Tutte le attività infrasettimanali sono sospese per tutta la stagione estiva e riprenderanno a settembre.

Il culto nei mesi di luglio e agosto è anticipato alle ore 10.

Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO - Tel. & Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara - Culto domenicale ore 11,00; orario estivo: 10,00
otto per mille ai valdesi

Chiesa Valdese di Palermo

Sermone di domenica 25 luglio 2010 (Efesini 5,8b-14)

Sermoni domenicali

Testo della predicazione: Lettera agli Efesini 5, 8b–14

Comportatevi come figli di luce - poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità - esaminando che cosa sia gradito al Signore.

Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto.

Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto:

«Risvegliati, o tu che dormi,

e risorgi dai morti,

e Cristo ti inonderà di luce».

Sermone

Cari fratelli e sorelle, il testo biblico della lettera agli efesini è stato scritto per far riflettere i credenti: si parla della svolta della loro vita, la conversione, si parla di quello che erano prima e di quello che sono adesso.

Ma di che si tratta? Cos'erano i credenti prima di credere? E che senso può avere che diventino qualcos'altro?

L'autore della lettera agli efesini è ha le idee chiare; sostiene che per natura l'essere umano è portato a vivere nelle tenebre, nella prigione della sua umanità, all'interno delle sue contraddizioni, dei suoi limiti, della sua parzialità. Per natura non riesce ad andare al di là di se stesso e il fatto di volersi riscattare da questa condizione con le proprie forze non fa che peggiorare il suo stato. L'orgoglio di considerarsi capace e adeguato allo scopo non fa che accentuare questa sua contraddizione. È come se un cieco avesse la pretesa di dirigersi, da solo, in modo disinvolto, alla conquista del mondo. Ebbene, questo è l'essere umano, per sua natura, secondo la Bibbia: un essere che da solo non può riscattarsi dalla sua condizione umana di peccato.

Dunque, emerge chiara la necessità dell'intervento propizio di Dio. Ma cosa accade quando Dio interviene?

Succede che tutto cambia.

 

Sermone di domenica 11 luglio 2010 (Romani 6,3-8)

Sermoni domenicali

Testo della predicazione: Lettera ai Romani 6, 3–8

Ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?

Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.

Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua.

Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; infatti colui che è morto, è libero dal peccato.

Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui.

Sermone

Cari fratelli e sorelle, in questo brano della Scrittura, l'apostolo Paolo parla della morte conferendole una connotazione positiva: non parla della nostra morte fisica, ma di una morte che diventa il presupposto per una vita vera, che ha senso, degna di essere vissuta, in altre parole, la vita eterna. L'apostolo parla di una morte che è nascita, culla della vita.

Ma in che senso?

Paolo mette in rapporto la morte di Gesù Cristo con la nostra, parla della nostra morte non come di qualcosa che deve ancora avvenire, ma come di qualcosa che è già avvenuto. Questo concetto mette a fuoco la posizione teologica dell’apostolo sul futuro dei credenti. Egli presenta l'avvenire dei credenti come un cammino alla cui fine non c'è la morte, ma la risurrezione, infatti per Paolo, i credenti hanno già “vissuto la morte”, dunque, ciò che li attende è la risurrezione.

L’apostolo parte dalla consapevolezza che il destino dei credenti è legato al destino di Gesù, per quanto riguarda la sua morte e la sua risurrezione. Noi credenti siamo consapevoli che la morte di Cristo e la sua risurrezione sono il fondamento della fede cristiana, qui prendiamo coscienza che Dio, nonostante la nostra ribellione, sceglie di essere dalla nostra parte, con noi, per noi. Prendiamo consapevolezza del suo abbassamento fino a noi, della sua solidarietà con noi, peccatori/trici, del suo amore che va al di là della nostra comprensione e dei nostri confini.

 

Sermone di domenica 4 luglio 2010 (I Corinzi 1,18-25)

Sermoni domenicali

Testo della predicazione: I Lettera ai Corinzi 1, 18-25

La predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l'intelligenza degli intelligenti».

Dov'è il sapiente? Dov'è lo scriba? Dov'è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.

SERMONE

Care sorelle e cari fratelli, il brano biblico che l’apostolo Paolo scrive e che abbiamo ascoltato è un testo di rottura, un forte testo di contestazione. A noi possono suonare scontate le parole di Paolo: «Noi predichiamo Cristo crocifisso». Ma qui sta accadendo che l’apostolo deve richiamare i credenti di Corinto affinché sia predicato il Cristo crocifisso e non un altro cristo. In realtà, Paolo non sta semplicemente parlando della centralità della fede, ma di una centralità della fede perduta; l’apostolo è critico, pungente, sta cercando di intaccare e frantumare una immagine di Dio distorta che si erano fatta alcuni credenti di Corinto. Paolo sta restaurando la croce, sì, sta facendo un’opera di restauro della croce, ma non nel senso di abbellire un’opera antica, ormai superata, non sta cercando di ripristinare il senso della croce come fondamento della fede.

Nei versetti poco precedenti il nostro brano, l’apostolo parla delle divisioni e delle contese sorte all’interno della chiesa di Corinto, invita, perciò, ad essere uniti e ad avere un unico fondamento. Alcuni si schierano con la teologia di un predicatore, Apollo, altri con quella di un altro Cefa, altri ancora con Paolo stesso. L’apostolo deve ricordare che la fede non si fonda né sulla teologia, né sulla filosofia, né sulla scienza, né su una persona, spirituale o intelligente per quanto possa essere. Una parte dei credenti di Corinto fondava la propria fede nei miracoli (questi erano quelli provenienti dall’ebraismo), annunciava l’evangelo di un Dio che interviene nella storia con opere potenti, che questo Dio c’è dove sono manifeste le sue opere e che non c’è dove non ci sono miracoli. «Dio ha fatto questa guarigione, vedete? Vuol dire che esiste e che è dalla nostra parte».

 

La vicenda del crocifisso: prossima fermata a Strasburgo

News

 

E’ prevista per oggi a Strasburgo l’udienza della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla questione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.

Riassumo brevemente la vicenda, che è di per sé lunghissima. Risale al 2001 il ricorso al TAR del Veneto della signora Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese, contro l’esposizione del crocifisso nella scuola frequentata dai figli. Il TAR del Veneto investì della vicenda la Corte Costituzionale, giudice della costituzionalità delle leggi. Ora, in Italia nessuna legge impone l’esposizione del crocifisso negli spazi pubblici. La Corte quindi se la cavò dichiarando la propria incompetenza, non trattandosi di una legge, e rinviò al TAR del Veneto.

Nel frattempo, il Consiglio di Stato, richiesto di un parere in un contesto diverso, si dichiarava favorevole all’esposizione del crocifisso, non in quanto simbolo di una determinata religione, ma della tradizione italiana. Il TAR del Veneto si conformò a questa posizione, dichiarando che il crocifisso è un simbolo della laicità dello Stato! Pare evidente che il TAR, che in precedenza aveva ritenuto incostituzionale l’esposizione del crocifisso, abbia forzato in modo garbatamente polemico la posizione del Consiglio di Stato (che è anche giudice d’appello per le decisioni dei TAR).