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Testo della predicazione: Romani 12,9-16 L'amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. Quanto all'amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all'onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l'ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi. Sermone Care sorelle e cari fratelli, quando Paolo scrive la lettera ai Romani, egli si trova in Grecia a Corinto. Paolo ha compiuto larga parte della sua attività apostolica. Questa attività evangelizzatrice può considerarsi conclusa per quel che riguarda l’Oriente (15:19). La lettera ai Romani rappresenta una cesura. - Ora desidera guardare a Occidente, verso la Spagna (15:20,23). E l’occasione tanto attesa per passare da Roma con la nave, attraverso la Sicilia (15:23;1:10-13). Prima di andarci Paolo fa un riassunto della sua comprensione della salvezza ricevuta da Dio tramite Gesù. Questo riassunto è la nostra lettera. - La comunità cristiana di Roma alla quale è destinata la lettera doveva essere di carattere composito, come la nostra. La menzione di "giudei e greci" (1:16; 2:9; 10:12) o di "giudei e altri popoli" (3:29) attesta questo carattere plurale della comunità. Anche noi, in queste domeniche del nuovo anno dopo una cesura ci ricordiamo del anno passato, cioè di quello che abbiamo ricevuto da Dio. Anche noi riflettiamo su nuove prospettive. I. Il nostro brano si trova nel dodicesimo capitolo che comincia così: Vi esorto dunque, fratelli Un’esortazione. Parla del dovere di uniformarci alla sua volontà: la buona, gradita e perfetta volontà di Dio. Parla del dovere. Ti esorto! Queste parole spesso non ci piaciono quando ci vengono dette. Se il mio datore di lavoro poco amato mi dice: tu devi sempre seguire la mia volontà, non lo vorrei ascoltare! Spesso le persone mi dicono: beh, voi cristiani sempre parlate dei obblighi, dei doveri…Mi sopprimono. Non mi interessa una religione del genere. Tu devi! - Queste parole non ci piaciono quando ci vengono dette? Dipende!! Dipende da chi ci parla così. Se un amico mi dice: “Stai attento di non esagerare in questa o quella situazione!” … sto attento, perché so che mi vuole bene, io ascolterei volentieri. Tutto dipende chi mi parla. L’apostolo Paolo parla della legge morale, nella forma delle pratiche esortazioni (anche nel testo di oggi). Seguire la volontà di Dio di cui parla Paolo è di amare Dio e di amare il prossimo, senza ipocrisia. Prima della mia consacrazione nell’ultimo estate dovevo passare un esame di fede. Mi hanno chiesto fra l’altro di designare un seminario sull’amore per il prossimo per delle madri dei catecumeni. Come insegneresti l’amore per il prossimo? Tu devi amare?! Dai! Sii gentile! Si chiama nel linguaggio dei psicologi “Double bind” ( secondo il filosofo americano Watzlawick). Quando una persona riceve due messaggi contraddittorie allo stesso tempo non può risolvere la situazione. Da un lato: Tu devi! Sii felice! Non puoi restare come sei, devi cambiare, è duro. Dall’altro lato il messaggio: essere amorevole (è un atteggiamento morbido). Dire a qualcuno: Tu devi amare non funziona bene. Lo intrappola. Sarà doppiamente legato, (double bind) rimane spezzato fra due messaggi. Dunque, da dove nasce la volontà di amare il prossimo, di seguire Dio? - Nasce dalla misericordia di Dio. Infatti, Paolo scrive: Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio. In realtà qui parla la misericordia di Dio. Come un amico che ti vuole bene. Dio ci parla come un fratello che ci conosce bene. Qui parla il nostro padre che ci conosce e ci ama, addirittura, parla come una madre. La misericordia di Dio è il fondamento dell’etica. A natale ne abbiamo sentito il messaggio. Dio ci viene a trovare. Non rimane il Dio intoccabile, condivide il nostro destino. Ci sta vicino nella nostra povertà che si esprime nella povertà esterna (la mangiatoia), ma ci sta anche vicino nella nostra povertà interna, nella nostra mente amara, piena di impurità. Dio è solidale. Questa riconoscenza di Dio come padre che ci vuole bene è la chiave della comprensione di tutte le esortazioni che vengono.
II.
Però, noi in pratica non arriviamo facilmente a questa comprensione. Nella forma di un chiacchiericcio il nostro giudizio su un fratello divento facilmente una maledizione. Evitiamo un dialogo con una sorella perché è troppo difficile, ha un “caratterino”… Le buone parole di Paolo possono diventare delle parole vuote, un rame risonante o uno squillante cembalo. Per fare buona figura spesso il nostro amore fraterno diventa una caricatura, non tanto lontano dall’ipocrisia. Che cosa è l’ipocrisia?
L’ipocrisia si manifesta in almeno due modi diversi. In un modo, 1. l’ipocrisia cerca di far apparire l’esterno più bello di quello che c’è realmente all’interno. Per esempio, possiamo compiere delle gesta che sembrano essere atti d’amore, quando in realtà, li facciamo senza avere amore dentro di noi. Questo è quello che Paolo descrive in 1Corinzi 13:3. “Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.” (1Cor 13:3 NRV) Solo per non dare un’idea sbagliata, notiamo che Paolo NON sta parlando di atti di ubbidienza, ma solo di atti volontari, che vanno oltre all’ubbidienza. Non dobbiamo fare qualcosa volontariamente per farci vedere dagli altri diversi da quello che siamo, oppure per far sembrare qualcosa diversa dalla realtà. Gesù denuncia duramente questo tipo di ipocrisia in Matteo 15: “Ipocriti, ben profetizzò Isaia di voi quando disse: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me.” Mat 15:7-8. La loro adorazione esterna, fatta con tante belle parole, non era il frutto di un’adorazione nel cuore. Chiediamoci: quando ci comportiamo così? Il primo tipo di ipocrisia, quindi, si manifesta quando cerchiamo di apparire migliori davanti gli altri di quello che siamo veramente dentro. 2. C’è un’altra forma di ipocrisia ed è quando si critica o condanna un altro, per nascondere i propri peccati. Troviamo questo tipo di ipocrisia molto spesso quando ci sono problemi in un matrimonio, ma capita anche in una comunità cristiana. Uno dei coniuge critica l’altro fortemente, come tattica per nascondere un peccato proprio. Tu non mi ascolti mai! Io sono stato sempre gentile verso di te, gioia, ma tu… Io ti ho consigliato con amore …ma invece tu… Io ti voglio bene, dovresti imparare, tesoro. Impara questo!… Delle volte, uno si comporta così senza rendersi conto della malvagità di quello che sta facendo. In Luca 6:42, Gesù dichiara: “Come puoi dire a tuo fratello: “Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell’occhio,” mentre tu stesso non vedi la trave che è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello.” (Luca 6:42 NRV.
Il primo motivo per cui si usa ipocrisia è per cercare disperatamente di ottenere gloria e approvazione dagli altri. Invece, dice Paolo: Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.
III.
La fede in Cristo ci invita a lodare, ad esaltare Dio invece di noi stessi, Gesù ci invita a gettare il nostro male, la nostra tristezza, la nostra delusione, la nostra rabbia…su di lui e non sul prossimo Non conformatevi a questo mondo. Gettiamo via la nostra oscurità su Gesù e svuotiamoci per la sua luce! Così siamo, o meglio saremo uomini e donne che sono trasparenti per la luce di Dio. Nella sua luce i nostri volti saranno più belli. Andare oltre il nostro orizzonte limitato a comprendere l’altro. Ma sarà possibile solo con l’aiuto di Gesù che porta via le nostre barriere, la nostra cattiveria. È possibile l’estasi, l’uscire dalla piccolezza per fare l’esperienza della grandezza di Dio. È possibile amare l’altro.
Ma da dove viene questo amore? Per entrare nell’amore di Dio (come per entrare in una cattedrale) è necessario aprirsi. Ma come? Come agisce lo Spirito Santo fra di noi? Ve lo spiego con un esempio. Paolo dice: Benedite e non maledite. Nel pre-catechismo per i piccoli nella chiesa valdese qui in Via Spezio abbiamo parlato della storia di Isacco con i suoi due figli Giacobbe e Esaù, in cui Giacobbe ruba la benedizione del padre. La storia in Genesi 27. Che cosa vuol dire “benedire”? I bravi e intelligenti catecumeni hanno pensato bene, raccogliendo varie termini, velocemente: suggestione, una promessa, un desiderio, la buona volontà, l’amore, la gentilezza, dare fiducia a qualcuno, una energia. Alla fine li ho chiesto: chi vuole benedire? Tre alzavano la mano. Chi vuole essere benedetto? Nessuno. Forse è stato un poco inquietante per qualcuno. Quindi ho detto: va bene, voglio io essere benedetto. Ho chiesta a uno dei tre volontari. Ma non voleva più. Quindi il secondo l’ha fatto. Io gli esortava: ricordati che cosa abbiamo detto, che cosa è una benedizione…E con grande cura e consapevolezza ha pronunciato quelli parole che ascolteremo alla fine di questo culto. 'Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! 25 Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! 26 Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'". L’ha un poco accorciato. È stato un momento molto toccante prima di partire. Io ho risposto grazie, amen. Il giovane si è meravigliato dell’effetto. Ha imparato qualcosa. Che cosa?
Dopo tante parole su Dio, LA PAROLA di Dio stessa si è verificata, l’amore di Dio si è incarnato in un attimo, ha esercitata una forza che ha cambiata l’atmosfera nella sala. Questo giovane mi ha guardato negli occhi in un modo diverso, siamo diventato fratelli davanti a Dio, senza perdere di vista i nostri ruoli, insegnante e alunno. La parola di Dio entra nel mondo in modo creativo ed efficace, è meraviglioso. Come ci scrive il profeta Isaia 55,10-11
10 Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare,
11 così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio
e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata.
L’amore di Gesù disturba le nostre tendenze all’incurvarsi intorno a noi stesso. Il grande disturbo (Die grosse Stoerung), così intitola il teologo Karl Barth nel suo commentario del 1922 la sua eseeee gesi del capitolo 12 dell’epistola ai Romani. Secondo Barth, il nostro testo parla dell’amore, non parla di noi, delle nostre capacità. Anzi, il testo parla dell’amore di Cristo, come “Ermoeglichungsgrund” (come la nostra base che fa possibile il nostro amore fraterno) parla di Cristo che ci ama e che ci promette di trasformarci pienamente piano piano. - Dio manda la sua Parola che è forte. Dio ci promette: Attraverso le vostre vite e attraverso le nostre mani e bocche si verificherà la mia missione, anche tramite i piccoli catecumeni. Il Signore ci garantisce l’efficacia della sua Parola. 1,16 Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; La Parola si incarna, in noi. È meraviglioso.
All’inizio del nuovo anno siamo chiamati a rinnovare la nostra vocazione come servitori di Dio. Crediamo la promessa evangelica! Vedremo come si trasformano le esortazioni in profezie. Non più: Mi raccomando, siate così o siate così, ma piuttosto: in Gesù sarete pieno d’amore per il prossimo. 21,4 Perché egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, nè dolore, perché le cose di prima sono passate. 21,5: E colui che siede sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose!”.
La grazia del Signore Gesù sia con voi. Amen