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Sermone di domenica 25 ottobre 2009 (Marco 10, 2-12)

Testo della predicazione: Marco 10, 2–12

Dei farisei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito a un marito mandar via la moglie?». Egli rispose loro: «Che cosa vi ha comandato Mosè?». Essi dissero: «Mosè permise di scrivere un atto di ripudio e di mandarla via». Gesù disse loro: «È per la durezza del vostro cuore che Mosè scrisse per voi quella norma; ma al principio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. L’uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito». In casa i discepoli lo interrogarono di nuovo sullo stesso argomento. Egli disse loro: «Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

 Sermone

 Care sorelle e cari fratelli, Gesù s’imbatte in una discussione con i farisei circa il ripudio della propria moglie e il divorzio. La domanda è sottile perché, chi predica la giustizia e la nonviolenza spesso deve fare i conti con regole sociali, spesso considerate rivelate da Dio, che gli danno torto. Se Gesù avesse semplicemente detto: «Sbagliato», avrebbe negato la legge di Mosè, se l’avesse assecondato allora sarebbe stato accusato di non essere coerente con il suo messaggio.

In effetti la prova per Gesù non è cosa da poco. Così cita la stessa legge per contraddire i suoi sottili argomentatori. «Da principio non era così». Il progetto di Dio è un progetto di fraternità, di condivisione piena, di riconciliazione, di amore, non di separazione e divisione, non di scontro aperto anche tra marito e moglie.

«I due saranno una sola carne», come si può separare qualcosa che è uno? Non si tratta di qualcosa di appiccicato a qualcos’altro che, prima o poi, può staccarsi, ma di qualcosa che è semplicemente uno. Se avviene la rottura, questa accade portandosi via pezzi dell’uno e dell’altro. È qui semmai che accade la contraddizione, non nel messaggio di Gesù; e ciò accade perché l’essere umano diventa incapace di seguire il progetto di Dio e di portarlo avanti. Gesù parla di durezza del cuore, di peccato umano, non certo per negarlo, ma per rendere chiara a tutti la sua esistenza dirompente nel cuore umano.

Tuttavia, Gesù non è qui che raggiunge il suo obiettivo, non lo fa parlando ai farisei che erano prevenuti circa il suo messaggio e la sua predicazione. Gesù spiega, dopo, chiaramente, ai discepoli il suo messaggio. Infatti questi avevano ben capito che c’era ancora molto da capire. Sono persone in ricerca, per questo seguono il Signore, hanno tante cosa da imparare, ma non vogliono imparare semplici regole e leggi che mettono la coscienza a posto, vogliono invece capire cosa c’è dietro grandi affermazioni, qual è lo spirito che le anima.

Qui Gesù tira fuori la sua proposta dirompente che nessuna legge aveva mai previsto e che forse noi abbiamo capito solo da qualche anno, forse.

Bisogna ricordare qui che, all’epoca di Gesù, era solo la donna che poteva essere ripudiata, solo il marito poteva prendere l’iniziativa del divorzio. Solo la donna era lapidata se colta in flagranza di adulterio. Solo lei era tenuta a essere fedele al marito e non viceversa.

Una donna poteva essere ripudiata dal marito perché in lei era stato scoperto qualcosa di “indecente” (Deut. 24,1), ma bastava poco per interpretare così un qualunque atteggiamento della moglie. Dunque, una donna ripudiata era una persona indegna, doveva vergognarsi del suo stato di “ripudiata”. Come avrebbe potuto sopravvivere nella società dell’epoca se non facendola finita, oppure esercitando il mestiere più antico del mondo?

Gesù non può permettere una tale ingiustizia, Gesù era sempre stato dalla parte degli ultimi: dei malati, dei poveri, dei bambini, delle persone deboli della società che non avevano voce né diritti. Gesù sta semplicemente mettendo sullo stesso piano, ricchi e poveri, vecchi e giovani, uomini e donne, mariti e mogli, sani e malati, sostenendo che tutti, davanti a Dio, valgono allo stesso modo.

Gesù afferma una predicazione in cui non è lecito esercitare alcuna violenza contro un’altra persona. Gesù non difende istituzioni e regole, non difende l’istituto del matrimonio, ma difende le persone deboli della società, e qui difende le donne dalle stramberie dei loro mariti spiegando che il matrimonio si contrae in due e che insieme si è chiamati a vivere un progetto di amore e di fraternità che è quello di Dio dalla creazione. In due si è chiamati a a vivere in pari dignità e a rispondere con pari responsabilità alla vocazione del matrimonio, come in tutti gli ambiti della vita in cui tu non puoi separare la coerenza della tua fede. Amen!

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