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Testo della predicazione: Giovanni 14, 23-27 «Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose, stando ancora con voi; ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti».
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, nel Vangelo di Giovanni la parola PACE è legata all’azione dello Spirito Santo. Si tratta infatti di una delle conseguenze dell’azione dello Spirito. Pace è una parola che, nella Bibbia, è ripetuta oltre 170 volte, i suoi significati sono molteplici, ma in ogni significato c’è la consapevolezza che la pace, la vera pace, è sempre un dono di Dio.
Vi è una evoluzione del pensiero della parola Pace, che va dallo Shalom ebraico (che poteva anche essere un semplice saluto) alla caratteristica del Regno di Dio che consiste in «giustizia e pace» (14,17). È significativo che nella pace è identificata la presenza di Dio all’interno della storia umana, del nostro spazio e del nostro tempo.
Per questo, nei discorsi di addio, Gesù annuncia che dopo la sua dipartita, il Padre invierà lo Spirito Santo, quel dono che sosterrà la debole fede dei discepoli, il dono che ricorderà le parole che Gesù ha detto. Questo dono è la presenza di Gesù nel mondo, Gesù sarà sempre con i suoi discepoli, attraverso lo Spirito. Per questo può dire «vi lascio pace», perché la pace è la conseguenza della presenza di Gesù tra noi.
La Scrittura ci pone davanti alla Pace di Dio perché di fatto la ritiene un effetto, una conseguenza, della salvezza che Dio dà come dono gratuito; per questo l’apostolo Paolo può affermare: «Giustificati per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore» (Rom. 5,1); la pace dunque è una realtà che solo Dio può compiere, e la vera pace di Dio è una realtà dirompente, che supera e scompiglia quella realtà in cui la pace vuole semplicemente indicare l’assenza di guerra, o benessere, quieto vivere o serenità interiore.
Paradossalmente potremmo dire che la “pace del Signore” mette in agitazione, turba, rende inquieto il vivere finché non ci si alza per andare incontro all’altro, per condividere insieme la pace, per testimoniarla, per diffonderla. La vera pace è un bene comune, da condividere, un bene che nessuno può tenere solo per sé. Perché non si può ingabbiare lo Spirito, non si può possederlo, ma si può solo viverlo lasciandosi trascinare dalla sua passione, dai suoi effetti, dal suo andare controcorrente, per sentieri sconosciuti, verso mete lontane. L’amore e la pace sono solo conseguenza del soffio dello Spirito.
Gesù si presenta come colui che dà pace, una pace che però non bisogna confondere con il quieto vivere, perché viene sottolineato con forza che non è una pace come quella che dà il mondo, cioè una pace ottenuta con la forza, (la Pax romana), una pace slegata dalla giustizia e dal diritto, una pace per pochi che vivono dello sfruttamento degli altri: la pace del ricco alle spalle del povero, o del forte alle spalle del debole, una pace effimera egoistica. Gesù parla di qualcos'altro, qualcosa di più grande, di più prezioso, di duraturo, di divino.
Essere posti davanti alla pace del Signore significa sentirsi trascinati da un vortice divino, lo Spirito, chiamati a quella pace che cambia radicalmente e profondamente i rapporti umani, che trasforma le relazioni che intessiamo, che non ci permette di restare uguali a quelli di prima perché è una pace che sovverte la vita, la sconvolge, crea nuovi rapporti, nuovi comportamenti, nuovi modi di vivere, di pensare, cambia la nostra cultura di egoismo in cultura della pace. A questo cambiamento, a questa conversione ci invita oggi la parola di Gesù: «Vi do la mia pace».
«Vi do la mia pace» significa esaminare il nostro essere credenti, fare l’autocritica, metterci ogni giorno, di nuovo, in gioco, per capire dietro a chi stiamo correndo, se dietro allo Spirito che ci precede e ci spinge verso gli altri con cui condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo, o dietro alle logiche di questo mondo che ci anestetizzano, dietro alle logiche del tornaconto, dei propri interessi, dei privilegi, dietro alle logiche che dividono gli esseri umani i neri e bianchi, in buoni e cattivi, in diversi e normali, in regolari e irregolari, legali e clandestini.
La pace è frutto di quello Spirito che siamo chiamati a vivere nella quotidianità della nostra esistenza, nella chiesa come nella società civile. La pace che Gesù ci dona attraverso lo Spirito è una realtà che è legata alla giustizia, è legata alla libertà, è legata al rispetto e alla dignità della persona umana e al rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Non si può interiorizzare la pace come una realtà da vivere in cima a una montagna, per “vivere in pace”. No! Perché Pace è condivisione (di quello che sono, di quello che ho, con l’altro), è una realtà che non tiene conto, in primo luogo, delle mie esigenze personali, ma di quelle della società in cui vivo e del mondo, e finché nel mondo non ci sarà pace, anch'io sarò tormentato da quell'assenza di pace in quell'angolo di terra.
La “pace” quindi non è uno stato d'animo, ma è un modo di essere, un modo di vivere, una cultura che crea rapporti nuovi, è la cultura dell’incontro, del dialogo, dell’accoglienza, della solidarietà.
La Pace vera non è un traguardo, ma un incamminarsi verso una meta comune per il rinnovamento dell’essere umano e del mondo, dell’ambiente in cui viviamo.
Oggi non possiamo parlare del dono dello Spirito senza parlare della pace di Gesù, ma sarebbe banale parlare di PACE come un ideale. Non è un ideale la pace che Gesù propone, ma l’anticipo del Regno di Dio, significa parlare di impegno concreto, di condivisione della cultura della pace con chi vive il disagio della povertà e della fame, il disagio della guerra, il disagio della discriminazione e dell’odio, del respingimento, della privazione della propria terra ed essere costretti a vivere altrove, il disagio di essere avvelenati dall’ambiente.
Si tratta spesso di un impegno che non fa rumore come i cannoni e le contraerei, l’impegno alla pace può essere solo silenzioso: «Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce» (Lao Tzu), così è l’azione dello Spirito, è un soffio, un vento che avverti, spesso impercettibile, ma instancabile, continuo, senza posa, come una foresta che cresce.
Così lo Spirito crea opportunità, proposte, perché i suoi frutti siano per sempre. Non è accettabile la teoria secondo la quale la Pace possa essere figlia della violenza oppure ottenuta con la forza. La proposta dello Spirito rende il nemico, amico, e il nemico cede le armi quando non è più trattato da nemico, perché, come nemico è smarrito, perde l’obiettivo da colpire.
Riceviamo, fratelli e sorelle, la pace che Cristo ci dà. È il dono dello Spirito, è la presenza di Cristo con noi. Ma viviamo fin da ora in quest'ottica, in questa cultura, e facciamo in modo di essere degli strumenti sospinti dallo Spirito, strumenti che portano la pace in un mondo di tensioni, di conflitti, di guerre e di paure, di odii, di allontanamenti e respingimenti .
Ci conceda il Signore di ricevere il dono del suo Spirito per essere testimoni fedeli della sua pace che vuol dare a noi e al mondo.
Amen!