere, ancora suddividere all’infinito e condividere lo stesso pane. Il pane unisce, dà vita, solo se si pezza e si condivide con gli altri”.

Ecco che allora l’intervento di Gesù in questo modo rende possibile la comunione umana e cristiana, si potrebbe trasformare l’episodio in una delle tante parabole del Regno di Dio: il Regno di Dio è simile a…

La grande folla è soddisfatta, qui si mangia a sazietà, questo si che è un grande profeta! Ma dove è andato ora? La grande folla lo cerca, vuole vedere ancora cose eccezionali, la grande folla ha saputo che è andato a Cafarnao, sulla sponda opposta del lago, ma come ha fatto a raggiungerlo se le barche sono qua, si chiede qualcuno, manca solo quella dei dodici, e Gesù non era con loro. La grande folla prende le barche e lo raggiunge (si saranno moltiplicate pure le barche?) e una volta raggiunto:

(Testo della predicazione: Giovanni 6,30-35)

Allora essi gli dissero: «Quale segno miracoloso fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: "Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo"». Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo». Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di codesto pane». Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.

“Dacci sempre di questo pane”. I discepoli si riferiscono al pane d’orzo che li ha saziati!

Si ripete quanto narrato nell’episodio della donna del pozzo di Sichar con la donna di Samaria, quando alle parole di Gesù che annuncia alla donna il dono dell’acqua viva che zampilla nella vita eterna, ella chiede “Signore dammi di quest’acqua” (Giovanni 4,15). Ancora un fraintendimento dunque, ed allora con veemenza Gesù conferma ed esplicita il suo pensiero, ed io lo immagino fare con forza quasi gridando.

Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete!

Ad una unica condizione: credere, avere fede.

Abbiamo ascoltato questo invito tante volte nel Vangelo di Giovanni, come al cap. 7, durante la Festa delle Capanne, quando il sacerdote versava l’acqua con una brocca d’oro per propiziare piogge abbondanti: Gesù stando in piedi esclamò: Se qualcuno ha sete, venga a me e beva chi crede in me.

Gesù: pane, nutrimento, fonte di salvezza per tutti, solo per fede.

Silenzio, la grande folla sta muta, qualcuno mormora, qualcuno riflette.

Ho osservato questa grande folla e mi pare di poterla classificare in tre gruppi.

Nel primo gruppo vedo coloro che vanno per “saziarsi”, proprio letteralmente, per esserci, a prescindere dalle motivazioni, ci sono sempre nelle grandi manifestazioni, solo per poter dire “io c’ero”. Certo non hanno i telefonini o le macchine digitali per fermare l’attimo, ma potranno raccontare che fra quei cinquemila c’erano anche loro, sì, il caldo, la folla, stare in fila tutto il giorno per un pezzo di pane e di pesce, attraversare il mare, da Tiberiade a Cafarnao, che esperienza! Che soddisfazione!

Mi è sembrato di vedere le stesse facce in televisione, durante l’esposizione della salma di un aspirante santo, o di un aspirante beato: una grande folla interminabile, intenta a lottare in fila, ma fraternamente, per il posto più vicino alle transenne, con lo sguardo puntato sulla fotocamera digitale con 4 giga di memoria, o con le braccia alzate se sei coperto dalla folla, perché hai pochi secondi per poter fissare l’immagine dell’evento, e la tua, gli altri spingono, scattano a ripetizione centinaia di foto, il tutto per poter dire: c’ero anche io.

Nel secondo gruppo, molto più piccolo, vedo volti che non sono soddisfatti. Sono quelli che mormorano. Formano dei gruppetti, gesticolano, mandano sguardi ammiccanti verso gli altri gruppi, verso i dodici e verso Gesù. Sì, lo seguono ancora, vogliono credere che sia veramente lui il grande profeta promesso, ma non sono convinti, non sono pienamente soddisfatti da come stanno andando le cose, e lo dichiarano con forza, vogliono fatti non parole.

Facci vedere cosa sai fare, ora, in diretta” lo sfidano. “Dici di essere il pane disceso dal cielo(Giovanni 6,41), ma tu sei il figlio di Giuseppe, conosciamo tua madre, la tua famiglia! (Giovanni, 6,42a).

Saranno quelli che “fra i suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui” (Giovanni 6,66). La risposta di Gesù: “Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” non li ha soddisfatti. Gesù non nega la sua origine terrena, cioè di essere figlio di Giuseppe il falegname, di avere madre, fratelli, sorelle come qualsiasi altro uomo figlio di uomo, da cui la contraddizione apparente: Gesù figlio di Giuseppe e figlio di Dio.

Il vangelo di Giovanni non elimina la contraddizione, ma la supera, e per superarla fa appello alla fede. Non esistono altri mezzi.

Gesù vero uomo e vero Dio.

Noi recitiamo questo concetto nelle nostre Confessioni di fede, sia storiche che moderne, anche in quella elaborata dalla nostra chiesa di Palermo, dopo la strage di Capaci; così recitiamo “crediamo che nell’ebreo Gesù, umile falegname della Palestina, abbia abitato la pienezza di Dio”.

Crediamo che Gesù di fatto, con le sue parole, con le sue azioni e con la sua donazione finale, rende presente, reale, attiva , l’iniziativa benefica di Dio a favore dell’umanità.

Attraverso Gesù, pane di vita e sorgente di acqua viva, conosciamo l’amore di Dio,

amore così grande che ci lascia liberi di accettarlo, seguirlo ed anche tradirlo.

A questa ultima condizione, di accettazione incondizionata e per fede, fa riferimento il terzo gruppo di persone, una dozzina in tutto, che sono rimasti accanto a Gesù, in silenzio, un po’ confusi e storditi dagli avvenimenti della giornata, ma alla domanda: non volete andarvene anche voi? Gesù riceve la risposta di Simon Pietro “Signore, da chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.


Creduto e conosciuto.

Cari fratelli care sorelle, cari ospiti amici che oggi siete qui, mentre ci apprestiamo a celebrare la Cena del Signore, facciamo in modo che essa non venga vissuta come il solito appuntamento mensile, come cosa da consumare in fretta e per abitudine: per questo mese sono a posto, per poter dire: “c’ero anch’io”.

Confrontiamoci con l’esperienza delle prime comunità cristiane, così come leggiamo negli Atti degli Apostoli 2,42: “Erano perseveranti nell’ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere”.

Con questa esperienza eucaristica, abbiamo la possibilità di rivivere pienamente il rapporto vitale con Dio per mezzo della parola e del dono di Gesù; se questo momento verrà vissuto con fede e supportato dallo Spirito di Dio.

Disponiamo il nostro cuore a “sentire” in mezzo noi, accanto a ognuno di noi, la presenza di Gesù, in questo momento di comunione fraterna. Amen!

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