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Sermone
Cari fratelli e care sorelle, un capo dei giudei incontra Gesù. Era certamente un uomo colto, un teologo, un membro del Sinedrio, il tribunale d’Israele. Sorprende il fatto che la sua visita avvenga di notte, probabilmente per non essere visto, non vuole compromettere la sua posizione di capo d’Israele, oppure teme ritorsioni da parte di qualche zelante della legge. D’altra parte una persona ragguardevole come Nicodemo non avrebbe niente da imparare da Gesù. Tuttavia Nicodemo nutre interesse per l’insegnamento di Gesù, rappresenta l’istituzione religiosa più attenta ai nuovi fermenti, e il fatto che va di notte, nel Vangelo di Giovanni significa molto, significa porre l’accento sul contrasto luce-tenebre, perché Gesù qui è colui che illumina di luce nuova le conoscenze di Nicodemo.
Nicodemiti erano chiamati anche i valdesi prima della Riforma protestante che vivevano la loro identità valdese di nascosto, all’apparenza erano cattolici, ma nel segreto valdesi, a causa dell’inquisizione.
Dall’evangelista Giovanni, possiamo ricavare che il racconto di Gesù e Nicodemo è un esempio di dialogo teologico ebraico-cristiano in cui è espressa la domanda per eccellenza: cosa devo fare per essere salvato? Per entrare nel Regno di Dio?
Certamente Gesù reagisce in modo inaspettato, dopo avere perfino espresso egli stesso la domanda che Nicodemo voleva esprimere. Non c’è una risposta teologica che parte dalla legge di Mosè, ma un’affermazione nuova, solenne che pone la questione della rinascita: «Se uno non è nato di nuovo non può vedere il Regno di Dio». Per Nicodemo di tratta di qualcosa di inconcepibile.
Come si può nascere una seconda volta?
In realtà, quello della rinascita è un tema classico all’interno delle diverse religioni, ma qui esso assume una prospettiva diversa: non è la liberazione dal mondo dei sensi e dell’illusione della materia, ma è un’epoca nuova che viene e che è caratterizzata dal regnare di Dio.
La domanda di Nicodemo è legittima!
Così Gesù spiega che la nuova nascita di cui parla è la rinascita provocata dell’azione dello Spirito Santo. L’acqua e lo Spirito sono per Giovanni il riferimento all’acqua del battesimo in inteso non come rito di purificazione dal male, ma come momento di effusione del dono dello Spirito. Ecco, è questo Spirito che permette un necessario cambiamento per entrare nella dimensione del Regno di Dio. Lo Spirito opera una ri-nascita nella vita dei credenti, l’intera esistenza dell’essere umano è rovesciata dallo Spirito, le nostre ragioni e i nostri valori appartengono alla sfera dell’umano, mentre lo Spirito permette di comprenderci al di là di questa sfera di esistenza. Anzi, si tratta dell’alternativa di Dio che entra veramente a far parte della nostra vita storica e la rinnova, le dà nuovo senso.
Ecco, ma la nostra opera, il nostro fare, non diventa divino per questo, le nostre scelte, la nostra etica, la nostra coerenza non assumono uno stato di sacralità. La nostra vita, con tutti i nostri sforzi, rimane umana, e, anche la nuova vita che ci può caratterizzare, resta comunque un tentativo di esprimere la nostra fedeltà a Dio, rimane un tentativo senza garanzie assolute e privo di infallibilità.
Perfino lo stesso Spirito non può essere da noi controllato, dominato, gestito, perché non c’è una coincidenza delle sfere, quella divina e quella umana.
A questo punto Gesù passa dal singolare al plurale per sottolineare che l’opera di cui parla Gesù, la nuova nascita, coinvolge tutti, anche noi.
Attraverso l’azione dello Spirito, noi comprendiamo che bisogna andare oltre i precetti e le leggi religiose, nella nostra ricerca di senso dobbiamo andare oltre noi stessi, ci occorre qualcosa in più che solo Dio può dare.
È qui che dobbiamo accettare di essere messi in crisi e di essere smentiti nelle nostre convinzioni, perché il dialogo con Gesù cambia le prospettive della vita, trasforma le persone, le fa rinascere, appunto: la scoperta dell’amore di Dio ci apre alla fede e all’amore fraterno, amando scopriamo il senso della nostra stessa esistenza.
Andare oggi da Gesù per porre domande significa aprirsi al cambiamento, proprio oggi, in cui viviamo una crisi economica, che è anche crisi di riferimenti, crisi di cultura, di valori, di prospettive, oggi per superare la crisi abbiamo bisogno di rinascere, di cambiare radicalmente.
La crisi che attraversiamo può senz’altro essere occasione per cambiare i nostri atteggiamenti di tornaconto, cambiare stile di vita circa il possesso del denaro e delle cose. Accettare la rinascita significa entrare nella dimensione del dono e della gratuità, della solidarietà e della condivisione, dell’accoglienza e della ricerca di sicurezza.
Accettare di farci rigenerare dallo Spirito significa lasciarci amare da Dio, e rispondere concretamente al suo amore amando a nostra volta, è questo che darà senso alla nostra vita.
Non sarà facile, fratelli e sorelle, perché saremo chiamati a superare il nostro disincanto e la nostra disillusione, come singoli e come chiesa. Anche noi viviamo nell’indifferenza del mondo, nella disperazione circa ideali traditi, politici, religiosi ecc…
Siamo chiamati ad annunciare una prospettiva nuova, diversa, che possiamo avere fiducia in colui che permette una trasformazione radicale, una nuova nascita.
Nicodemo torna a casa, l’alba avrà dato la spinta nuova di cambiamento, e non sarà stato facile per lui.
Lo troveremo di nuovo, insieme a Giuseppe D’Arimatea (19,40) per prendersi cura del corpo di Gesù giustiziato. Il cuore e l’orizzonte di Nicodemo sono ormai all’interno di una dimensione capace di testimoniare la nuova nascita in Cristo.
Amen!
Amen!