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Testo della predicazione: Romani 15,4-7
Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza. Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, il testo biblico alla nostra attenzione parte dal presupposto che i credenti sono legati tra loro da una forza divina che è l’amore. La consapevolezza di tale forza ci giunge dalle Scritture, dalla Parola di Dio che ci istruisce; qui è Dio stesso all’opera per consolarci e per renderci dei credenti autentici. La Parola di Dio ha quindi lo scopo di permettere l’incontro con l’altro fratello, l’altra sorella, chiunque in sostanza; è una Parola che getta ponti, che costruisce strade, porti per permettere l’incontro, il confronto, il dialogo fruttuoso tra gli esseri umani chiamati a vivere dall’amore di Dio, nell’unità, nella concordia e nella pace.
È chiaro che non si tratta sempre di un progetto che si attua automaticamente; non va da sé, per questo l’apostolo parla di pazienza e di speranza. La Parola di Dio, come insegnamento, mira a costruire in noi la pazienza, a formare, cioè, la nostra coscienza in modo che l’altro/a riceva le nostre attenzioni non solo quando è interessante e simpatico, ma anche quando è antipatico e ostinato nel credersi interessante.
Si tratta dell’orizzonte in cui vive l’apostolo quello che propone alla chiesa di Roma, nella sua lettera scritta quasi 2000 anni fa. Egli invita ad avere un medesimo sentimento. Ma questo invito non significa che dobbiamo pensare tutti allo stesso modo, mangiare le stesse cose, amare gli stessi colori, la stessa musica, lo stesso tipo di arte, avere la stessa filosofia di vita… anzi proprio a partire delle nostre diversità possiamo orientarci verso un obiettivo comune, incontrarci all’interno di un orizzonte che guarda lontano, al di là delle necessarie differenze, al di là del proprio naso, un orizzonte che guarda verso un futuro migliore nel quale l’essere fratelli e sorelle significa accoglienza reciproca, solidarietà corrisposta, partecipazione, condivisione di noi stessi e delle risorse umane, livellamento della ricchezza, salvaguardia dell’ambiente che Dio ha creato affidandocelo affinché lo proteggessimo e curassimo.
Questo è l’orizzonte verso cui invita ad incamminarci l’apostolo Paolo.
L’apostolo non invita semplicemente a volersi bene, ma invita, a partire dall’amore, a intraprendere un cammino comune all’insegna dell’incontro e del riconoscimento reciproco come potenziali costruttori del futuro dell’umanità, la costruzione di una umanità più fraterna e più umana. Per questo dice al versetto 7:
Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo vi ha accolti.
Una riflessione del genere ricorre molto frequentemente nella Bibbia: «Gratuitamente l’avete ricevuto, gratuitamente datelo»; «Rimettici i nostri debiti come noi li rimettiamo a i nostri debitori» «Perdonate e vi sarà perdonato»; «Chi di spada ferisce di spada perisce» e così via.
«Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ha accolto voi» fa riferimento a un debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti di Dio. L’accoglienza che Cristo ci riserva, ci dà la forza di accogliere, quindi siamo chiamati a farlo; così l’amore di Dio per noi ci permette di amare; la fede che da lui riceviamo, ci permette di sentirci chiamati a trasmetterla; il perdono di cui siamo perdonati ci dà la forza di perdonare; il donarsi di Dio per noi in Cristo, ci dà il coraggio di spendere la nostra vita per il prossimo; il Dio che viene a noi ci permette di andare incontro agli altri.
«Accoglietevi gli uni gli altri» è il progetto umano per eccellenza affinché sia superata la sofferenza di chi non ha da mangiare, la disperazione di chi è respinto, l’amarezza di chi subisce aggressività, brutalità e disprezzo perché considerato diverso: extracomunitario, nero, omosessuale.
«Accoglietevi gli uni gli altri» è un fatto concreto: è il rispetto per tutti, uomini e donne, bianchi e neri, ricchi e poveri; è impegno per superare la solitudine delle persone anziane, di chi perde il lavoro e chi, giovane, non lo trova. È impegno per una scuola che formi davvero dei cittadini attivi e consapevoli per una necessaria partecipazione alla costruzione di un mondo più giusto, più solidale, più umano, più accogliente.
L’accoglienza non ha limiti perché non è vale per se stessi, ma per gli altri; non è tesa a rafforzare i propri interessi, ma quelli di tutti; non guarda al presente né al passato, ma al futuro, il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno.
L’accoglienza intensifica i rapporti umani, rinsalda l’amicizia, allontana il fantasma dell’inimicizia, dell’incomprensione, che sempre genera conflitti e violenze che devastano il futuro e l’umanità stessa.
Oggi avremo la presentazione e il ringraziamento a Dio per il piccolo Justin, ci renderemo conto di quanto una creatura così piccola e indifesa non possa che ricevere tutte le nostre attenzioni, il nostro affetto e la nostra accoglienza. Così è per Dio, siamo accolti da lui nonostante la nostra incapacità di meritare il suo amore e le sue attenzioni. Abbiamo questo debito nei confronti di Dio, un debito di riconoscenza, perciò ci è domandato di permettere che l’accoglienza che egli riserva a noi sia la stessa che noi riserviamo a tutti coloro che incontriamo lungo il nostro cammino. Amen.