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Sermone di domenica 12 febbraio 2012 (2 Corinzi 12,7-10)

 

Testo della predicazione: 2 Corinzi 12,7-10

«E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, nel brano alla nostra attenzione, l’apostolo Paolo riflette su ciò che conta veramente, su ciò che è essenziale e fondante rispetto all’essere credenti.

Nei versetti precedenti i nostri, l’apostolo spiega di avere ricevuto delle rivelazioni sovrumane: un rapimento in Paradiso, nel terzo cielo, nel quale ha visto e sentito cose che umanamente non è possibile raccontare e ripetere. Si tratta, ovviamente, di un’esperienza spirituale intensa e carica di quella emotività che indurrebbe l’apostolo a restare con la testa tra le nuvole. Infatti, Paolo non dà alla sua esperienza estatica un’importanza eccessiva, perché è perfettamente consapevole che il soggetto della sua predicazione non è la sua esperienza personale, ma la croce di Cristo.

 

Ma come perviene, Paolo, a questa consapevolezza quando predominante sarebbe un’esperienza così carica di forza per il suo messaggio?

Egli dichiara di avere una «spina nella carne». Una malattia o una debolezza fisica, tutta umana, che lo riporta sempre e ogni volta con i piedi per terra. Addirittura è un «angelo di Satana» che gliela procura. Dunque sono le forze del male che ordiscono contro di lui a suo danno. Ma l’apostolo è certo che non si tratta di un attacco, fine a se stesso, contro il suo corpo al fine di farlo soffrire.

È vero che egli può avvertire anche il dolore della “spina nella carne”, e all’epoca i disturbi fisici e mentali erano considerati opera di Satana, ma quella spina serve a rallentare l’opera di evangelizzazione dell’apostolo. A questo mira, dice Paolo, il complotto di Satana: a fermare l’evangelizzazione e quindi l’annuncio della grazia di Dio.

E invece no, la sua «spina nella carne», non comporta alcun rallentamento dell’opera di evangelizzazione che Paolo porta avanti, ma agisce per salvarlo dall’orgoglio spirituale, dal vanto che può scaturire dalle proprie esperienze estatiche. Egli aveva ancora la «testa tra le nuvole» dopo il suo rapimento in Cielo, aveva bisogno di essere riportato con i piedi per terra affinché non desse troppa importanza alla sua esperienza e troppo poca alla croce.

Paolo dunque prega diverse volte.

Come tutti noi, Paolo non è disposto solo a pregare Dio, ma anche a dirgli come Dio deve fare, qual è la risposta giusta che Dio deve dare alle sue preghiere! Egli dice: «Ho pregato perché l’allontanasse da me». Dio risponde alle nostre preghiere, ma non sempre nel mondo in cui ce lo aspettiamo, e qui Dio risponde nel modo in cui Paolo non si aspettava: «La mia grazia ti basta, perché la mia forza si mostra perfetta nella debolezza».

È stata una rivelazione!

Eppure queste parole possono essere lette in molteplici modi:

- non puoi sempre stare nel settimo cielo devi anche accettare le cose cattive che la vita ti riserva;

- la sofferenza nobilita e sopportarla con pazienza rafforza il carattere e la fede;

- fai affidamento alle tue risorse interiori che la mia grazia ti conferisce.

Invece di questi messaggi, l’apostolo Paolo ha compreso nella risposta di Dio l’importanza di distogliere lo sguardo da sé e a rivolgersi a Dio e alla sua potenza.

La risposta di Dio è davvero una rivelazione perché è questa: tu non devi temere la debolezza perché essa è parte della condizione umana, non devi vergognarti di essere debole, ma lo devi accettare e, una volta accettata la tua debolezza, allora la grazia di Dio può diventare davvero efficace.

Dio ci guarda con favore e ci perdona, ristabilisce il nostro rapporto con lui a partire dalla sua Paola che forma la nostra esistenza e la nostra coscienza. Questa è la sua grazia che è efficace se riconosciamo pienamente la nostra debolezza, le nostre incapacità. Sarà davvero difficile insegnare a una persona o a uno studente qualcosa, se quello si oppone ostinatamente pensando già di sapere tutto. Ma se riconosce la propria «debolezza», che consiste nel “non sapere”, allora si potrà intervenire con la propria «forza» e con quanto è necessario affinché egli apprenda.

La «spina nella carne» ha reso debole l’apostolo, non poteva proprio far niente, era impotente, debole, ma la sua debolezza lo ha indotto a lasciar intervenire Dio con la sua forza. Paolo ha capito che, con la forza di Dio, poteva sopportare la debolezza.

«La mia grazia ti basta, perché la mia forza si mostra perfetta nella debolezza». Paolo ha ricevuto un insegnamento da Dio, e ha imparato che può applicarlo a tutte le debolezze che lo affliggono. Egli l’ha imparato e qui lo insegna a noi.

Quando siamo deboli, in qualsiasi senso che possiamo dare alla parola “debolezza”, e quando ne siamo consapevoli, allora possiamo essere forti, non della nostra forza, ma di quella di Dio.

Dunque, quando sei abbattuto/a dalla sofferenza, dal dolore, dalla disperazione, quando ti senti solo/a, abbandonato a te stesso, sovraccaricato, tradito, umiliato, appesantito dalle difficoltà della vita, quando il cielo per te non che nuvole minacciose e la terra su cui poggi i piedi è instabile, in quei momenti ricorda che per andare avanti non devi fare affidamento sulle tue riserve interiori di forza, ma su Dio.

Come Paolo puoi anche aver fatto un’esperienza spirituale di forte impatto nella tua vita, sia essa una rivelazione, una scintilla dopo la quale tutto è cambiato, un miracolo potente. Come l’apostolo, allo stesso tempo, hai conosciuto gli abissi degli assalti del male, della violenza, dell’«angelo di Satana» come lo definisce egli stesso.

Ebbene, tu sei chiamato/a a vivere tra queste due esperienze per mezzo della grazia di Dio. Più preziosa e più importante delle tue esperienze divine gratificanti e umane degradanti è la rassicurazione del Signore: «La mia grazia ti basta, perché la mia forza si mostra perfetta nella debolezza». Amen!

 

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