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Sermone di domenica 30 Agosto 2009 (Marco 7, 31-37)

Testo della predicazione: Marco 7, 31-37

Gesù partì di nuovo dalla regione di Tiro e, passando per Sidone, tornò verso il mar di Galilea attraversando il territorio della Decapoli. Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gli imponesse le mani. Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà!» che vuol dire: «Apriti!» E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse la lingua e parlava bene. Gesù ordinò loro di non parlarne a nessuno; ma più lo vietava loro e più lo divulgavano; ed erano pieni di stupore e dicevano: «Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare».

Sermone

Cari fratelli e care sorelle,

in questo momento mi accorgo chiaramente, quanto la capacità di parlare, ma anche la capacità di udire ci definiscono come persone. Un´influente corrente della filosofia contemporanea perfino sostiene che non ci sia nessun`altra realtà nel mondo che la realtà creata dalla lingua. – I nuovi volontari nel Centro Diaconale in questi giorni fanno i loro primi passi nel nuovo linguaggio. Si sentono qualche volta esclusi dalla comunicazione delle badanti, e specialmente quando i bambini gli parlano in siciliano. Tanti stranieri “extracomunitari”, venendo da paesi fuori dall´Europa rimangono fuori della società. Senza la capacità di comunicare rassomigliano ai sordomuti. Forse alcuni di voi hanno già sperimentato questo fenomeno nelle proprie vacanze, Nino e Delia mi hanno raccontato quanto è stato difficile comunicare a New York con gli “Amerrrricani”, parlare a stento. Però capita anche nelle famiglie nelle quali tutti sanno parlare o udire bene che uno parla ma non riesce a farsi capire, parlare al muro. Inoltre l´udire, l´ascoltare è più facile detto che fatto. È un arte essere in grado di ascoltare il proprio vicino con pazienza e attenzione. Nel linguaggio degli psicologi l´ascoltare bene si chiama “active listening”. “Condussero da lui un sordo che parlava a stento”. L´uomo non viene chiamato dal suo nome, non interessa, è anonimo, passivo, quasi un oggetto. Chi non sa parlare oppure capire viene facilmente escluso dalla comunità, diventa quasi un niente. La sua dignità è sempre minacciata.

Per guarirlo, per ridare all´uomo sordomuto una nuova vita Gesù fece due cose essenziali. Prima lo distaccò dalla folla, lo condusse in disparte, lontano dagli occhi degli altri che lo definiscono come una persona ferita. Al sordomuto serve un ambiente diverso, serve ad azzerare la situazione. Qui in disparte in un posto nuovo e cambiato, anche la vita può cambiarsi. Distaccato dalla condizione solita, lo sgancia dal mondo solito. – In secondo luogo Gesù gli si avvicina in un modo diretto, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua, poi, alzò gli occhi al cielo come indicazione di una preghiera. Con la preghiera “Apriti!” e il gesto, cioè le sue dita nelle orecchie e nella bocca del sordomuto, Gesù lega il cielo col uomo. Perché “Apriti, Heffata!” è una parola insieme al gesto indirizzata verso il sordomuto e anche al cielo, ad entrambi, in due direzioni. E infatti, ecco si apre il cielo e allo stesso momento si aprirono le orecchie e si sciolse la lingua. Per ogni guarigione ci vuole un legame fra il cielo e la terra. Funziona come una corrente elettrica che dà l´energia celeste alla terra attraverso Gesù, il ponte, una corrente dello Spirito Santo. Il risultato è: L´uomo parlava bene. È stato guarito. La Buona Notizia è: l´uomo può rientrare nella comunità dei viventi. Questa testimonianza faccio con il mio nome Rafael significa “Dio guarisce!” Guarire è una forma visibile della Parola di Dio.

La guarigione serve per l´evangelista Marco – e pure oggi stamattina - come un avvertimento ai discepoli di finalmente comprendere l´imminente grandezza del Regno di Dio che sta per arrivare con Gesù. Marco descrive i discepoli nel suo vangelo spesso se fossero sordi e muti. Non si aprono del tutto alla Parola del maestro. L´incomprensione dei discepoli appare per esempio in 7,18 dopo un discorso contro l´ipocrisia dei farisei dice Gesù: “Neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che dal di fuori ecc.” Ancora più forte è il rimprovero dopo la seconda moltiplicazione dei pani, Marco 8,17-18: “Perché state a discutere del non aver pane. Non riflettete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchie e non udite?” Il discepolo dovrebbe capire quanto grande è Dio, ma invece rassomiglia a quelli di fuori che hanno occhi e non vedono e hanno orecchie e non odono.

Veramente se prendiamo sul serio questa esortazione, il paragone tra un sordomuto e un discepolo incredulo, dovremmo ripensare la storia. Visto così l´esclamazione“Apriti!” Gesù rivolge a noi e al cielo. Apritevi davvero alla Parola di Dio! - Ma ricordiamoci, le due tappe che Gesù fa per guarire il sordomuto sono essenziali. Prima dobbiamo farci guidare in un posto in disparte, fuori dalle chiacchiere della gente. Solo nel distacco, in un posto per esempio come in una chiesa possiamo essere nuovamente legato al cielo attraverso Gesù. Serve anche il silenzio. Dopo possiamo aprire le nostre orecchie per ascoltare: Dio vuole parlarti, come dice l´apostolo Paolo: ricevete lo Spirito di adozione, Dio vi ha adottato come i suoi figli. Possiamo rispondere: “Abba, Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio. Se siamo figli siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Gesù.” Siamo liberati, noi credenti! Nulla ci mancherà perché Dio è il nostro padre. Annunziamolo con la bocca! Chi ha udito questo messaggio, questo annuncio e lo ha creduto con tutto il cuore è liberato, sarà guarito. - Senza il vangelo rimaniamo sordi con le orecchi bombardati dalle notizie preconfezionate, con un solo obbiettivo, plagiare le menti, drogando le notizie secondo il bisogno del potere, e allora suscitare la paura con notizie drogate sulla criminalità comune, sui clandestini, sugli stupri, immondizia…Così le nostre orecchie rimangono bloccate come le orecchie dei sordi. Senza il vangelo rimaniamo gente che sparla con sdegno, senza dignità, senza il canto di gioia sulle labbra, parlare a stento. Solo il vangelo può darci la vera dignità che ha assaggiato il sordomuto dopo la sua guarigione. La vera dignità Gesù ci da` come un regalo. Essere o diventare figli di Dio. Mostra la vera meta della creazione.

Perciò (per capire bene) le guarigioni di Gesù non sono il motivo per cui è venuto sulla terra. Questo è importante. È la ragione per la quale Gesù ordinò agli spettatori di non parlarne a nessuno. Gesù non è un mago, ma usa i miracoli per mettere in rilievo che il tempo messianico è arrivato, cioè che il suo Regno porta la Vita Nuova, pure oggi, cioè il mondo guarito di cui parlavano i profeti come Isaia nel capitolo 35: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto...” La folla riconosce dunque nel miracolo il segno che le profezie si sono compiute: Gesù è il salvatore atteso. In Gesù è presente il regno escatologico di Dio di cui scrive Isaia. In Gesù vediamo la buona fine del mondo.

Ma in Gesù vediamo anche l´inizio del mondo com´è stato voluto da Dio. Gesù porta con sé la creazione rinnovata, così come le parole della folla che esclamono “Egli ha fatto ogni cosa bene” alludono anche al racconto della creazione in Genesi 1,31: “Iddio vide tutto quello che aveva fatto ed ecco era molto buono”. Tutto quello, il tutto è universale. Anche il nostro racconto acquista un significato di universalità. Perciò Gesù si recò nel territorio della Decapoli, in una regione pagana. Il miracolo è in favore di una persona che secondo la concezione del tempo avrebbe dovuto essere esclusa, o per lo meno raggiunta solo in un secondo luogo: prima gli ebrei, poi i pagani. Ci fa comprendere che il prima e il poi appartengono alla grettezza dell´uomo, non all´amore di Dio. La creazione nuova si spande attraverso le culture ma anche attraverso tutti i tempi, è universale. Fa che tutti realizzano, anche noi che facciamo tutti parte della comunità di Dio. Tutti vuol dire tutti. Così Gesù spiega il concetto dell´Essere Chiesa Insieme con un solo gesto e una preghiera: “Apriti! Apriti agli altri!”

Amen!

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