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Testo della predicazione: I Timoteo 2, 1–6a
Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità.
Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.
Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti.
Sermone
Cara sorella, caro fratello, quante volte hai attraversato un periodo di difficoltà, di tristezza, di sofferenza, di lutto, di dolore? Ti sei sentito/a tanto solo, sola, tanto da pensare che anche Dio si disinteressasse a te e ai tuoi problemi, alla tua amarezza. Forse sei riuscito/a a malapena a raccogliere i cocci dispersi della tua anima devastata e a rivolgere a Dio una preghiera, o forse hai pregato più che mai intensamente con tutte le tue forze. Hai scoperto che la tua preghiera ha reso il tuo buio meno cupo, più inconsistente.
Non ti interessava più tanto che tutto si risolvesse in un batter d’occhio, perché hai avuto la sensazione che nel tuo buio Lui ci fosse, e ti tenesse per mano, ti accompagnasse come avrebbe fatto tuo padre quando eri ancora bambino, bambina. L’importante era condividere la tua inquietudine con qualcuno che poteva capirti e saperti accogliere.
Quante volte ti sei sentito sostenuto dalla preghiera della comunità, dalla preghiera di coloro che tenevano a te come a se stessi. Quella preghiera degli altri ti ha permesso di condividere il tuo affanno, ed esso è diventato più leggero, lieve, hai pensato che forse potevi farcela, che c’era speranza, che una luce cominciava a intravvedersi dentro il tuo tunnel.
L’apostolo Paolo è ben consapevole che ciascuno di noi non può e non deve restare solo nei momenti più difficili della sua vita, perciò invita i credenti alla preghiera, alla preghiera di intercessione reciproca, la preghiera degli uni per gli altri. Invita alla condivisione della propria storia, delle preoccupazioni, delle difficoltà: tutto questo attraverso la preghiera reciproca.
L’apostolo Paolo rivela la sua convinzione nel fatto che tutti abbiamo bisogno degli altri, che nessuno può considerarsi pienamente autosufficiente; l’apostolo è certo che attraverso la condivisione delle proprie esistenze, della propria umanità, la vita quotidiana può acquistare un senso autentico, può mantenersi nell’ottica non della solitudine, ma della fraternità; non dell’indifferenza, ma della solidarietà, dell’amicizia, della fiducia; nell’orizzonte della speranza; nella prospettiva di un futuro nuovo.
La preghiera dunque è concepita dall’apostolo come partecipazione. La preghiera a Dio per le persone che governano non deve essere perciò alienazione, delega, alibi, ma, di nuovo, disponibilità alla collaborazione.
Certo, molti credenti si pongono la domanda sul come porsi di fronte a quelle autorità cui è affidato il compito di governare. Paolo non si rivolge ai politici facendo appelli alla conversione (benché tanti dei nostri politici ne abbiano bisogno) e non si illude neppure delle qualità morali delle persone che governano, non ha un atteggiamento distante, ma neppure di colui che ha capito tutto di come si governa.
Prima di tutto c’è una presa di coscienza della realtà e poi una valutazione cristiana, una lettura teologica dell’operato dei re e delle autorità, ma tutto ciò non sfocia verso una profonda sfiducia che lo fa arrendere e neppure verso un pessimismo disfattista. La sua presa di coscienza della realtà, dell’operato delle autorità, produce in lui la preghiera. La preghiera a quell’unico Dio che è Signore di tutti. E quanto più i re e le autorità sono lontane dal praticare la giustizia e l’onestà, tanto più intensamente deve il credente pregare.
Ma la preghiera non è un alibi per delegare a Dio ogni responsabilità. Non è fine a se stessa, la preghiera invece ci impegna intensamente e totalmente, anima, corpo e spirito. Ci permette un esame introspettivo, ci permette di scoprire i nostri limiti, le nostre parzialità, le nostre insufficienze; ma ci permette anche di correggerci, di guardarci dentro sinceramente e conoscerci come veramente siamo.
Pregare, quindi, ci impegna perché siamo noi gli strumenti, inadeguati, di cui Dio si serve per essere presente nel mondo. In questo senso la preghiera è impegno.
La preghiera, dunque, innanzitutto riguarda noi, ci interroga, ci mette in discussione perché, proprio mentre preghiamo, ci è domandato se siamo disposti a impegnarci perché quello che chiediamo si realizzi. La preghiera non è, dunque, un alibi, né una delega, ma una presa di coscienza delle necessità impellenti e una effettiva disposizione a essere partecipi nella collaborazione perché si realizzi ciò che chiediamo. L’apostolo invita a pregare per una società umana migliore, vivibile, perché vi sia giustizia, pace, fraternità. La preghiera dunque è un alzarsi dalle proprie ginocchia e uscire per andare incontro agli altri.
La preghiera ci rende strumenti di quella Parola di Dio che è promessa e dove giunge produce il suo frutto. Certo, essa è anche una Parola che denuncia, che scopre il peccato, che mette a nudo la limitatezza delle azioni umane; è una Parola che tuona contro i tanti déi e mediatori del mondo di oggi. Contro il compromesso, con alleanze di dubbia reputazione, contro la corruzione, l’illegalità, le Mafie, il pizzo; contro lo svilimento di chi lavora onestamente, la schiavitù di chi è costretto a vivere in tuguri lavorando 15 ore al giorno.
La preghiera è destare in noi l’indignazione per la sofferenza di esseri umani sfruttati e calpestati nella dignità. Pregare per loro significa anche levare la nostra voce.
In questo periodo ci si prepara a ricordare, dopo diciotto anni, la morte del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie e della scorta, attentato seguito poi da quello del giudice Borsellino.
Li voglio ricordare per farci forza perché consapevoli della nostra debolezza, delle nostre poche forze nella lotta per un mondo più giusto.
line-height: 130%; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;">Ma la voce di Dio è l’unica parola che ci dà fiducia, ci dà coraggio di continuare il nostro impegno contro la Mafia, contro il razzismo verso gli immigrati, contro i respingimenti, contro i prepotenti che si rivestono di autorità, contro quelle forze che vogliono spaccare, dividere il mondo, il Nord dal Sud, i ricchi dai poveri, un nuovo apartheid.
L’apostolo ci chiede di pregare intensamente Dio che è Signore e Padre di tutti. Ci chiede di pregare con determinatezza e convinzione perché anche il nostro impegno possa essere convinto ed efficace.
Io stesso posso testimoniare che nei momenti più tristi e difficili della mia storia ho percepito con gratitudine la preghiera di fratelli e sorelle che mi ha sostenuto e dato coraggio, ha permesso di vedere una nuova speranza, una nuova luce che avrebbe cambiato la mia vita. Così sono sicuro che anche a voi sarà capitato almeno una volta. Questo ci incoraggia dunque a pregare, perché l’impegno che scaturisce dalla nostra preghiera sarà reso da Dio efficace per la giustizia, la pace, la solidarietà, la fraternità; un mondo migliore. Amen!