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Sermone di Natale 2009 (Lettera a Tito 3, 4-7)

Testo della predicazione: Lettera a Tito 3, 4-7

Quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.

Sermone

Cari fratelli e care sorelle, buon Natale!

Secondo le parole dell’apostolo Paolo, noi oggi festeggiamo “la manifestazione della bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per noi”. Per l’apostolo questo è il Natale, non soltanto il ricordo di un evento, come spesso accade a noi, considerando il Natale come il compleanno di Gesù, ma un evento storico sì, che però condiziona intensamente il mio presente e la mia realtà umana di oggi. Quello che è accaduto presso una stalla di Betlemme non è solo un racconto fantastico per bambini, ma la testimonianza di Dio, la manifestazione di un amore che ha improvvisamente coinvolto e avvolto l’umanità e quindi anche me.

Potrebbe sembrare l’amore invadente da parte di qualcuno che vuole entrare a forza nella vita di una persona per presentarsi con tutto il peso della sua presenza, e non è che ci sembra, questo in effetti ha voluto Dio, un Dio che sovrabbondava di amore  che ha voluto condividerlo non con chi era al suo stesso livello, con un altro dio, ma con noi esseri umani così diversi da lui, ma oggetto delle sue attenzioni. Ha voluto amare ciò che non era amabile: noi che vivevamo nella perdizione, nel peccato, della debolezza umana, nella nostra parzialità saccente, nella povertà fisica, culturale, di relazioni, nella ribellione. L’apostolo Paolo parla al versetto 3 di vita vissuta nell’insensatezza, nel traviamento, schiavi di passioni, di cattiveria di invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. Ecco, queste persone Dio decide di amare, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia.

Questo significa Natale. Questo celebriamo a Natale: celebriamo la nostra incapacità di meritare l’amore di Dio che ci salva.

A riguardo Martin Lutero, consapevole quanto profondamente l’amore di Dio fosse fondante nella vita dei credenti, diceva: «Dio non ci ama perché siamo belli, ma siamo belli perché Dio ci ama». La nostra bellezza, il nostro essere capaci di amare, di accogliere, di rispettare, non ci sono proprie, ma ci sono date da Dio e rendono la nostra vita degna di essere vissuta, la nostra storia diversa, i nostri rapporti fraterni e solidali.

Sempre con i nostri limiti, con le nostre parzialità, incapacità, sempre nella nostra condizione di peccatori e peccatrici.

Ecco, il Natale ci ricorda che anche se noi siamo resi diversi da Dio, tuttavia restiamo legati alla nostra natura umana caduca e precaria, transitoria e fragile. Per l’apostolo Paolo abbiamo sempre bisogno dell’azione dello Spirito di Dio che, come un lavacro, ci rigenera e ci rinnova. Natale è celebrare questo rinnovamento che permette alla nostra precarietà di trasformarsi in forza, stabilità,  solidità, tenacia.

Quante volte ci è accaduto questo, di vedere cioè trasformarsi la nostra debolezza in forza, quante volte abbiamo creduto di cedere, di soccombere, di non avere nessuna forza più, e poi qualcosa ci ha permesso di resistere, di persistere con tenacia per continuare a vivere e ad essere addirittura di sostegno per gli altri.

Fratello, sorella, quante volte la Parola del Natale ha coinvolto la tua esistenza quotidiana. Come non ricordare i momenti difficili che hai attraversato e che avresti voluto dimenticare per sempre: quanto dolore, quanta sofferenza, quanta solitudine, quanto abbandono. Perfino da Dio ti sei sentito, sentita, abbandonato/a; le lacrime ti hanno impedito di guardare oltre te stesso/a; hai avvertito una mente offuscata dal buio e dalla confusione, ti sei fermato/a, e hai pensato di essere rimasto/a indietro, qualche volta travolto e tramortito dagli eventi della vita o dalle persone stesse a cui tu avevi risposto la tua fiducia.

Hai brancolato, ti sei sentito/a perduto, per sempre, come se non ci fosse più scampo. Nel tuo buio non hai trovato una mano che ti conducesse, che placasse la tua paura, la tua inquietudine.

Ecco, quando ti sembrava tutto perduto, quante volte hai fatto la scoperta della presenza di Dio che ti ha tirato fuori, che si è presentato per sorreggerti.

Ecco, oggi Dio oggi viene a te con il Vangelo del Natale, per dirti che anche la sua è stata una storia di rifiuto, di sofferenza, di lutto, di dolore, di abbandono, di solitudine. Nessuno può comprenderti meglio di lui, nessuno può esserti vicino più di lui.

Il Vangelo di Natale ti dice che puoi fidare, che c’è una speranza, che c’è una mano pronta, tesa per te, nel tuo buio in cui ti trovi, nella tua amarezza e nella tua desolazione. Ora puoi sperare, ora puoi confidare in un futuro che ti viene incontro, puoi contare sulla solidarietà di Dio e di fratelli e sorelle che egli ti pone accanto. Non devi più disperare, tacere o nasconderti: «Non temete, perché vi porto la buona notizia di una grande gioia: Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore».

Amen!

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