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Testo della predicazione: Marco 3,31-35
«Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Una folla gli stava seduta intorno, quando gli fu detto: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano». Egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre».
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, ci sorprende dover constatare che la famiglia di Gesù lo cerca, lo cerca fuori dal luogo in cui si trova, non entrano neppure sua madre e i suoi fratelli. Potevano partecipare alla sua predicazione e, alla fine, incontrarlo, salutandolo. Ma no, la sua famiglia lo cerca perché crede che Gesù sia fuori di sé. Così ci dice il versetto 21 di questo capitolo 3, di cui, però, abbiamo ascoltato i versetti da 31 a 35.
La sua famiglia, i suoi parenti sono venuti per portarlo via, si fermano fuori dal luogo in cui Gesù parlava e lo mandano a chiamare; probabilmente si vergognano di lui, forse lo considerano un disadattato, un eccentrico… Il verbo greco usato significa letteralmente «essere fuori di», quindi è fuori di sé, o meglio: «è uscito di senno», o «è diventato pazzo».
Gli scribi non hanno dubbi, lo accusano di collusione con Satana: «Egli ha Belzebù… il principe dei demoni» (Mc. 3,22), che letteralmente significa «Il signore delle mosche» (II Re,1,2). Questa era la considerazione di alcuni nei confronti di Gesù, e quella della sua famiglia? Chissà… ma lo credeva pazzo.
«Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono là fuori che ti cercano». È l’amore e la compassione per Gesù che li spinge ad andargli incontro, non vogliono che sia stritolato dentro ingranaggi fatti di cultura, di pregiudizi, di falsa giustizia, di perbenismi contro i quali Gesù si scaglia. Non vogliono che continui a remare contro tanti interessi di potenti, ad andare controcorrente urtando moralisti e conformisti che, colpiti nella loro sensibilità, prima o poi, gliela faranno pagare. E così infatti accadrà!
Gesù viaggia su binari diversi, gira all’interno di un altro centro rispetto a quello dei suoi parenti e dell’umanità in genere. È perciò pericoloso, è visto come un sovversivo, un rivoluzionario: parla di amare i nemici che invece bisogna abbattere per la propria incolumità (pensate a Bin Laden, anche noi giriamo attorno a un centro diverso da quello di Gesù), parla di condividere con tutti, amici e nemici, i propri vestiti, il pane, il vino…
Gesù, era davvero pazzo, fuori di sé.
«Come posso pensare di dare quello che ho agli altri se non basta neppure per me. Gesù va senz’altro ascoltato, ma poi faccio come posso, o come voglio, non sono uno/a fuori di sé, né un pazzo, e neppure voglio essere considerato tale».
Gesù ha davanti a sé il disagio umano rispetto alla sua predicazione che risulta troppo radicale, troppo esigente, perciò risponde, girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, mi è fratello, sorella e madre».
Per «chiunque» Gesù intende tutti, proprio tutti quelli che si adoperano a fare la volontà di Dio. Una risposta inconcepibile per un israelita dell’epoca, ma anche per un cristiano ebreo. Nel «chiunque» sono inclusi anche i pagani, anche coloro che non sono circoncisi e quindi non fanno parte del popolo eletto.
Davanti a questi problemi si è venuta a trovare la chiesa degli inizi nella quale si facevano disquisizioni sull’essere credenti: chi lo è veramente? Colui che proviene da una realtà storica come quella israelitica o tutti, compresi i pagani idolatri?
Gesù risponde che chiunque fa la volontà di Dio è fratello, sorella, madre, quindi anche un pagano. Un persona con cui condividere se stessi, la propria vita, la propria storia, il proprio destino. È un’apertura inaudita quella che Gesù propone, un’apertura che solo uno fuori di sé poteva proporre.
Il messaggio di Gesù raggiunge anche noi perché anche noi siamo chiamati a fare la volontà di Dio, a confrontarci cioè con la nostra coerenza rispetto alla nostra fede, rispetto a quanto crediamo veramente, rispetto alla giustizia, alla pace, al bene comune, alla solidarietà, all’amore stesso che permette la condivisione e la comunione con l’altro perché possa essere considerato fratello, sorella, madre.
È un servizio vicendevole, è il senso della vita e del mio Io. Tutto sta nel comprendere cosa significhi essere veramente umani e dove sta il mio cuore e la mia volontà. Noi ci adoperiamo strenuamente, nella vita di tutti i giorni, nello sforzo di fare la nostra volontà. Ma il problema sta nel capire non quale sia la nostra volontà ma come noi, il nostro Io, possa realizzarsi pienamente.
Gesù fa una promessa:
«Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, mi è fratello, sorella e madre».
La buona novella di Gesù sta proprio qui, esattamente qui: fare la volontà di Dio non significa diventare eremiti e annullare la nostra volontà, non significa sforzarci in modo sovrumano, per cui solo pochi ce la fanno, ma la Buona Novella di Gesù è esattamente la scoperta di noi stessi, la scoperta del nostro rapporto autentico con l’altro, con l’altra che è una rapporto di fraternità, non più di inimicizia, è la scoperta che qui si realizza pienamente e in modo autentico il nostro Io, non nella contrapposizione con l’altro che è sempre avversario, rivale, oppositore, ma finalmente nell’analogia con l’altro che mi permette di considerarlo mio fratello, mia sorella.
È qui che trova pace il nostro Io, la nostra volontà che finalmente non deve più lottare e sovrastare gli avversari e i nemici, ma accoglierli e riceverli come fratelli e sorelle.
La promessa di Gesù è il rientro all’interno di una autenticità che, allo stesso tempo, è parentela con Gesù che ci accoglie come fratelli, sorelle, madri.
Ecco l’orizzonte dentro il quale si muove colui, colei, che fa la volontà di Dio, semplicemente sposta il suo centro allargando lo spazio dello sguardo, all’interno del quale si collocano tutti gli esseri umani che hanno bisogno di accogliersi reciprocamente, di prendersi cura reciprocamente affinché il progetto di vita di Dio si adempia: un progetto di fraternità che il mondo attende. Amen!