Il cammino dei cristiani si ferma sotto la Croce


Venerdì 5 aprile 2019 la nostra chiesa ha accolto l’incontro ecumenico di preghiera in preparazione alla Pasqua, che, ormai da diversi anni, si fa a Palermo presso una delle chiese in dialogo, con il coordinamento dell’Ufficio per il dialogo ecumenico e interreligioso (UPEDI) dell’Arcidiocesi.

Erano presenti le chiese anglicana, avventista, cattolica, evangelica della Riconciliazione, luterana, ortodossa (Romania) e valdese. La preghiera si è lasciata ispirare dalle cosiddette “Sette ultime parole di Cristo sulla Croce”, cui è seguita una meditazione del pastore Peter Ciaccio (che riportiamo di seguito) e la preghiera comune del Padre Nostro. Al termine ci siamo benedetti e benedette reciprocamente e, dettaglio non trascurabile, abbiamo condiviso la gioia di un piccolo aperitivo.

[Foto di NICOLA VITELLARO]

LE SETTE PAROLE

«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34)

«Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso» (Lc 23,43)

[alla madre] «Donna, ecco tuo figlio!» [al discepolo:] «Ecco tua madre!» (Gv 19,26-27)

«Eloì, Eloì, lamà sabactàni? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34)

«Ho sete» (Gv 19,28)

«È compiuto!» (Gv 19,30)

«Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio» (Lc 23,46)

Meditazione (a cura del pastore Peter Ciaccio) 

Qual è il posto dei cristiani e delle cristiane? Se prendiamo sul serio la parola di Cristo che dice che noi siamo nel mondo, ma non siamo del mondo, noi non possiamo fare altro che vivere come spaesati, come pellegrini, come esuli e migranti. I migranti vivono nel nostro paese, ma non sono di questo paese: forse, potremmo imparare da loro per vivere nel mondo, senza essere del mondo. Questa terra non ci appartiene, perché noi apparteniamo ai cieli.

Eppure… Eppure da qualche parte dobbiamo stare, dobbiamo fermarci. Ogni tanto nel nostro cammino dobbiamo sostare, per andare poi verso la tappa successiva. Il grande autore puritano John Bunyan parlava nel ‘600 del “Pellegrinaggio del cristiano” (nel titolo originale, un po’ intraducibile, ma molto suggestivo, parla di “Progress”). Da parte ortodossa, un autore anonimo nell’800 scrisse i Racconti di un pellegrino russo. I cristiani e le cristiane camminano, procedono.

Noi cristiani siamo stati in grado, però, di cristallizzare questi pellegrinaggi, creando santuari, templi, luoghi fissi da visitare. Ora un pastore che parla così, penserete, si riferisce a Lourdes. No, anche i protestanti hanno questi luoghi, che sono luoghi dello Spirito, sia ben chiaro: le Valli Valdesi, Ginevra, Wittenberg.

Cosa dovremmo fare? Non dovremmo più visitarli? No, non è questo che voglio dire. Voglio dire che non dobbiamo rendere questi, che sono luoghi dello Spirito, dei luoghi esclusivi dello Spirito. Gesù ha lottato contro l’esclusività, e così hanno fatto gli apostoli, Pietro e soprattutto Paolo. E poi Ambrosio e Agostino e potrei citare personaggi più vicini a noi come Bonhoeffer e Martin Luther King.

Eppure noi cristiani e cristiane ogni volta abbiamo continuato a vivere l’esclusività: solo io sono cristiano, solo i membri della mia chiesa sono cristiani, solo il luogo dove prego io è luogo dello Spirito. E per incontrare Dio vado in chiesa, ovviamente nella mia chiesa. Questo esclusivismo non va.

Oggi, anche grazie all’ecumenismo, l’esclusivismo è messo in discussione come non lo era forse dai tempi di Paolo. Oggi sappiamo sempre più che “chi non è contro di noi, è con noi” (Mc 9,40). Oggi sappiamo come dicevano i monaci itineranti nel Medioevo, ma anche i barba valdesi nello stesso periodo, che luogo dello Spirito è lì dove incontriamo Dio.

E allora il molo di Lampedusa può diventare luogo dello Spirito, il quartiere disagiato può diventare luogo dello Spirito, il marciapiede dove l’operatore incontra la vittima di tratta può diventare luogo dello Spirito. Oggi questo è un luogo dello Spirito, non perché fuori ci sia scritto “CHIESA”, ma perché i cristiani e le cristiane, nel loro camminare, si sono fermati per un poco qui.

Il cristiano è pellegrino e il pellegrino è discepolo e il discepolo segue Cristo. Cristo è davanti a noi e noi lo seguiamo. Di solito lo vediamo di spalle. Come, però, avviene nelle camminate in montagna, a un certo punto la guida si gira e ci si ferma e non vediamo più le sue spalle, ma il suo volto. Oggi abbiamo ascoltato le Sette Parole e le abbiamo ascoltate insieme. Oggi abbiamo fatto una piccola sosta nel nostro pellegrinaggio, una sosta sotto la Croce di Cristo. Oggi siamo sotto la Croce di Cristo, davanti a Cristo e ci fermiamo ad ascoltare le sue ultime parole. Lo facciamo insieme, perché questo è il posto dove dobbiamo essere, noi spaesati, noi pellegrini. Ascoltare Cristo. Insieme. In attesa del lieto annuncio della Resurrezione, in attesa del ritorno di Cristo, del Secondo Avvento, oggi ci fermiamo un poco sotto la Croce e attingiamo a quella fonte che placa la nostra sete: la Parola di Dio, incarnata nel Figlio Unigenito.

Ci fermiamo sotto la Croce, per poi continuare il nostro cammino per la strada che il Signore ci mostrerà, ristorati e fortificati dalla sua Parola.
Amen.

 

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