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Predicazione di domenica 4 ottobre 2009 (Matteo 15, 21-28)

Testo della predicazione: Matteo 15, 21–28

Partito di là, Gesù si ritirò nel territorio di Tiro e di Sidone.

Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio».

Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli si avvicinarono e lo pregavano dicendo: «Mandala via, perché ci grida dietro». Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele».

Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!»

Gesù rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini».

Ma ella disse: «Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle brìciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita.

Sermone

 

Care sorelle e cari fratelli, una donna pagana distoglie l'attenzione su Gesù, grida dietro al corteo che segue Gesù. È una donna non ebrea che si rivolge al Gesù ebreo, ad un maestro ebreo per ricevere risposta alla sua preghiera. Ha una figlia affetta da una grave malattia, forse è epilettica o qualcosa legata a forme improvvise di crisi, è tormentata, dice il nostro testo, da un demone maligno. Ma l'attenzione del brano biblico non si ferma su questo aspetto, ma sul rapporto che la donna vuole instaurare con Gesù. Perciò grida per farsi sentire da lui, non si può avvicinare troppo a Gesù perché è pagana e quindi potrebbe contaminare il maestro, come chi ha una malattia, come la lebbra. Ma la donna non si arrende, non si perde d'animo, e grida per farsi sentire da Gesù.

Però «Gesù non le rispose parola» dice l’evangelista. Gesù è muto, non reagisce, il suo silenzio è pesante, strano, urtante… Gesù che è il consolatore degli afflitti, lui che ha calmato coloro che piangono, che ha soccorso i tormentati, lui che ha guarito… alla donna non risponde nulla. Gesù è indifferente e quando i discepoli, scocciati dalle urla della donna, chiedono a Gesù di fare qualcosa per mandarla via, allora le si rivolge come farebbe qualunque ebreo che odia i pagani, soprattutto quelli della fascia costiera da cui proviene la donna, le si rivolge in modo ostile: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cani». I cani erano gli infedeli, coloro che non erano degni di Dio. Gesù sta dando del «cane» alla donna. Una reazione che la donna non avrebbe mai voluto ricevere da un maestro pio e religioso.

Questa donna, senza nome, non si arrende e, al rifiuto di Gesù, risponde con fede. Non era rimasta inerte al silenzio di Gesù e, adesso che Gesù le parla in modo da azzerare il suo rapporto con lei, la donna gli risponde, perfino con un certo senso dell’umorismo: «Dici bene, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Come dire: È vero che Israele è il popolo eletto, ma questo privilegio deve significare forse l’esclusione degli altri? Questa reazione della donna denota buon senso, ma anche fede, amore e viene vissuta da Gesù come una molla che scatta, come una scintilla che permette al fuoco di accendersi, come una conversione. È qui il miracolo, e Gesù deve dire: Donna, grande è la tua fede. Qui è il vero miracolo, Gesù è scosso dall’incrollabile fede della donna, non c’è più nulla da aggiungere, null’altro da fare o da dire, perciò il racconto si chiude dicendo: «E da quell’ora sua figlia fu guarita».

Il miracolo è avvenuto. Ma al di là di questa liberazione, vi è il senso profondo del racconto che porterà le comunità cristiane ad aprirsi piuttosto che a rinchiudersi dentro le proprie sicurezze. La donna porta perfino Gesù a cambiare programma, Gesù si è aperto all’universale, ha abbattuto i muri che separavano ebrei e cananei che prima erano nemici.

Questo brano ci insegna che nessuno può respingere un altro, qualunque sia il motivo del respingimento, nessuno può mandare a casa un altro che ti chiede soccorso e aiuto. Uno straniero può essere visto con paura, guardato con sospetto, ma Gesù ci insegna che se prima era così, ora non lo è più, che si tratta solo di un essere umano come te, come tuo padre, come tua figlia quando hanno bisogno di guarigione.

Il testo ci mostra che la salvezza di Dio non è per niente scontata, e in effetti la donna non chiede perché pensa di avere il diritto di ricevere qualcosa, la fede spera senza pretendere o far valere il diritto di essere aiutati. La fede si rivela qui, più grande delle “pratiche religiose”, che possono valere come insegnamento, ma non possono prendere il posto della fede.

Nel nostro testo, la fede appare come un "credere" contro Dio stesso, contro il silenzio di Dio o il rifiuto di Dio. La fede è ciò che ci permette di metterci in relazione con Dio e le relazioni producono cambiamenti: il testo biblico ci insegna che né Dio, né la fede escono senza cambiamenti da questo rapporto, da questa relazione.

La fede stessa non è neppure quella che non conosce dubbi e debolezze, incrollabile e forte come quella degli inquisitori. La fede è quella che resiste anche nei momenti di grande tentazione, quella che non si tira indietro nelle difficoltà, ma reagisce, anche litigando con Dio.

Quante volte, fratelli e sorelle, avete fatto anche voi l'esperienza del silenzio di Dio? del Dio che se ne sta muto? l'esperienza di un Dio oscuro, proprio quando l'orizzonte della vita si restringe e non avete saputo più individuare quale futuro vi stava davanti, e in che modo poter proseguire; quante volte vi è accaduto di sentire Dio lontano anni luce e siete rimasti soli nella sofferenza e nel dolore? Nella malattia, soli nello smarrimento e nel vagare a vuoto?

Caro fratello, cara sorella, l’evangelista Matteo, con questo racconto, ti incoraggia a perseverare nella fede, senza arrenderti anche quando il silenzio di Dio diventa per te incomprensibile e insopportabile. Anche quando, davanti ai perché, non ottieni risposta: perché il terremoto? perché le alluvioni? perché i disastri naturali? perché gli tsunami? Perché dolore e sofferenza?

Alle volte il tuo diventa un grido di dolore, come quello della donna cananea la cui figlia era stata colpita da qualcosa che la stava conducendo inesorabilmente alla morte.

Quante volte le tue domande e il tuo grido si sono fatti pressanti e quante hai atteso invano una risposta? Quante volte… …non ti è giunta l’improvvisa sensazione di essere addirittura respinto, respinta?

Quante volte ti sei sentito inadeguato davanti alla tua debolezza, di essere umano, a ricevere alcunché da Dio? In fondo, la fede non è il pretendere di avere dei diritti speciali, ma è una realtà dinamica, una relazione tra noi e Dio che cambia, che cambia noi e cambia anche Dio, come qualsiasi rapporto tra gli esseri umani. Perché chi entra in una relazione non resta come prima.

Gesù apre alla chiesa orizzonti nuovi, apre alla relazione fraterna con tutti, apre a dei rapporti umani senza pregiudizi, ci vuole l’intelligenza del cuore e dello spirito per superare le frontiere, e l’evangelo di oggi ci chiede di essere provvisti, dotati di ciò.

Grazie a questa donna lo sguardo di Gesù rispetto all’accoglienza dei non ebrei è cambiato, è stato trasformato, il suo messaggio ora è rivolto a tutti, al di là delle frontiere e senza discriminazioni.

Così, anche noi siamo invitati, a nostra volta, a lasciarci interpellare da quelli che sono diversi da noi, da quelli che non ci assomigliano. Accettiamo, invece, di essere disturbati nelle nostre abitudini e nelle nostre tradizioni, per vivere in modo autentico l’avventura della fede e dell’incontro a cui Dio ci chiama. Impariamo a pregare con perseveranza, come questa donna che ne è il modello, affinché anche le nostre chiese possano rinascere, ritrovare una nuova vita, com’è accaduto alla figlia della donna Cananea.

La Parola del Signore ci stimola ad avviarci verso un cammino nuovo, di avviarci verso una nuova vita che sa vedere l’altro per quello che è e non come estraneo, nemico, straniero da allontanare. Qui è Gesù stesso che fa l’esperienza del cambiamento, dell’apertura, dell’accoglienza, dell’incontro e dell’ospitalità. Egli oggi ci invita oggi a ripetere e a far nostra la sua scoperta e la sua esperienza.

Amen!

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