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Sermone di domenica 21 giugno 2009 (Salmo 27)

Testo del sermone: Salmo 27 - Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? Il Signore è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura? Quando i malvagi, che mi sono avversari e nemici, mi hanno assalito per divorarmi, essi stessi hanno vacillato e sono caduti. Se un esercito si accampasse contro di me, il mio cuore non avrebbe paura; se infuriasse la battaglia contro di me, anche allora sarei fiducioso. Una cosa ho chiesto al Signore, e quella ricerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore, e meditare nel suo tempio. Poich’egli mi nasconderà nella sua tenda in giorno di sventura, mi custodirà nel luogo più segreto della sua dimora, mi porterà in alto sopra una roccia. Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; sì, spera nel Signore!

 Sermone

      Di che parla questo Salmo? Parla della fede!

Davanti a noi oggi si presenta un credente, un semplice credente, che testimonia di aver vissuto giorni difficili, vuoti esistenziali, oscurità sconcertanti, domande senza risposte, torti subiti da amici e da vicini.

Il nostro credente racconta in tre immagini eloquenti, lo stato d’animo con cui ha vissuto le prove della vita: un assalto di malvagi desiderosi di «divorarmi», di farmi soccombere totalmente; un assedio di eserciti; una battaglia violenta.

Potremmo dire oggi che il nostro credente abbia avuto l’umore “sotto i piedi”, che sia diventato intrattabile, che i giorni difficili lo abbiano sotterrato per sempre; nel senso che, dopo certe esperienze, non si torna più a essere quelli di prima, fiduciosi e ottimisti nella vita, tranquilli e ingenui, ma se ne esce, invece, sospettosi e diffidenti, vendicativi e implacabili.

No, il nostro credente si presenta a noi per dirci che non è necessario diventare come gli assalitori, come i malvagi, come chi vive di egoismo e di autoesaltazioni, per uscire vivi da prove e difficoltà.

Il nostro credente ha scoperto che nel Signore si può aver fiducia: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto» (v. 10); nel soccorso del Signore si può sperare e questa è una speranza che non sarà tradita.

La fede lega questo credente a Dio in modo stretto, lo lega innanzitutto all’amore di Dio, la sua esperienza con Dio è inattesa, è una esperienza d’amore, nonostante il buio, il dolore, la sofferenza, il sentirsi lasciato solo, da parte, abbandonato da tutti.

Il credente scopre che Dio può illuminare la sua oscurità e può diventare, finalmente, la sua salvezza: può uscire dal suo tunnel da cui vede prima un puntino che via via si fa più grande, che poi diventa una luce, sempre più grande, dentro la quale può camminare, questa volta fuori dal tunnel.

«Il Signore è la mia salvezza», Egli non colui che opera gesti di salvezza, ma è Egli stesso l’unica salvezza, l’unica realtà che mi permette di non aver più paura, né terrore, ma fiducia e speranza.

Ecco, la dimensione della fede permette tutto ciò, non si tratta di una promessa che ti concede di vivere senza problemi, senza prove e difficoltà, si tratta invece della promessa che, proprio quando la vita ti riserva dolore e sofferenza, solitudine, quando credi di non farcela più, quando ti senti abbandonato e confuso, quando resti solo nel tuo tunnel senza uscita, allora ti viene incontro Colui che ti raccoglie e ti prende per mano.

Anche nel buio la sua mano ti dà sicurezza, anche nel buio trovi che si può sperare, che ci si può incamminare verso una luce chiara ed evidente. Il Signore permette che la tua prova non diventi una crisi, anzi permette che la tua prova generi speranza, che significa “voglia di vivere”, voglia di essere utili, di esserci sulla scena umana, voglia di ricominciare!

Il credente che ci parla attraverso questa composizione poetica, ci insegna che con Dio instaura una relazione personale d’amore e di amicizia, che può diventare per tutti noi il luogo del rifugio, cioè il nostro riferimento solido, come può essere una roccia su cui si costruisce la casa e contro la quale invano si scagliano le acque distruttrici del caos o i venti delle contrarietà e delle prove.

In Dio solo, non sulla chiesa, non su uomini o donne, non su dottrine, filosofie o teologie, ma in Dio, il nostro credente ritrova sicurezza e gioia.

Quindi il suo consiglio che conclude la composizione non può che essere accolto con riconoscenza: «Spera nel Signore. Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; sì, spera nel Signore». Amen!

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