Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Lo sportello per il testamento biologico è aperto su appuntamento.
Contattare:
oppure
Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Ricerca | Translator |
Testo della predicazione: Geremia 9,23-24
«Così parla il Signore: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il Signore».
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, avere saggezza è una grande dote umana, tutte le persone sagge sono riconosciute per la loro saggezza; certo, a volte accade dopo la loro morte, tuttavia il riconoscimento, presto o tardi, arriva. Così accade anche per le persone forti di temperamento: che non hanno ceduto a compromessi, alla corruzione, che si sono mantenuti integri, onesti, autentici; come pure per le persone ricche che ricevono onori e magnificenze a motivo del loro potere dovuto alla ricchezza.
Sappiamo tutti come i profeti tuonano contro l’attaccamento alla ricchezza che distoglie la nostra attenzione da ciò che è essenziale, da ciò che è veramente importante e dona un senso pieno al nostro vivere, al nostro esistere.
I profeti tuonano contro ciò per il quale si vive e ci si concentra unicamente e che causa spiazzamento, derisione, annullamento o povertà e indigenza nelle altre persone. Così le ricchezze ottenute a scapito dell’”orfano” e della “vedova”.
Il profeta Geremia non demonizza ‘a priori doti come la ricchezza, la saggezza e la forza umane, non tuona contro quelle persone che le posseggono, chiedendo loro di abbandonare quella condizione di peccato. Il profeta riconosce che ci può essere del bene in tutte le cose, perfino in quelle cose che possono essere reputate negative, insensate, o che si configurano in un orizzonte di superficialità o di «umano, troppo umano» per essere approvate da Dio o perché Dio possa usarle per la sua gloria e testimonianza.
Sei saggio, forte, ricco? Bene! afferma il profeta. Ma non ti vantare di ciò, non solo nei confronti del prossimo, ma anche nei confronti di te stesso. Non gloriarti, non incensarti, non confidare in quelle doti ritenendoti al riparo dal vuoto, dal non senso, dalla vacuità, dalla sterilità, dal deserto. Saggezza, forza e ricchezza non danno senso alla tua vita in quanto tali, anzi possono farti precipitare nel non senso più totale, nel peccato più grave.
Allora, qual è la giusta misura? Qual è il giusto atteggiamento di coloro che sono saggi, o di altri che hanno potere, oppure di chi è ricco?
Il profeta risponde con un riferimento alla conoscenza di Dio: conoscere il Signore è il vero vanto, il vero orgoglio che possiamo avere. Tutti coloro che hanno ricchezze, potere, sapienza non devono vivere in modo autoreferenziale la loro vita, ma devono maturare quell’intelligenza che riconduce il loro essere a Dio e alla sua saggezza, alla sua forza e alla sua ricchezza.
Conoscere Dio, per il profeta Geremia, non è avere una sua immagine davanti a sé, non è una mera attività cerebrale, non significa credere che esiste una divinità che posso pregare e da lei essere esaudito. Conoscere Dio non significa semplicemente sentirlo sempre al proprio fianco che mi sostiene e mi guida, certo, Dio e anche questo, ma non solo, non è sufficiente un tale rapporto con Dio.
La giusta misura rispetto a ciò che siamo e ciò che siamo chiamati a essere quotidianamente, nelle nostre attività di tutti i giorni, la giusta misura parte dalla nostra conoscenza di Dio, più precisamente di come Dio è!
Com’è, allora Dio?
«Io sono un Dio che pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra» (v. 24). Dio pratica la bontà, una termine importante nella lingua ebraica (hesed), è anche misericordia, grazia per l’apostolo Paolo; hesed determina gli altri due: diritto (nispat) e giustizia (sdaqa).
Questo è Dio, dunque la tua saggezza, la tua forza e la tua ricchezza non devono annullarsi, né essere fine a se stesse, ma possono ricevere dignità e approvazione da Dio se orientate alla misericordia e alla bontà, che significa essere determinati affinché vi sia giustizia tra gli esseri umani.
Giustizia non sperequazioni dovute a ricchezza estrema e povertà estrema; non disparità tra chi è riconosciuto nei suoi diritti perché è forte e chi non lo è perché è debole; non diseguaglianze dovute alla cultura o al colore della pelle. Giustizia è equità che proviene dall’atteggiamento di misericordia, hesed, che ci orienta all’interno di un orizzonte nel quale scopriamo la capacità di vivere in comunione nella società umana, in solidarietà, nella condivisione delle risorse umane.
Dunque non vantarti della tua saggezza, ma usala per il bene comune, per la comunità umana, per gli altri, così della tua forza, della tua influenza, della tua ricchezza.
Conoscere il Signore dunque è permettergli di essere, attraverso noi, il Dio che esercita la misericordia, il diritto e la giustizia.
In tutto ciò, Lutero, continuava a definirsi e a definire i credenti dediti al perdono e alla misericordia, un letame. Così diceva Lutero: Sei un letame, ma questa è la tua forza. Una frase che possiamo interpretare, ritengo correttamente, con le parole di Fabrizio De Andrè: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori». Amen!