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Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
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Testo della predicazione: Matteo 10,26B-33
Non c’è niente di nascosto che non debba essere scoperto, né di occulto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna. Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete più di molti passeri. Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli.
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, spesso qui in Sicilia sentiamo ancora dei venditori che, ai mercati o per le strade, gridano annunciando la merce che vendono. Urlano decantando la bontà della loro merce. Bisogna sentirli per usufruire dei loro servizi.
Gesù in effetti ci insegna ad essere degli urlatori, dei banditori che vanno per le strade, anzi, per i tetti, a proclamare il lieto annuncio, quello della grazia, del perdono e dell’amore di Dio.
La Parola di Gesù che siamo chiamati ad annunciare non è mero proselitismo, siamo noi, semmai, a travisare sempre il messaggio evangelico, esso invece è una Parola di speranza che travalica i confini culturali e religiosi; è una Parola che tocca la storia umana, la riguarda; parla in ogni tempo per indicarci la via del rispetto, della libertà per tutti gli esseri umani, della loro integrità e dignità. Una Parola viva in ogni zona geografica del mondo, qui in Sicilia come in Svizzera, in Europa, come in tutto il mondo. Questa parola urla dai tetti là dove la verità è soffocata, dove il silenzio resta l’unica voce possibile, dove la speranza diventa paura e rassegnazione.
Quella di Gesù è una parola che ci raggiunge anche oggi nella nostra realtà umana, nella nostra città in cui si fa fatica a vivere nella legalità, nell’onestà, e si resta schiacciati e schiavi di una cultura dominante di sottomissione, di rassegnazione di fronte alla prepotenza di certi comportamenti che non permettono una piena libertà.
Qui e ora, invece, Gesù ci chiama a rendere manifesta la verità, a portare alla luce ciò che è nascosto, ad annunciare a gran voce che Egli è morto e risorto perché noi tutti potessimo essere liberi e non più schiavi. Gesù ci chiede, qui a noi in Sicilia, di essere collaboratori della verità, della legalità, della pace, della giustizia, della salvaguardia dell’ambiente, solidali con gli ultimi.
Lutero, nell’affiggere le sue 95 tesi contro le indulgenze, appare, pur nella sua debolezza umana, un uomo coraggioso: ha saputo dire una parola di liberazione in una società di persone dipendenti, assoggettate, sottomesse e ridotte in servitù; ha parlato controcorrente, persistendo nell’annuncio della grazia di Dio, una grazia che Lutero vedeva come liberazione da un giogo, da un peso angosciante, anche dalla Bibbia stessa quando essa diventava, nell’interpretazione dell’epoca, una legge opprimente e soffocante, piuttosto che un Vangelo della grazia di Dio.
Quest’annuncio, proclamato a gran voce, fu centrale nella predicazione di Lutero anche quando divenne un pericolo per la sua stessa vita.
Il tesoro, l’unico tesoro, della Chiesa è il Vangelo della grazia, non buone opere che possiamo compiere, non meriti che possiamo vantare, o doti e virtù che possiamo possedere: il tesoro della chiesa è un dono di Dio, è il Vangelo della grazia.
Per questo Lutero afferma nella sua tesi numero 62:
«Vero tesoro della Chiesa di Cristo è il sacrosanto Vangelo, gloria e grazia di Dio».
Eppure questa Parola del Vangelo proclamato e ascoltato, ha cambiato persone, la Chiesa stessa, società umane; ha trasformato realtà intere, ha cambiato la storia, perché ha prodotto una coscienza nuova, matura, capace di leggere la realtà del presente. Una capacità che permette l’impegno, permette di dare il proprio contributo, la propria partecipazione, di intervenire, coraggiosamente, denunciando l’ingiustizia, il sopruso, l’arroganza dello strapotere, la discriminazione di chi è diverso, per rivolgersi, invece, a favore di chi subisce la povertà, la violenza, la schiavitù, la sottomissione.
Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Vangelo della grazia che va proclamato dai tetti, senza timore, con fiducia, con coerenza; ciò significa che la vita di fede dei credenti non si esaurisce dentro le mura delle chiese, ma da esse bisogna uscire, salire sui tetti, alla luce, per parlare con lucidità, con chiarezza e senza ambiguità del sacrosanto Vangelo che rende gli esseri umani liberi da dipendenze e sottomissioni altrui, che invita al dialogo, al confronto sereno e al rispetto dell’altro, dell’altra e dell’ambiente stesso.
Gesù lo ha fatto annunciando il Regno di Dio e molte persone, nella storia umana, lo hanno fatto: Lutero lo ha fatto proclamando la liberazione dalla dannazione e dal peccato per opera dell‘amorevole grazia di Dio, Gandhi lo ha fatto proclamando una pace nonviolenta, Martin Luther King l’ha fatto schierandosi contro la schiavitù dei neri, Dietrich Bonhoeffer contro la tracotanza nazista in Germania; ma anche il pastore Pietro Valdo Panascia, qui a Palermo, lo ha fatto, quando, nei primi anni ’60, tuonava contro la Mafia invocando la formazione di una più elevata coscienza civile.
Anche oggi, noi siamo chiamati a proclamare una parola che denuncia la violenza della Mafia, i suoi atti criminosi, la richiesta del pizzo, la sua logica di paura e di morte. Le sue vittime, ma anche martiri, come Falcone, Borsellino, il giudice Livatino e tanti altri, non devono permetterci di arrenderci, ma di guardare avanti con speranza, fiduciosi nella grazia di Dio.
Ma cos’è questa grazia di cui parla il Vangelo? Cos’è che provoca in chi la riceve un così radicale cambiamento?
Noi avvertiamo tutta la nostra debolezza rispetto ad un annuncio così importante, avvertiamo tutta la nostra incapacità nei confronti di una cultura tanto radicata, quanto distorcente la verità. Ma Gesù ci dice: “non temete – voi valete più di molti passeri” di cui Dio si prende cura; voi valete per Dio, nel senso che le nostre incapacità non sono un limite invalicabile davanti a Dio. Egli si serve di persone incapaci e inutili, le chiama al annunciare la libertà agli oppressi e ai poveri.
Gesù è colui che accompagna e sostiene i suoi discepoli lungo la strada in cui essi annunciano la verità, la giustizia, la libertà. Per questo possiamo dire con l’apostolo Paolo e con Lutero che per vivere ci basta la sola grazia di Dio. La nostra debolezza è messa in conto da Dio, anzi, la nostra esistenza stessa, caduca e incerta, è benedetta da Dio e può essere vissuta nel servizio rivolto al prossimo. Questa è la grande scoperta di Lutero, questo è l’evangelo di Gesù Cristo che ci rende liberi e che noi siamo chiamati a proclamare sui tetti.
Nel suo libro “La libertà del Cristiano”, Martin Lutero afferma: «Il Cristiano è libero signore sopra ogni cosa e non è sottomesso a nessuno. Il cristiano è libero signore sopra ogni cosa e si fa servi di tutti».
Il nostro servizio è vissuto nella libertà che contraddistingue coloro che aderiscono al Vangelo di Gesù. Ci è data quindi la possibilità di vivere e testimoniare, nella nostra città, nella prospettiva del dono. La libertà che riceviamo è quella che proclamiamo. Non più alcuna forma di schiavitù e sottomissione a nessuno.
L’evangelo della grazia irrompe in mezzo a logiche egoistiche e ci apre alla dimensione dono della libertà e della gratuità del Dio che si dona senza riserve e senza chiedere nulla in cambio. Così è scritto: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Matteo 10,8). Saliamo dunque sui tetti e predichiamo l’accoglienza, l’ospitalità, l’apertura, la solidarietà, la liberazione!
Essa è un terreno fertile dove è possibile parlare contro l’omertà, denunciare l’illegalità, pensare nell’assopimento delle coscienze, incontrarsi e confrontarsi in un mondo che si chiude a riccio, riconciliarsi contro le divisioni che imperano. Gridiamo dunque con coraggio, con forza e gioia che vengono dalla grazia!
Sorelle e fratelli possiamo affidarci a Dio, vogliamo affidarci a Dio, poiché la promessa ci è stata data, ed essa è per noi un fondamento incrollabile. Amen!