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Sermone di domenica 21 agosto 2011 (Matteo 7,24-27)

 

Gesù dice:”Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia……”(Matteo 7,24 e segg.)

CHIUNQUE ! Sorelle e fratelli, notiamo subito come per Gesù non esistano barriere di nazionalità, condizione sociale, colore della pelle, orientamento sessuale…. quel “CHIUNQUE” è di una portata universale, è come un grande abbraccio che ci accoglie tutti. Quel “Chiunque”, sorella, fratello sei tu, sono io, siamo noi, tutti quelli che ci troviamo in questo tempio, quelli che sono fuori, sotto il porticato, sulla strada, in questa città e per le vie del mondo. “Chiunque” non è una persona in particolare, non è una determinata categoria, ma include tutti, riguarda tutti, nessuno/a escluso/a “Chiunque ascolta la Parola di Gesù e la mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sulla roccia” e potrà starsene al sicuro anche quando cadrà la pioggia, quando soffieranno i venti o ci saranno delle inondazioni, potrà cioè resistere nel giorno della prova.

 

“Come è bello!” Saremmo subito tentati di esclamare “Basta ascoltare la parola di Gesù per non essere mai smossi!” La nostra esistenza sarà al sicuro quando incontreremo le difficoltà della vita, quando pioveranno su di noi disgrazie e malattie, quando saremo quasi sommersi dai fiumi della solitudine e dell’incomprensione!

Ma Gesù dice: ”Chiunque ASCOLTA le mie parole ecc. ecc.” Ascoltare, può sembrare un’azione banale, involontaria a meno ché non abbiamo dei problemi all’udito, che ci vuole? Ed invece...

ASCOLTARE, sorelle e fratelli, non è il semplice UDIRE , noi ogni giorno, ogni istante, udiamo tanti suoni, parole, rumori, siamo tempestati da tante notizie alla TV, incalzati da una pubblicità sempre più martellante, storditi da clacson e sirene….. Noi udiamo tanti suoni, soprattutto frastuono ma non ascoltiamo.

Nella nostra società non c’è sicuramente più tempo per l’ascolto, ma a mio avviso,non è soltanto mancanza di tempo; credo purtroppo che noi abbiamo perduto la predisposizione, l’abitudine all’ascolto. Quando parliamo con qualcuno/a è come se ognuno/a di noi seguisse il proprio pensiero senza ascoltare l’altro/a, un po’ come accade negli studi televisivi, soprattutto durante i dibattiti politici, dove ciascuno/a segue il suo discorso ed alza il tono della voce per sopraffare l’altro/a.

Non ci si ascolta più nelle nostre comunità, in famiglia…. Noi non siamo più in grado di ascoltare neppure i nostri figli, non siamo più abituati ad ascoltare addirittura noi stessi, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, non riusciamo a decodificare i segnali che il nostro corpo ci invia: gioia, dolore, rabbia, felicità….. E’ necessario ri-valutare l’ascolto, ri-scoprire questo “ tesoro nascosto” .

Oggi, sorelle e fratelli, il/ la vicino/a di casa, l’amico/a del cuore, il/la parente fidato/a sempre pronti in un passato non molto remoto, ad accogliere i nostri sfoghi, a darci consigli, ad ASCOLTARCI , sono personaggi scomparsi.

Oggi, per questo motivo ma non solo, si assiste al proliferare di vari centri di ASCOLTO, nati in origine per sostenere particolari categorie di persone (tossicodipendenti, alcolisti, parenti di malati terminali, mentali, genitori di bambini colpiti da gravi patologie…. ) centri di ascolto che poi man mano hanno abbracciato settori sempre più ampi e più vari.

Come rimediare dunque a questo deficit dell’ascolto? Ovviamente nessuno di noi possiede la formula magica, ma per mettersi all’ascolto è necessario prima di tutto tacere e questo è già uno dei grossi problemi della nostra società, almeno quella occidentale, dove tutti produciamo un numero infinito di parole, e-mail, messaggi sui cellulari o sui social network ecc. Noi spesso blateriamo per riempire il silenzio, il vuoto che ci fa tanta paura e non ci rendiamo conto che l’ascoltare è VIVERE!

Spesso infatti nella Bibbia, l’ascolto della Parola di Dio è sinonimo di vita, della vera vita, dal profeta Isaia “Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete” (Isaia 55,3) all’evangelo di Giovanni ”In verità, in verità vi dico:” Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna” (Giov.5,24a) ma ricordiamo l’ascolto per eccellenza, lo Shemà Israél “Ascolta Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore …..(Deuteronomio 6,4). E come dall’ascoltare la sua legge, dall’osservanza dei suoi comandamenti, derivi benedizione, prosperità, VITA ! “ Se ubbidirete diligentemente ai comandamenti che oggi vi do” si legge sempre nel libro del Deuteronomio “io darò al vostro paese la pioggia nella stagione giusta: la pioggia d’autunno e di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo grano, il tuo vino e il tuo olio; e farò pure crescere l’erba nei tuoi campi per il tuo bestiame, e tu mangerai e sarai saziato” (Deuteronomio 11,13 a -15).

Sorelle e fratelli, in questo brano sottoposto oggi alla nostra attenzione dal lezionario “Un giorno,una parola” l’evangelista Matteo, riportando le parole di Gesù, ci invita ad assolvere un duplice impegno: 1) Ascoltare 2) METTERE IN PRATICA. Una difficoltà dopo l’altra! Non scoraggiamoci, perché in questa seconda prova , avendo superata la prima, se cioè saremo stati in grado di ascoltare, ci troveremo agevolati, in quanto soltanto chi ascolta e non ode semplicemente la Parola, può poi metterla in pratica.

ASCOLTO e AZIONE, ascolto e servizio. Se noi ci limitiamo all’ascolto: “Ama il prossimo tuo come te stesso…” e poi non provvediamo alle sue necessità materiali o spirituali, non difendiamo la sua libertà, il suo diritto…. Se ascoltiamo la Parola che ci dice di amare Dio ma non coltiviamo la pace, non ricerchiamo la giustizia, opprimiamo “lo straniero,l’orfano e la vedova” è come se non avessimo ascoltato, è come se avessimo tradito l’insegnamento di Gesù.

“Chi si rapporta con la parola di Gesù in forma diversa che attraverso il fare” scrive D. Bonhoeffer (teologo e pastore protestante), “dà torto a Gesù, accanto al fare c’è solo il non fare .

Il “ mettere in pratica” la Parola è un’azione considerata così importante da Gesù al punto da farci situare sullo stesso piano dei suoi parenti! Ricordate ciò che abbiamo letto nella confessione di peccato? Gesù, avvertito dai suoi discepoli della presenza di sua madre e dei suoi fratelli che non riuscivano ad avvicinarlo, per la gran folla che lo circondava, dice: ” Mia madre ed i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Luca 8,19-21 )

Mettere in pratica equivale a FARE, come dice letteralmente il verbo greco (poièo) “Chi ascolta e fa…”ed è una conseguenza dell’ascoltare, un percorso obbligato.

Sorelle e fratelli, Gesù ci chiede, non un fare fine a sé stesso, un iperattivismo sterile, né una fede contemplativa, mistica ma una fede che sia visibile dai suoi frutti , dalle sue azioni: stili di vita, scelte etiche… ci viene richiesto un FARE che presupponga l’ascolto, un agire che sia sostenuto e nutrito dall’ascolto.

“Chi ascolta QUESTE mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto…..” Quali sono queste parole alle quali Gesù si riferisce? Se leggiamo i capitoli precedenti a quello che contiene il passo che stiamo commentando, troviamo quasi un concentrato di insegnamenti del Maestro; ci sono infatti le beatitudini, i concetti sull’essere sale e luce del mondo, sulla giustizia, sul perdono, sull’adulterio, il giuramento, la preghiera, le preoccupazioni ansiose, il giudicare gli altri…

Chi ascolta dunque QUESTE Sue parole, cioè tutti questi insegnamenti e li mette in pratica è colui che costruisce la propria vita su CRISTO, non sulle proprie sicurezze, inclinazioni, simpatie… né su una serie di precetti o sul conoscere a memoria una gran quantità di versetti biblici né tanto meno sull’appartenenza ad una chiesa o ad una corrente teologica

Fare nostre le parole di Gesù, praticare i suoi insegnamenti dopo averli assimilati, ascoltati, fondare la nostra vita su questi due momenti, l’ascoltare ed il fare, ci renderà uguali a quell’uomo avveduto che costruisce la sua casa sulla roccia “ la pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato ed hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia” (Matteo 7,25)

La ROCCIA dà l’idea di stabilità (è forte come una roccia si dice di qualcuno dotato di forza fisica notevole) al contrario della sabbia, un accumulo di miriadi di granellini che scivolano tra le dita, la rena dove costruisce lo stolto, dove, come apprendiamo dalla cronaca, hanno costruito tanti stolti dei nostri giorni provocando morti che si sarebbero potute evitare !

Costruire sulla roccia è avere una base solida per una vita fondata sulla fede in Gesù, che può permetterci di vivere i momenti felici e meno felici della nostra vita, di affrontare dolori, delusioni di sopportare situazioni pesanti.

Questo brano, infatti, viene spesso letto in chiesa durante la celebrazione dei matrimoni, perché ben si addice a chi si accinge ad iniziare una vita di coppia che non sarà sicuramente un percorso facile ed immune da difficoltà e se la nuova famiglia non fonderà la propria esistenza su quella roccia che è CRISTO, non rimarrà in piedi alla prima incomprensione, al primo soffio di vento (ahimè ne abbiamo tanti esempi) e la sua rovina sarà grande.

ASCOLTARE e METTERE IN PRATICA è costruire la propria vita su qualcosa di stabile, di duraturo che ci permetterà di affrontare le tempeste della vita ed anche la prova finale .

Potremmo considerare l’ascoltare ed il fare come “istruzioni per l’uso” istruzioni sul come costruire la nostra vita, sul come intessere i rapporti con il nostro prossimo.

Ascoltare e fare, teoria e pratica, due azioni inscindibili, un circuito che non può essere spezzato, interrotto, perché la Parola, se ascoltata, non viene quasi mai recepita passivamente, ci mette sempre in movimento, anzi , spesso anche in crisi .

L’ascolto della PAROLA ci fa agire in modo tale che la nostra esistenza sia fondata su Cristo, la nostra roccia, un’esistenza che resisterà contro ogni avversità che incontreremo sul nostro cammino durante tutti gli anni che il Signore ci darà di trascorrere su questa terra.

Sorelle e fratelli, ci dia Dio, il Signore, un cuore predisposto all’ascolto e sostenga ogni giorno le nostre azioni. Amen!

 

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