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Predicazione di domenica 1 novembre 2009 (Matteo 5,38-48)

Testo della predicazione: Matteo 5, 38–48

«Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle. Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, [benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano,] e pregate per quelli [che vi maltrattano e] che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.

 Sermone

 Care sorelle e cari fratelli, il brano biblico cha abbiamo letto è un manifesto della nonviolenza che Gesù proclama; ma quello che ci chiede non è umano, è più grande di noi, più grande delle nostre forze. Non a caso il grande maestro della nonviolenza, Ghandi, ha affermato: «Chiunque nel mondo riconosce che Gesù e i suoi insegnamenti sono nonviolenti, eccetto i cristiani». Tuttavia, Gesù ci chiede di porre il nostro orizzonte al di là di noi stessi, ci chiede di imparare a guardare oltre noi stessi, di saper osare, andare oltre. Il discorso di Gesù si orienta verso un di più che ci manca, senza il quale i credenti non sono caratterizzati da nulla di diverso.

Quando ti adegui, quando ti conformi, quando diventi come tutti gli altri, quando ti giustifichi dicendo “lo fanno tutti”, allora vuol dire che ti sei rinchiuso/a dentro una torre d’avorio che ti farà spegnere, piano piano, la voglia di vivere, di amare, di essere utile e di avere uno scopo che dia un senso alla tua esistenza.

Gesù prende in esame diversi brani della thorà aggiungendo, “ma io vi dico”, cioè: «va oltre le regole comuni, supera il legalismo, impara a buttarti anima e corpo in uno stile di vita che è dialogo, confronto, ricerca senza paura di dogmatismi, per permettere una maturazione e una crescita al servizio degli altri che rende degna la tua vita!».

Supera il concetto di “occhio per occhio” cioè «rendi tanto quanto, e nulla di più o di meno», supera l’offesa di chi ti da uno schiaffo morale. Quando un giudice sentenzia che hai torto e perdi la tua tunica per risarcire la parte offesa, và oltre, dona anche il tuo mantello. Se i militari ti obbligano a portare dei pesi della loro colonna in cammino, per un miglio, percorri con loro un secondo miglio. Va oltre quanto ti è richiesto per sentirti in pace con te stesso, piuttosto sii perfetto. Chi lo dice che i procedimenti legali siano perfettamente adeguati alle relazioni umane o a rendere ragione di un torto.

Non essere legalista per metterti la coscienza a posto, piuttosto impara a superare il mero legalismo, impara a vivere la vita con tutto te stesso, con tutta te stessa, senza calcolo, senza fare i conti di quanto devi dare e quanto devi ricevere.

Anzi, fai un secondo miglio.

Forse, fare il primo miglio è facile, è quello che ci viene chiesto, è il miglio del dovere, è l’ordinario della vita; il secondo miglio no, non ce lo chiede nessuno, per questo è difficile prendere la strada del secondo miglio, dello straordinario, del di più.

Gesù dà un messaggio forte al credente di oggi: «Non fermarti», non essere, cioè, bloccato dal tuo realismo circa i tuoi limiti umani o che non ti può essere domandato di fare al di là delle tue capacità. Va’ oltre il primo miglio perché puoi fare di più, come dice anche la canzone “Si può fare di più”, Gesù dice: «Sii perfetto», che nel Vangelo di Luca afferma: «Siate misericordiosi», questo sì che è un bel modo di essere perfetti.

Tu puoi fare l’ordinario, il primo miglio, ma ti è concesso di proseguire nello straordinario che il Signore ti concede di fare. Questo “fattore più” che ti è concesso è un’opera del Signore in te, che in te vuole trovare spazio e disponibilità per lenire le ferite del mondo, guarire dall’insaziabile brama di potere, dall’avidità di beni da possedere o da arraffare a chi ne ha già pochi a disposizione per la propria sussistenza.

Fare un miglio in più significa andare oltre il nostro “dovere”, superare il nostro “non faccio male a nessuno” e avviarsi verso uno stile di vita che impegna tutto il nostre essere, ci coinvolge nella vista e nella storia umana, non solo tua, fratello, sorella, ma di quella di tutti, che sono i tuoi compagni di viaggio nel tuo secondo miglio.

 

                                                                                                                      Amen!

Commenti  

 
#1 RE: Predicazione di domenica 1 novembre 2009 (Matteo 5,38-48)paolo 2010-05-28 07:22
É una spiegazione del brano di Matteo che trovo davvero illuminante. Parole semplici, dirette senza inutili ghirigori e abbellimenti senza stancanti e trite frasi riciclate. Grazie!
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