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Sermone di domenica 19 luglio 2012 (Galati 2,16-21)

 

Testo della predicazione: Galati 2,16-21

Sappiamo che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato. Ma se nel cercare di essere giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, vuol dire che Cristo è un servitore del peccato? No di certo! Infatti se riedifico quello che ho demolito, mi dimostro trasgressore. Quanto a me, per mezzo della legge, sono morto alla legge affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente.

Sermone

Care sorelle, cari fratelli quante preoccupazioni affollano la nostra mente durante tutta la giornata! Da quando ci svegliamo al mattino, a quando andiamo a dormire la sera, spesso esse sono così grandi da turbar addirittura anche il nostro sonno! A tutti la vita ha sempre riservato e continua a riservare preoccupazioni di ogni genere, preoccuparsi è, infatti, un fenomeno trasversale che investe tutto il genere umano, dai giovani ai più anziani, dai ricchi ai meno abbienti, dagli abitanti delle metropoli a quelli dei piccoli centri ecc. Esiste infatti, una vasta gamma di preoccupazioni, ansie, sollecitudini... sia per cause materiali che spirituali. A essere sinceri ai nostri giorni, anche a motivo della crisi che ha investito il nostro paese, le preoccupazioni di carattere materiale, credo superino di gran lunga quelle di tipo spirituale. «Mi rinnoveranno il contratto di lavoro?» «Riuscirò ad avere la pensione dopo tanti anni di sacrifici?» «Dopo aver pagato affitto, luce, acqua, gas, telefono, condominio ecc. mi resterà qualcosa per mangiare fino alla fine del mese?» Queste ed altre, le domande che molti di noi si pongono.

In passato l’uomo, la donna, forse perché meno stressati di oggi da impegni, meno distratti da ogni genere di svago, meno dipendenti da telefonini cellulari, tv, personal computer... avendo più tempo a disposizione per pensare, meditare ecc. avevano una preoccupazione che superava di gran lunga tutte le altre: «Mi salverò?» «Cosa posso fare per essere salvato/a?». Care sorelle, cari fratelli, se nessuno è in grado di dare una risposta agli interrogativi, inerenti la nostra vita materiale, c’è invece, per il Cristiano, chi può rispondere al suo grande interrogativo, alla sua domanda esistenziale ed è Gesù Cristo “ Il figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Ga 2,20c).

Gesù si è immolato al posto mio per Amore! Se noi prendessimo piena coscienza della enorme portata di questo evento che spesso ripetiamo quasi meccanicamente, come facciamo con tante altre verità rivelate nella Scrittura, ci renderemmo immediatamente conto che è Cristo, e solo Cristo, colui che ci ha riconciliati con Dio, portando su di sé tutti i nostri peccati; noi non possiamo fare niente perché tutto è stato già fatto, tutto è stato compiuto sulla croce!

In questi pochi versetti dell’epistola ai Galati, posti oggi alla nostra attenzione dal lezionario “Un giorno una parola”, come in un condensato, viene espresso un concetto per il quale sono stati versati fiumi di inchiostro, un concetto attorno al quale si sono accese dispute, contrasti: La giustificazione per grazia mediante la fede e non per opere.

Questa è la prima fondamentale affermazione della Riforma Protestante, l’articolo 4 della Confessione Augustana, documento redatto da Melantone, amico e collaboratore di Lutero, recita così: “Gli uomini non possono essere giustificati al cospetto di Dio in virtù delle proprie forze, dei propri meriti, delle proprie opere, ma sono giustificati gratuitamente, per opera di Cristo, mediante la fede.”

“Sola gratia” è uno dei cinque principi fondamentali del protestantesimo insieme a “Solus Christus - Sola scriptura - Sola fide e soli Deo gloria”

Come la maggior parte di noi sa, Lutero visse gran parte della sua giovinezza nell’angoscia del giudizio finale, tormentato dal pensiero di non poter avere il perdono di Dio per i propri peccati. Alle dure condizioni della vita monastica (dormire su un pagliericcio in una cella di tre metri per due disponendo soltanto di una sedia, un tavolo ed un candeliere) aggiunse ogni sorta di penitenze anche corporali sino al giorno in cui, leggendo il testo di Romani 1,17 “Il giusto per fede vivrà” scrisse che per lui fu come se si fossero spalancate le porte del Paradiso. Lutero aveva compreso che nulla può fare l’uomo per la propria salvezza e che essere salvati per grazia ci permette di vivere una vita rinnovata in Cristo “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Ga 2,20b). Essere salvati per grazia, non ci esime a interessarci di ciò che facciamo, perché tanto ci penserà Dio, ma, vivendo una vita rinnovata, faremo il possibile per operare secondo la Sua volontà, senza l’angoscia di conquistarci la sua benevolenza.

Per sola grazia è un tema ancora ricorrente ai nostri giorni, perché, sebbene in teoria tutte le Chiese Cristiane concordino sul dire che è Dio che salva e non le nostre opere, nella pratica si assiste ad un proliferare di opere buone per conquistarsi il “Paradiso”. Non pensiamo, care sorelle e fratelli, di essere come Protestanti, eredi della Riforma, immuni da questa tentazione, perché pur essendo pienamente coscienti che non sono necessarie anche le buone opere ma solo la grazia mediante la fede in Gesù Cristo, spesso siamo portati ad elencare tutti i nostri meriti davanti a Dio come il Fariseo della parabola che abbiamo letta, a discapito di qualche nostro fratello, del Pubblicano di turno che non ha niente da mostrare ma che ci viene detto “Tornò a casa sua giustificato” (Lc 18,14 a) reso cioè giusto da Dio. Spesso ci viene difficile accettare che venga riservato lo stesso trattamento sia a chi compie le buone opere, a chi segue cioè la Legge, sia a chi invece non si preoccupa di fare niente di buono.

La legge di Dio è sicuramente una realtà che non può essere abolita, né sottovalutata, né ignorata, ma non si può attribuire ad essa un potere autosalvifico, la Legge è utile per darmi il senso del peccato, della trasgressione e mi induce a farmi sentire l’esigenza della grazia di Cristo, del suo perdono. “Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Ga 2,20c). Dio mi ha dato Amore e non leggi, precetti, percorsi obbligati, questa è una delle differenze fondamentali tra il Cristianesimo e le altre fedi.

Salvati per grazia., come dice la stessa parola gratis, senza spendere energie in pellegrinaggi, offerte obbligatorie in denaro, preghiere in determinate ore del giorno, digiuni, rinunce ecc. ecc. In un mondo dove siamo abituati a pagare tutto, tra poco anche l’aria che respiriamo, in un mondo dove nessuno ci dà niente in cambio di niente, sapere che Qualcuno, soltanto per Amore, ha preso tutti i nostri peccati e li ha cancellati morendo sulla croce, ci lascia disorientati; prendere coscienza di essere stati mondati, liberati chi dall’egoismo, da una vita ripiegata su se stessi, chi da un’esistenza vissuta nel peccato, dall’incredulità, dai pregiudizi, dall’omofobia, dalle dipendenze, dalla superstizione, dal razzismo... ci stupisce ma al contempo ci da una gioia immensa.

Eravamo come condannati già nel braccio della morte ed abbiamo ricevuto un atto di grazia che non abbiamo neppure chiesto, una grazia inaspettata e smisurata, una grazia immensa! Pensate sorelle e fratelli quale grande dono abbiamo ricevuto: possiamo avere tutte le preoccupazioni di questo mondo, ma smettiamo di preoccuparci per la nostra salvezza! Il Figlio di Dio ci ha amati, rendendoci capaci di amare, di compiere buone opere verso il nostro prossimo! Il processo è infatti totalmente inverso: non è con le buone opere che ottengo la grazia, ma è la grazia di Dio che mi fa compiere le buone opere. Abbiamo letto nella lettera agli Efesini. “È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio. Siamo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo” (Ef 2 8.10b)

Quello che qualcuno ingenuamente vorrebbe fare, ricostruire cioè, mattone dopo mattone, quel ponte tra l’uomo e Dio, quel patto infranto, non solo si rivelerebbe infruttuoso ma sarebbe un vanificare il sacrificio di Cristo, un annullare la croce, uno svuotare di senso la morte di Gesù. Tutti vorremmo per colmare le nostre insicurezze, per diradare le nostre perplessità, avere una legge da seguire ogni giorno, un percorso a punti come nei videogames e invece ci troviamo soli e senza indicazioni da seguire per raggiungere l’obiettivo, ma piacevolmente spiazzati dall’Amore di Dio che ci salva.

Leggo a conclusione di questa meditazione una breve preghiera dell’Africa dell’ovest:

“Io nuoto nella tua grazia” (Da “Quando è giorno” raccolta di testi di fede

della Chiesa Universale)

«Sono contento perché Tu mi hai accolto, caro Signore,

Alle volte, non so cosa fare di tutta la mia gioia.

Io nuoto nella Tua grazia come una balena nell’oceano

Come dice il proverbio “Un oceano non si asciuga mai”

così sappiamo che la tua grazia non verrà mai meno.

Caro Signore, la Tua grazia è la nostra gioia. Alleluia!»

Amen!

 

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