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Sermone di domenica 8 gennaio 2012 (1 Corinzi 1,26-31)

 

Testo della predicazione: 1 Corinzi 1,26-31

«Fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio. Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, ossia giustizia, santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, l’apostolo scrive ai credenti della città di Corinto. Ciò di cui parla è la gratuità dell’amore, della grazia e del perdono di Dio.

Chi crede non può avere alcun vanto, non può arrogarsi alcuna sapienza, né intelligenza, né giustizia, né capacità di redenzione, né di santificazione che gli hanno permesso di ricevere la salvezza di Dio.

«Guardate la vostra vocazione», scrive l’apostolo, guardate, cioè, che cosa siete diventati voi senza avere tutte le carte in regola, senza cioè appartenere a classi agiate, o a classi intellettuali, altolocate, che esercitano poteri forti.

Chi pensa che Dio stia dalla parte dei potenti si sbaglia, e voi ne siete la prova vivente, afferma. Non dite dunque: «Dio non mi ascolta perché non ho influenza politica», o «perché non ho alcun potere», e neppure «perché non ho l’intelligenza di capire tutta la sua verità».

 

Dio ha dato a voi la vocazione di diffondere la testimonianza del suo amore. Dio sceglie voi, voi che ritenete di non esserne degni, sceglie voi che siete oggetto di scherno e di derisione; voi che riconoscete di essere peccatori e peccatrici per meritare il volgersi di Dio verso di voi.

Perché tutto questo? Perché Dio, invece, non si rivolge a tutti, indipendentemente da quello che pensano?

Certo che Dio lo fa, ma per l’apostolo Paolo, coloro che entrano nell’orizzonte della salvezza di Dio e del suo amore, sono coloro che non hanno alcun vanto di ciò, perché sanno che è Dio che viene e li prende per mano, che li tira fuori dal proprio fango, dalle proprie false possibilità, dai propri perbenismi, dalle proprie false capacità.

Perché?

Perché chi crede di essere salvato per le proprie opere o per le proprie capacità, non vive nella dimensione della grazia di Dio, ma all’interno del proprio egoismo, all’interno di un orizzonte di “do ut des”, ti do affinché tu dia, affinché tu mi corrisponda, non c’è quindi gratuità ma pagamento, scambio, non c’è amore ma indifferenza, non c’è grazia ma tornaconto.

Chi è consapevole di vivere della sola grazia di Dio, vive nell’orizzonte di una gratuità che determina anche la sua via, sa di non avere alcuna merce di scambio, alcun merito da far valere a proprio vantaggio, può solo allargare le braccia e accogliere tutto l’amore gratuito di Dio che non chiede nulla in cambio, solo di essere accolto. Così, questo credente, accoglie in sé un amore che gli dà la capacità di amare senza chiedere nulla in cambio. Si tratta della dimensione della gratuità, della dimensione della grazia di Dio, quindi, del suo perdono.

Si tratta di ciò che l’apostolo definiva “Essere in Cristo”. Infatti abbiamo ascoltato: «Nessuno si vanti di fronte a Dio perché è grazie a lui che voi siete in Cristo».

Questa è la realtà che ci trascende, perché ci rende ciò che noi non potremmo mai essere con le nostre capacità umane, la nostra intelligenza e le nostre forze.

Se hai un minimo di senso della giustizia, di saggezza, di bontà, di perdono è perché Gesù stesso è giustizia, saggezza, perdono e bontà.

Essere in Cristo, significa dunque, partecipare a ciò che Cristo è. Di ciò, dice l’apostolo paolo, possiamo vantarci, di appartenere a Cristo, di essere stati introdotti nella dimensione gratuita dell’amore che non chiede nulla in cambio.

Che te ne viene? Che ci guadagni a dare senza mai ricevere nulla?

Guadagno tutto e tutti: una vita non più egoistica e disperante, sempre alla ricerca di avere tutto, sempre di più, sempre per sé, compreso il Paradiso; una vita vissuta non più all’insegna della paura del dopo, del futuro, degli altri che minacciano il mio spazio; una vita in cui non sarà vissuta all’insegna della domanda se potrò ancora avere, possedere e quindi “essere”.

Guadagno tutto e tutti perché l’orizzonte non è dentro me stesso, ma fuori, non per soddisfare il mio “io”, ma per soddisfare l’esigenza di andare incontro agli altri, al prossimo, per amare, per donare ciò di cui ho di più prezioso: la mia stessa vita posta al servizio, come una vocazione.

Infatti «guardate la vostra vocazione» dice l’apostolo nel nostro brano. La vocazione che Dio affida non è facile da mettere in pratica, perché bisogna superare le nostre resistenze, i nostri orientamenti sbagliati, che vanno nella direzione dei propri interessi e non del bene comune.

Correggere la direzione della nostra vocazione implica una grande fiducia in Dio, un affidarsi nelle sue mani, affidarsi all’amore di Dio che riempie di senso il nostro essere, la nostra vita, i nostri rapporti umani, i nostri legami reciproci.

No, non sarà un impoverirsi: orientare la vocazione verso gli altri, non ricercare le cose solo per sé, sarà invece un arricchimento reciproco, più prospero, più sereno.

La nostra vocazione è l’essere in Cristo, cioè vivere sapendo che ciò che ci tiene in piedi e ci permette di avere rapporti all’insegna della riconciliazione, della pace, della giustizia, della solidarietà è la sola grazia di Dio. Amen!

 

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