Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Lo sportello per il testamento biologico è aperto su appuntamento.
Contattare:
oppure
Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Ricerca | Translator |
Testo della predicazione: II Re 5,1-15 e 19
Naaman, capo dell'esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest'uomo, forte e coraggioso, era lebbroso. Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d'Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman. La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!». Naaman andò dal suo signore, e gli riferì la cosa, dicendo: «Quella ragazza del paese d'Israele ha detto così e così». Il re di Siria gli disse: «Ebbene, va'; io manderò una lettera al re d'Israele». Egli dunque partì, prese con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro, e dieci cambi di vestiario; e portò al re d'Israele la lettera, che diceva: «Quando questa lettera ti sarà giunta, saprai che ti mando Naaman, mio servitore, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra».Appena il re d'Israele lesse la lettera, si stracciò le vesti, e disse: «Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere, ché costui mi chieda di guarire un uomo dalla lebbra? È cosa certa ed evidente che egli cerca pretesti contro di me». Quando Eliseo, l'uomo di Dio, udì che il re si era stracciato le vesti, gli mandò a dire: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell'uomo venga pure da me, e vedrà che c'è un profeta in Israele». Naaman dunque venne con i suoi cavalli e i suoi carri, e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Ed Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va', làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro». Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso. I fiumi di Damasco, l'Abana e il Parpar, non sono forse migliori di tutte le acque d'Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere guarito?» E, voltatosi, se n'andava infuriato. Ma i suoi servitori si avvicinarono a lui e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l'avresti fatta? Quanto più ora che egli ti ha detto: "Làvati, e sarai guarito"?». Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell'uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne di un bambino; egli era guarito. Poi tornò con tutto il suo séguito dall'uomo di Dio, andò a presentarsi davanti a lui, e disse: «Ecco, io riconosco adesso che non c'è nessun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele. E ora, ti prego, accetta un regalo dal tuo servo». Eliseo gli disse: «Va' in pace!»
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, il racconto della guarigione di Naaman tende innanzitutto a sottolineare l’universalità dell’amore di Dio. Infatti Naaman è un uomo pagano, non è israelita. Eppure l’autore biblico riferisce che la grande stima che egli gode come capo dell’esercito del re di Siria, era proprio dovuta al Dio d’Israele il quale gli aveva permesso di essere vittorioso in battaglia salvando la Siria dal nemico.
L’autore biblico si lascia andare anche in complicazioni buffe del racconto che rendono comici e goffi i suoi personaggi.
Allora, entriamo un po’ nel racconto per capire il suo messaggio.
Testo della predicazione: Ecclesiaste 3,1–8 e 4,9–12
Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace. Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz’avere un altro che lo rialzi! Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.
Sermone
«Vanità delle vanità, tutto è vanità» comincia così il libro dell’Ecclesiaste, si tratta di un poema sul tema dell’essere e del tempo. Il verbo hebel tradotto con vanità, è un termine usato dai giovani ed esprime bene la sensazione della vanità, dell’inutilità di certe realtà, si potrebbe tradurre meglio con “cavolata”.
Il nostro autore viveva in un contesto storico particolare: era l’epoca in cui le azioni di Dio come la libertà dalla schiavitù d’Egitto, sono cadute nell’oblio. Ora la storia è come “sospesa”, è in stato di coma, mentre la Palestina passa dal possesso dell’impero babilonese a quello persiano e ora a quello dei tolomei ellenisti.
Si pongono solo delle domande, domande senza risposte.
Il presente è dunque habel (vanità – cavolata), e il futuro non promette nulla di buono. Non sembra neppure che lottare abbia senso, perché tutto si rivelerà infruttuoso. Il lavoro è schiavizzante, il denaro non ha valore, la vita trascorre con fatica e dolore, le ingiustizie sono perpetrate quotidianamente.
Scambi di pulpito, incontri giovanili, conferenze in tutta Italia
Roma (NEV), 11 gennaio 2012 – Anche quest'anno le chiese evangeliche italiane partecipano alle numerose iniziative per celebrare la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani (18-25 gennaio) (SPUC). Evento ecumenico di carattere mondiale, promosso congiuntamente dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dal Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, la Settimana del 2012 ha come tema “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (I Cor 15, 51-58 ).
Testo della predicazione: 1 Corinzi 1,26-31
«Fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio. Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, ossia giustizia, santificazione e redenzione; affinché com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».».
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, l’apostolo scrive ai credenti della città di Corinto. Ciò di cui parla è la gratuità dell’amore, della grazia e del perdono di Dio.
Chi crede non può avere alcun vanto, non può arrogarsi alcuna sapienza, né intelligenza, né giustizia, né capacità di redenzione, né di santificazione che gli hanno permesso di ricevere la salvezza di Dio.
«Guardate la vostra vocazione», scrive l’apostolo, guardate, cioè, che cosa siete diventati voi senza avere tutte le carte in regola, senza cioè appartenere a classi agiate, o a classi intellettuali, altolocate, che esercitano poteri forti.
Chi pensa che Dio stia dalla parte dei potenti si sbaglia, e voi ne siete la prova vivente, afferma. Non dite dunque: «Dio non mi ascolta perché non ho influenza politica», o «perché non ho alcun potere», e neppure «perché non ho l’intelligenza di capire tutta la sua verità».
Testo della predicazione: Giosuè 1,1-9
Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse: «Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d'Israele. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè, dal deserto, e dal Libano che vedi là, sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio. Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro. Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, è un passaggio di consegne quello che ci viene raccontato nel primo capitolo del libro di Giosuè. Ma non è Mosè stesso, ormai morto, che lo fa nei confronti del nuovo condottiero di Israele, ma Dio stesso.
Il racconto è molto suggestivo, questo rapporto diretto con Dio che ci è raccontato qui, è lo stesso di quello che ebbe Mosè a partire dal Sinai.
Facciamo però un passo indietro per capire esattamente che cosa è chiamato a fare Giosuè, il successore di Mosè.
Il racconto biblico dell’incontro di Mosè con Dio sul Sinai è teso alla liberazione di un popolo schiavo in Egitto. Dio, cioè, si presenta, per così dire, per rendersi disponibile a venire incontro a un popolo oppresso, sfruttato, impaurito, schiacciato e sofferente, per liberarlo da quella condizione.
Testo della predicazione: I Giovanni 3,1-6
Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è. E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com'egli è puro. Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge. Ma voi sapete che egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c'è peccato. Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l'ha visto, né conosciuto.
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, il tema dell’amore di Dio percorre tutta la prima lettera di Giovanni. Qui, l’autore parla del significato dell’amore, del senso che esso ha per noi. Intanto vi è un’affermazione forte circa la nostra consapevolezza di tale amore, perciò dice: se noi siamo figli di Dio lo è perché l’essere figli di Dio è conseguenza del suo amore e null’altro. Infatti l’amore è un dono di Dio, questo significa che non possiamo meritarlo, che non possiamo fare nulla per averlo, ma ci è dato in dono, perché qualcuno che ci ama immensamente ce lo offre in dono.
Solo chi ci ama, può offrirci il suo amore; solo Dio, quindi, può venirci incontro con una tale forza, quella dell’amore, che non possiamo che essere convinti della presenza di Dio nel mondo.
Testo della predicazione: Luca 1,46-50
E Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatte il Potente. Santo è il suo nome; e la sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono.
SERMONE
rivolto ai bambini della Scuola domenicale.
L’anima mia magnifica il Signore perché egli ha guardato a me che sono così in basso, così piccola; non certo di statura, né di età, ma piccola rispetto alla grandezza di Dio, alla sua altezza, alla sua larghezza, alla sua profondità. Come una goccia d’acqua nell’oceano, un granello di terra in un immenso campo: così è Maria, così siamo noi. Così è Dio: ci raggiunge, con il suo amore nel nostro mondo, nella nostra umanità, e ci accoglie quando ci smarriamo, ci perdona quando sbagliamo, ci stringe a sé quando ci sentiamo tristi, ci tiene per mano quando attraversiamo il buio.
È un canto quello di Maria, una poesia, la madre di Gesù è incinta, Gesù deve ancora nascere, Maria loda Dio perché l’ha raggiunta nella sua piccolezza, nella sua marginalità, nella sua umiltà.
Il 3° D-Day sarà dedicato alla lotta al razzismo e a tutte le discriminazioni
Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Il Comitato promotore della Campagna "L’Italia sono anch’io" - in un comunicato stampa diffuso oggi - ha espresso una "ferma condanna dei drammatici episodi di razzismo avvenuti domenica scorsa a Torino e ieri a Firenze con la morte di due cittadini senegalesi". Il comunicato così prosegue: "Siamo preoccupati e indignati per l'escalation di violenza che segna un imbarbarimento delle relazioni umane e sociali in questo paese, di cui sono vittime innanzitutto i cittadini stranieri. E’ necessario passare dalla denuncia all'azione politica. Per questo, come promotori della Campagna, ci auguriamo che, depositate le firme, venga immediatamente calendarizzata dal Parlamento la discussione sulle due proposte di legge, arrivando al più presto a garantire quei diritti di cittadinanza troppo spesso negati alle persone di origine straniera.
Sabato 17 e domenica 18 saremo presenti in molte piazze italiane per una raccolta straordinaria di firme. Le due giornate saranno dedicate alla lotta contro il razzismo e contro tutte le discriminazioni. A Torino e Firenze parteciperemo alle iniziative di piazza promosse dalle associazioni locali perché simili episodi non si ripetano più.
Testo della predicazione: Romani 15,4-7
Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza. Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, il testo biblico alla nostra attenzione parte dal presupposto che i credenti sono legati tra loro da una forza divina che è l’amore. La consapevolezza di tale forza ci giunge dalle Scritture, dalla Parola di Dio che ci istruisce; qui è Dio stesso all’opera per consolarci e per renderci dei credenti autentici. La Parola di Dio ha quindi lo scopo di permettere l’incontro con l’altro fratello, l’altra sorella, chiunque in sostanza; è una Parola che getta ponti, che costruisce strade, porti per permettere l’incontro, il confronto, il dialogo fruttuoso tra gli esseri umani chiamati a vivere dall’amore di Dio, nell’unità, nella concordia e nella pace.
È chiaro che non si tratta sempre di un progetto che si attua automaticamente; non va da sé, per questo l’apostolo parla di pazienza e di speranza. La Parola di Dio, come insegnamento, mira a costruire in noi la pazienza, a formare, cioè, la nostra coscienza in modo che l’altro/a riceva le nostre attenzioni non solo quando è interessante e simpatico, ma anche quando è antipatico e ostinato nel credersi interessante.
di Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
La notte che ha preceduto l’avvio delle discussioni del vertice mondiale sul cambiamento climatico in corso a Durban in Sudafrica, ha visto scatenarsi proprio a Durban un evento climatico “estremo”. La pioggia ha provocato un’inondazione che ha ucciso 10 persone, distrutto 700 case e creato migliaia di sfollati. Tutto questo nella periferia più povera, dove le baracche non possono proteggere, dove le persone hanno meno difese contro i disastri naturali. Purtroppo anche in Italia abbiamo conosciuto questo tipo di eventi. Eppure abbiamo appena iniziato a sperimentare le conseguenze disastrose del cambiamento climatico.
Possiamo capire la pressione di un vertice sull’ambiente che avviene nel mezzo di un disastro causato da una civiltà industrializzata capace solo di consumare il mondo. Il fatto stesso che a morire e perdere le case siano i più poveri è un’immagine di quanto sta avvenendo a livello mondiale, dove le conseguenze dei cambiamenti climatici sono pagate dalle popolazioni più povere. Uno degli obiettivi del vertice ONU di Durban non a caso è quello di provvedere un fondo che aiuti i paesi poveri a praticare politiche di adattamento ai cambiamenti del clima mondiale.
di Luciana Grosso
Una persona su due di quelle che hanno scelto di depositare le proprie volontà nei registri istituiti dalla chiesa protestante è di religione cattolica. Con un picco di adesioni a Udine. Forse non a caso, la città di Eluana Englaro
(30 novembre 2011)
600, solo a Milano. Poco meno di duemila in tutta Italia, sparsi per una dozzina di centri di raccolta: ecco quanti, dal 2009 a oggi, hanno scelto depositare il proprio testamento biologico presso uno dei registri della Chiesa Valdese. I registri valdesi, presenti Torino, Trieste, Udine, Napoli, Roma, Padova, Palermo, Lucca, Venezia e Campobasso (le info qui) si affiancano ai 61 registri comunali sparsi per l'Italia, e in molti casi, come quello di Milano dove un registro comunale ancora non c'è, li sostituiscono.
"La città in cui il dato di raccolta è più interessante è Udine: benché sia una piccola città sono già in 400 ad aver depositato il loro testamento - dice Simona Menghini, che tiene le fila dei vari centri valdesi di raccolta sparsi per il Paese - non è un caso, dal momento che lì è morta Eluana Englaro". (Dallo scorso 7 novembre, in città è attivo anche un registro comunale).
Si celebra domani in tutto il mondo Roma (NEV), 30 novembre 2011 - "La mancanza di informazione adeguata sul virus HIV e sul modo in cui esso si trasmette, ma anche la discriminazione di cui soffrono i malati nel loro contesto sociale, continuano ad essere fra le cause primarie di propagazione dell'AIDS". Lo ha affermato la Federazione luterana mondiale (FLM) in un comunicato stampa del 28 novembre, ricordando la Giornata mondiale contro l'AIDS che si celebrerà domani, 1° dicembre. Il motto della Giornata di quest'anno è “Arrivare a zero”: zero propagazione, zero discriminazione, zero stigmatizzazione. A commentare il tema generale della Giornata mondiale contro l'AIDS è intervenuto il segretario generale della FLM, il pastore Martin Junge, affermando che “la campagna 'Arrivare a zero' ci chiama in causa, come chiesa, a mettere tutto il nostro impegno per combattere la propagazione dell'AIDS senza discriminare le persone che ne sono affette”.