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Sermone di domenica 22 gennaio 2012 (II Re 5,1-15 e 19)

Testo della predicazione: II Re 5,1-15 e 19

Naaman, capo dell'esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest'uomo, forte e coraggioso, era lebbroso. Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d'Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman. La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!». Naaman andò dal suo signore, e gli riferì la cosa, dicendo: «Quella ragazza del paese d'Israele ha detto così e così». Il re di Siria gli disse: «Ebbene, va'; io manderò una lettera al re d'Israele». Egli dunque partì, prese con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro, e dieci cambi di vestiario; e portò al re d'Israele la lettera, che diceva: «Quando questa lettera ti sarà giunta, saprai che ti mando Naaman, mio servitore, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra».Appena il re d'Israele lesse la lettera, si stracciò le vesti, e disse: «Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere, ché costui mi chieda di guarire un uomo dalla lebbra? È cosa certa ed evidente che egli cerca pretesti contro di me». Quando Eliseo, l'uomo di Dio, udì che il re si era stracciato le vesti, gli mandò a dire: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell'uomo venga pure da me, e vedrà che c'è un profeta in Israele». Naaman dunque venne con i suoi cavalli e i suoi carri, e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Ed Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va', làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro». Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso. I fiumi di Damasco, l'Abana e il Parpar, non sono forse migliori di tutte le acque d'Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere guarito?» E, voltatosi, se n'andava infuriato. Ma i suoi servitori si avvicinarono a lui e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l'avresti fatta? Quanto più ora che egli ti ha detto: "Làvati, e sarai guarito"?».  Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell'uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne di un bambino; egli era guarito. Poi tornò con tutto il suo séguito dall'uomo di Dio, andò a presentarsi davanti a lui, e disse: «Ecco, io riconosco adesso che non c'è nessun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele. E ora, ti prego, accetta un regalo dal tuo servo». Eliseo gli disse: «Va' in pace!»

Sermone

Care sorelle e cari fratelli, il racconto della guarigione di Naaman tende innanzitutto a sottolineare l’universalità dell’amore di Dio. Infatti Naaman è un uomo pagano, non è israelita. Eppure l’autore biblico riferisce che la grande stima che egli gode come capo dell’esercito del re di Siria, era proprio dovuta al Dio d’Israele il quale gli aveva permesso di essere vittorioso in battaglia salvando la Siria dal nemico.

L’autore biblico si lascia andare anche in complicazioni buffe del racconto che rendono comici e goffi i suoi personaggi.

Allora, entriamo un po’ nel racconto per capire il suo messaggio.

 

Naaman, che al Dio d’Israele deve la sua fama, non ne sa nulla, non conosce questo Dio; Naaman ne viene a conoscenza attraverso una ragazza al servizio di sua moglie. Tra l’altro, la ragazza era stata fatta prigioniera a seguito di incursioni di bande dei Siri in Israele.

È quindi una ragazza ebrea che porta a conoscenza della sua padrona il fatto che in Israele c’è un profeta che può guarire la malattia della pelle di Naaman, suo marito. Si tratta del profeta Eliseo.

Così, siccome “tentar non nuoce”, Naaman chiede il permesso al suo re, il permesso di andare su un territorio potenzialmente nemico. Il re comprende l’importanza della guarigione di Naaman e lo raccomanda al re con una lettera che dice: “Ti mando Naaman, mio servitore, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra”.

Capite bene che per un re, o un presidente di oggi, la frase è provocatoria. Infatti il re d’Israele dice: “Egli cerca un pretesto contro di me”. In realtà è vero che il tenore della lettera sa di assurdo perché in fondo si potrebbe intendere: Se non guarisci il mio lebbroso mi fai un torto, e se mi fai un torto io sono autorizzato a farti guerra. Fa davvero sorridere il pericoloso equivoco che rischia di innescare gravi conseguenze.

Ma Eliseo si fa avanti convincendo il re a inviare da lui Naaman affinché riconosce che c’è un profeta in Israele. E se c’è un profeta, vuol dire che c’è anche un Dio.

Così Naaman giunge dal profeta rivendicando tutta la sua superiorità sociale; giunge, infatti, alla sua porta con cavalli e carri. Un po’ come giungere in limousine a casa di uno di noi che abita in una modesta casa popolare.

Per questo il profeta Eliseo si nega, come fa Naaman che nega di aprire il suo cuore, che nega l’autenticità di un’afflizione che una malattia gli procura, Naaman si trincera dietro la sua fama e il suo potere, dietro il suo orgoglio e la sua superbia. Porta perfino tanto oro con sé, come dono, per ripagare la guarigione, per non restare in debito, per non dover dipendere da Dio, ma solo da se stesso, per poter contare su nessun altro che su se stesso.

Un ordine di umiltà quindi è quanto gli è dovuto: un servitore di Eliseo gli dice di fare il bagno per sette volte nel Giordano. Niente di più umiliante, nulla di più inutile e insensato. «I fiumi di Damasco sono migliori di tutti i fiumi d’Israele» dice Naaman, perché abbassarsi ad una richiesta così mortificante?

Perché Naaman deve accettare la gratuità della guarigione da parte di Dio, non c’è prezzo per pagarla, anche il profeta non accetta nulla da Naaman, benché avrebbe potuto. Ma Naaman deve rinunciare alle sue pretese di accattivarsi il favore di Dio con la sua ricchezza e la sua fama, Naaman deve capire che davanti a Dio non valgono le sue capacità, le sue sostanze e le sue fortune.

Naaman deve prima ravvedersi, deve rendersi umile, non deve più contare su se stesso, ma sull’amore di Dio, sulla sua misericordia, sul suo perdono, sulla gratuità dei suoi gesti.

Naaman deve riporre la sua speranza non sui beni terreni effimeri e provvisori, non su labili capacità, ma sulla ricca bontà di Dio. E ciò accadrà, ma solo dopo che avrà rinunciato a se stesso, dopo aver fatto per sette volte, non una, sette volte il bagno sul Giordano. Naaman è guarito e solo ora potrà dire: «Ora io riconosce che non c’è nessun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele».

Naaman lascia finalmente spazio a Dio, ora Dio può essere Dio, esercitare la sua sovranità, il suo amore, può essere il Dio di Naaman.

Naaman ha incontrato Dio e, come Naaman, Dio incontra ciascuno di noi, te fratello, te sorella; ti incontra solo perché ti ama e tu lo incontri perché hai smesso di pensare che la sua grazia vada conquistata con le tue buone opere, con la tua capacità di essere efficiente, di accattivarti il suo favore, di fare tanto bene a tutti: «Dio, così, non può che rivolgere a me la sua benevolenza».

Martin Lutero diceva: «Dio non ci ama perché siamo belli, ma siamo belli perché Dio ci ama». A lui dobbiamo ciò che siamo e ciò che saremo per sua grazia: credenti peccatori, sì, ma perdonati, liberati, assolti, risparmiati, appunto: amati.

Incontrare Dio significa, dunque, vivere in un orizzonte di gratuità, perché tutto ciò che ho, l’ho ricevuto in dono e quindi posso donare gratuitamente.

Non importa se tu sei, come Naaman, un pagano: peccatore, peccatrice, indegno, indegna, immeritevole di alcunché. Il racconto di oggi ci insegna che Dio è qui per te, per me, qualunque sia il colore della tua pelle, il tuo stato sociale, la tua età, il tuo sesso.

Dio ti ha creato per amarti, nel suo sovrabbondante amore ti supplica di rinunciare ai falsi dèi che ti soggiogano e ti rendono schiavo del potere, delle ricchezze, della tua fama, del tuo perbenismo, per essere autentico, umile, riconoscente. Amen!

 

Commenti  

 
#1 RE: Sermone di domenica 22 gennaio 2012 (II Re 5,1-15 e 19)Elisa Mondino 2012-01-23 20:32
Carissimo Giuseppe, letto e ascoltato.
Un bellissimo sermone, che ho seguito con grande attenzione e interesse, anche perchè in questo periodo mi identifico molto in Naaman, e riflettere sul perdono e sull'amore gratuito di Dio, mi aiuta a trovare la forza di perdonarmi, anche se non è facile.
Ti abbraccio Elisa
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