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Testo della predicazione: Lettera ai Romani 12, 1-3
Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.
Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.
Care sorelle e cari fratelli, in questi pochi versetti che abbiamo letto dalla lettera ai Romani, l'apostolo Paolo introduce una vera e propria rivoluzione nella teologia cristiana.
L'apostolo invita i membri della comunità di Roma a «offrire i loro corpi in sacrificio vivente ...quale culto spirituale a Dio». Anche a noi, oggi, questo versetto può destare più di una perplessità, ma che cosa voleva sottolineare l’apostolo parlando di offerta, di corpi, di sacrifici e di "culto spirituale"? Senz’altro il riferimento è quello degli altari ebrei o pagani che fossero. Ma più di questo, Paolo sta abolendo antiche concezioni che separavano il sacro dal profano.
Il corpo umano aveva una connotazione negativa, era peccaminoso, era contagioso, si trattava di qualcosa da aborrire perché incline a passioni, a disubbidienza a ribellione. In sé era “male”, era peccato, da cui le abluzioni, il lavarsi le mani prima di toccare il cibo benedetto da Dio, i riti di purificazione nel tempio reduci da una malattia o da terra straniera, ecc…; servivano a purificare il corpo di chi si presentava al cospetto di Dio; un corpo era lordura, sporcizia e non poteva apparire davanti alla santità di Dio.
Adesso invece Paolo invita a offrire proprio quel corpo come sacrificio, quel corpo che rappresentava tutto il contrario del sacro, tutta l'impurità e la corruzione umana, tutto il degrado e il peccato in cui era piombato l'essere umano a causa della sua disubbidienza che leggiamo fin dalle prime pagine della Bibbia.
Ora è proprio quel corpo stesso, con tutte le sue imperfezioni, che diventa sacrificio, non è più un'offerta esterna, pura, senza difetti, che viene presentata al Signore, ma il proprio corpo impuro come sacrificio di se stessi.
Simbolo sacro e realtà non sono più scissi, per Paolo è abolita la separazione del sacro e del profano, è abolita da quando Dio è diventato uomo, da quando ha fatto parte della realtà umana in Gesù di Nazaret. Adesso è tutta la propria persona, con tutta la sua concretezza corporea che vale come dono sacrificale «vivente, santo e gradito a Dio». Dio, in Cristo, ci accoglie così come siamo, con le nostre imperfezioni, le nostre impurità, la nostra ribellione.
Ma come possono i credenti fare di se stessi un'offerta gradita a Dio? L'apostolo risponde: «Non conformatevi al mondo presente», che nella sua concezione significa che la realtà umana di imperfezione e peccato può non schiacciare e annientare i credenti.
Paolo è consapevole che i credenti non sono più schiavi della realtà umana, pur restando umani, parziali, limitati, imperfetti e peccatori. Paolo è consapevole che il nuovo mondo del Signore, il Regno di Dio, ha già fatto irruzione nell'oggi, nel presente, nella storia, e questo nuovo mondo ci dà una nuova forza di vita e di libertà.
Nella sua prospettiva noi possiamo vivere in modo diverso, possiamo vivere secondo leggi che non ci sottomettono all'inevitabile fallimento, alla nostra disfatta, ma ci liberano per permetterci di poter vivere con coerenza la fede nel Signore e l'apertura verso il prossimo e il mondo intero.
È vero, i credenti restano sempre esposti alla minaccia del mondo presente, ma essi ricevono coraggio e forza da ciò che Dio ha fatto irrompere come nuova realtà nel mondo di oggi. L'apostolo dice «Non conformatevi al presente mondo». Paolo non demonizza la realtà del mondo, della terra, la realtà umana, ma invita a un radicale anticonformismo nei confronti dei meccanismi perversi presenti nella storia. Paolo invita a non lasciarsi integrare nella logica del mondo presente, ma a permettere una «trasformazione mediante il rinnovamento della mente»: letteralmente Paolo parla di una metamorfosi. In altre parole mette in guardia i credenti dal pericolo di essere trasformati dal mondo e invita a permettere che Dio operi una metamorfosi, tale trasformazione ci rende pronti e forti contro tutte quelle forze e dinamiche malvagie che ci annienterebbero. L’apostolo Paolo afferma che Dio ci dona la possibilità di non conformarci all’ideologia del mondo.
Questo è per l’apostolo il pericolo che corrono i credenti: un’azione lenta, ma inesorabile, implacabile e subdola, che la cultura del mondo cerca di costruire in noi, anche se credenti. Da questo pericolo l’apostolo Paolo ci mette in guardia.
Ma da quale azione del mondo nefasta, l’apostolo oggi ci metterebbe in guardia? Per esempio dall’indifferenza, di cui tutti siamo affetti, di fronte ai mali e alle ingiustizie che sono perpetrate nei confronti degli ultimi che subiscono povertà, respingimenti, discriminazione, schiavitù, umiliazioni.
Solo da poco abbiamo letto e visto quanto è accaduto a Rosarno: una massa indefinita di corpi sfruttati per i raccolti agricoli, che vivevano in situazioni subumane, che hanno cercato di rialzare la testa e gridare a tutti la loro tenuta in schiavitù, sono subito stati azzittiti con pallottole e sprangate. Così una voce pacifica che si levava è diventata violenta. Improvvisamente si è levata anche la voce della legalità che, dopo mesi e anni di sfruttamento, ha sottolineato che quelle migliaia di persone, di cui tutti conoscevano l’esistenza, vivono illegalmente nel nostro paese e devono andarsene. Almeno, così per la maggior parte di loro. L’indifferenza di cui ci mette in guardia l’apostolo è che questa storia tragica non ci indigna neppure, ma fa parte di una notizia come tante, forse importante da sapere.
Anche noi cadiamo nella trappola subdola quando pensiamo che certo è giusto che ognuno deve starsene nel proprio paese, come se non sapessimo che ci sono più italiani all’estero che in Italia, come se non sapessimo che nel nostro paese giungono persone che fuggono, dalla guerra, da regimi dittatoriali terribili, dalla paura, dalla povertà estrema, dalla fame e dalla sete.
Guardiamoci dal «conformarci a questo mondo», permettiamo invece che l’invito alla trasformazione della nostra mente dell’apostolo Paolo accada così come anche il rinnovamento delle nostre capacità di giudizio nei confronti del mondo.
L’apostolo parla di scelte: ci possiamo adeguare al pensiero dominante del mondo oppure agire in modo che le nostre scelte abbiamo come fine e scopo, come fondamento, l’amore di Dio per noi e per il mondo. Questa è la sua volontà, scrive l’apostolo, quella di amare. Allora le nostre posizione devono corrispondere a questa volontà di Dio.
Per l'apostolo non conformarsi al mondo significa, prendere le distanze dall'egocentrismo della gente, presentarsi con la propria identità di credenti che aprono il loro cuore, che si dispongono ad accogliere, in un mondo in cui è naturale respingere: i malati, gli immigrati, gli omosessuali, chi è diverso, chi ha una religione diversa, chi ha una pelle di colore diverso.
Paolo afferma che queste nostre scelte di impegno nel mondo sono un culto spirituale che noi rendiamo a Dio, sono l’offerta di noi stessi, sono la rinuncia a vivere per abbattere l’altro, per atterrarlo, per distruggerlo.
Presentare i nostri corpi in sacrificio vivente, significa semplicemente rendere il nostro servizio a Dio che dona la forza e il coraggio di essere coerenti con l'Evangelo che professiamo e che ci trasforma affinché la realtà dell’amore di Dio sia sempre più chiaramente manifestata al mondo di oggi.
Presentare i nostri corpi in sacrificio vivente è la testimonianza della nostra vita, è l’azione dei nostri corpi e delle nostre menti, quali strumenti nelle mani del Signore, che portano al mondo tutto il suo amore e la sua volontà di accogliere, amare, lenire, guarire nell’anima tutte le creature.
Amen!