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Testo della predicazione: Luca 6, 36–42 Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.«Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi».Poi disse loro anche una parabola: «Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?Un discepolo non è più grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro.Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?Come puoi dire a tuo fratello: "Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell’occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello.
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, l’evangelista Luca, a differenza di Matteo, preferisce far pronunciare a Gesù il suo discorso programmatico, non sul Monte, ma su una pianura, nel luogo, cioè, della riflessione e della preghiera. In Matteo si sottolinea invece il Monte che raffigura quello in cui Mosè ricevette la legge di Dio, dunque Gesù è per Matteo il nuovo Mosè che annuncia la nuova legge di Dio, che è la legge dell’amore. Entrambi fanno un uso teologico della geografia.
Il brano alla nostra attenzione ha come tema il giudizio. Un argomento tanto semplice quanto controverso e difficile da trattare. Il giudizio contiene in sé il tema della giustizia: quella di Dio e quella umana; tanto diverse tra loro che talvolta, ancora oggi, facciamo fatica ad averne una corretta comprensione.
Luca propone ai suoi ascoltatori di praticare una giustizia che affonda le radici nella misericordia e nel perdono. Esordisce, nel nostro brano, dicendo: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro». L’idea è che nessun discepolo di Gesù deve contraccambiare con la propria risposta al comportamento dell’altro. Non devi risponde all’odio con l’odio e all’amore con l’amore perché Dio non rende male per male e bene per bene; Dio è buono verso tutti, gli ingrati e i malvagi (v. 35)e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt. 5,45). La grazia di Dio non si fonda sui meriti dei destinatari, ma sulla bontà di Dio.
È difficile da capire e da accettare l’imparzialità di Dio che noi consideriamo il più delle volte ingiusta: come può accadere che un lavoratore della vigna, chiamato fin dall’alba, percepisca la stessa paga di chi ha lavorato solo un’ora? E cosa c’è di giusto nell’organizzare una festa per un figlio che aveva sperperato la metà dei beni del padre? Il fratello maggiore riceve una risposta singolare dal padre: «O vedi tu di mal occhio che io sia buono?».
Qui, per noi, la disponibilità di Dio ci fa problema, egli agisce con favore verso coloro che non meritano tale favore. Talvolta il trattamento misericordioso di Dio, la sua disponibilità al perdono verso tutti, ci appaiono esagerati, a noi sembra che la giustizia rimanga incompiuta e così la prendiamo noi nelle nostre mani.
Ma questa giustizia di Dio appare incompiuta solo agli occhi di chi non si trova a proprio agio in un Regno dove i posti sono assegnati ai dissipatori di beni, e dove gli esattori delle tasse e i peccatori e le prostitute sono benvenuti a tavola.
Perciò Gesù dice «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro». Dunque i discepoli di Gesù non devono giudicare né condannare. Anzi Luca dice con forza: «smettetela di giudicare» e «smettetela di condannare» pensando di fare giustizia perché la giustizia di Dio è la sua misericordia. E sembra che tale atteggiamento paghi; infatti Gesù parla a questo punto di equità: «Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi», dunque chi dà misericordia riceve misericordia, chi dà perdono riceve a sua volta perdono: date e vi sarà dato abbondantemente. Qui si presenta ai nostri occhi una bella immagine di abbondanza: «vi sarà versata in seno buona misura pigiata, scossa, traboccante», era la grande tasca contenuta dalla cintura e dalla piega dei vestiti di allora che sarà un contenitore non sufficiente per le continue benedizioni pigiate, scosse, traboccanti che riceveranno coloro che agiscono senza giudizio e condanna, ma con generosità.
Infatti per l’evangelista, la grazia senza giustizia degenera nella permissività, ma la giustizia senza misericordia diventa crudeltà. I discepoli devono imparare ad agire imitando l’agire di Dio.
Non ci è facile, perché noi viviamo comunque la nostra debolezza umana, non ci è facile di uscire dal nostro senso, distorto, o semplicemente umano, di giustizia e di bene. Ma per questo siamo chiamati a riconoscere le nostre imperfezioni e a fare in modo che non condizionino il nostro agire.
Perciò Gesù parla contro coloro che sono ciechi, guide cieche di ciechi. Coloro che credevano di vedere chiaramente, di avere la padronanza dei valori e dell’etica, della morale e del buon esempio.
Gesù non ha nulla contro le loro imperfezioni, non sono le imperfezioni umane che squalificano l’insegnamento dei maestri, di chi ricopre un ruolo in quell’ambito, o di chi cerca di vivere concretamente l’ideale di vita di Gesù; per Gesù non è squalificante l’imperfezione umana, quanto la cecità verso le proprie imperfezioni, il fatto di non riconoscerle, di non accettarle di nascondere la testa sotto la sabbia. Per Gesù si tratta di una voluta incapacità di essere autocritici e onesti verso se stessi.
Gesù tratta costoro con ironia, le presenta come una persona che ha una trave nel proprio occhio che cerca di aiutare un’altra persona che ha una pagliuzza nel suo occhio. Che buffo!
Spesso si tratta di persone che sono al servizio del loro prossimo, che cercano di aiutare tutti, che vivono un grande altruismo, ma si ingannano perché pensano che guardare sempre gli altri può essere un modo per non guardare se stessi, le proprie incapacità, i propri limite, le proprie imperfezioni.
Dunque l’essere misericordiosi come lo è il Padre nostro, il non giudicare, il non condannare, il perdonare, non sono delle prerogative umane, ma di Dio, è il nostro Padre celeste che è così, noi non siamo così, ma Gesù ci dice che qualcosa possiamo fare, ci viene dato un esempio che possiamo seguire, consapevoli delle nostre imperfezioni, siamo invitati ad agire come agisce il nostro Padre, Dio, che è misericordioso nei confronti di chi non se lo merita; che accoglie chi se ne va per la sua strada, che riceve chi non merita ospitalità.
Per noi si tratta persone da respingere, dalla nostra vita, fuori dalla porta, oltre i nostri confini, anche se sono in mare aperto, devono tornarsene là da dove sono venuti. La nostra giustizia è fatta di punizioni, condanne, ritorsioni, allontanamenti, discriminazioni; quella di Dio di misericordia, di comprensione, di umanità, di compassione, di rispetto e tolleranza, di perdono.
Impariamo a guardare noi stessi, come ci chiede Gesù, a guardare le travi nei nostri occhi, a riconoscere i nostri limiti, le nostre imperfezioni, il nostro razzismo, la nostra incapacità di perdonare, di comprendere, spesso di capire, per poter finalmente praticare la misericordia e il perdono che ci vengono donate da Dio. Amen!