Via dello Spezio, 43 - 90139 PALERMO
Tel. e Fax: 091 58.01.53
Pastore: Giuseppe Ficara
Culto domenicale ore 11,00
(luglio-agosto culto ore 10,00)
Ricerca | Translator |
Essere chiesa insieme. Primo convegno nazionale del programma formativo LINFA
Roma (NEV), 22 maggio 2013 - Dal 17 al 19 maggio si è svolto il primo convegno nazionale del Laboratorio interculturale di formazione e accoglienza (LINFA) coordinato da “Essere chiesa insieme” (ECI), il programma interculturale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Una settantina di persone, membri di chiese italiani e stranieri provenienti da tutta Italia, si sono dati appuntamento presso il centro metodista di Ecumene (Velletri, RM), per dare il via a quello che sarà un vero e proprio corso della durata di due anni. Obiettivo di LINFA è offrire una formazione interculturale a chi rende un servizio in chiese “etniche” o caratterizzate da un’alta presenza di immigrati: predicatori, monitori delle Scuole domenicali e del Sabato, animatori giovanili, visitatori. Gli iscritti sono in leggera prevalenza immigrati di varie nazionalità dell’Africa (nigeriani, togolesi, congolesi, ghanesi…), dell’Asia (filippini), dell’America latina (ecuadoregni, peruviani, brasiliani) e dell’Est europeo (romeni, moldavi); numerosi – quasi la metà – sono gli italiani.
Sermone di Pentecoste 2013 (Numeri 11,11-12.14-17.24-25)
Testo della predicazione: Numeri 11,11-12.14-17.24-25
«Mosè domandò al Signore: Perché mi tratti così? Perché non sei più benevolo con me e carichi sulle mie spalle il peso di tutta questa gente? Non l’ho voluto io questo popolo, non sono stato io a metterlo al mondo, eppure mi ordini di portarlo in braccio, come una balia con un bambino, e di condurlo nella terra che hai promesso ai suoi antenati. Non ce la faccio, io da solo, a portare il peso di tutto questo popolo: è troppo per me! Se vuoi proprio trattarmi in questo modo, fammi morire! Allora manifesterai la tua bontà verso di me, e io non dovrò più subire questa triste sorte. Il Signore rispose a Mosè: Raduna settanta uomini stimati, che tu conosci, tra gli anziani e i responsabili del popolo. Li condurrai alla tenda dell’incontro, e si presenteranno alla mia presenza accanto a te. Io interverrò per parlare con te. Prenderò un po’ dello spirito che ti ho dato, per effonderlo su di loro. Così essi potranno aiutarti a portare il peso di questo popolo, e non sarai più solo a farlo. Mosè andò a comunicare al popolo d’Israele il messaggio del Signore. Poi radunò settanta anziani e li fece disporre attorno alla tenda sacra. Il Signore intervenne dalla nube e parlò con Mosè. Prese un po’ dello spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei settanta anziani. Appena lo Spirito si posò su di essi, cominciarono a parlare come profeti».
Sermone
Care sorelle e fratelli, nel racconto biblico alla nostra attenzione, Mosè è stanco, è stanco di ascoltare le continue lamentele del popolo che, nel deserto, è diretto verso la terra promessa. Prima il popolo vuole l’acqua, poi il pane, poi la carne, rivendica la convinzione che si stava meglio quando si stava peggio, quando era schiavo in Egitto.
Mosè è talmente esausto che anche lui si lamenta con Dio per il popolo piagnucoloso e irriconoscente della libertà, incapace di vivere l’attesa in modo fiducioso, l’attesa che si realizzi la promessa di Dio con l’arrivo nella terra promessa.
Mosè è incaricato da Dio di compiere una missione nei confronti di Israele: la liberazione dalla schiavitù e l’accompagnamento nella terra promessa, si tratta di una vocazione e Dio gli ha donato il suo Spirito perché sia espletata nel migliore dei modi, con la forza e la saggezza di Dio stesso.
Sermone di domenica 12 maggio 2013 (Giovanni 3,13-18)
Testo della predicazione: Giovanni 3,13-18
Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in sé stesso la vita eterna. Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.
Sermone
Cari fratelli e sorelle, il comandamento dell’amore che Gesù proclama nei Vangeli è il fulcro di questa prima lettera di Giovanni alla nostra attenzione. L’amore edifica la comunità perché è reciproco. Non c’è nulla di più grande di cui parlare se pensiamo alla crescita e alla formazione della Comunità dei credenti, ma anche della società umana e del mondo intero.
L’autore della lettera di Giovanni presenta un dualismo teologico che permette di comprendere meglio la portata e lo spessore dell’amore. Egli afferma che dove manca l’amore, là c’è odio. E Gesù, parlando del comandamento dell’amore, aveva messo in guardia i discepoli dall’odio: «Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me».
Tuttavia, l’amore e l’odio, per la Bibbia, non sono semplicemente dei sentimenti, ma producono delle azioni che determinano la vita o la morte. Caino uccise perché odiava suo fratello. Questo è dunque l’odio: vivere nella dimensione, nell’orizzonte e nella prospettiva della morte, per se stessi e per gli altri. Per Giovanni, l’odio appartiene al regno delle tenebre dove vi è la morte e il peccato.
Sermone di domenica 5 maggio 2013 (Matteo 6,7-13)
Testo della predicazione: Matteo 6,7-13
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. [Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno, amen.]”.
Sermone
Cari fratelli e care sorelle, Martin Lutero ha iniziato la Riforma della Chiesa partendo dalla ricerca affannosa di Dio dal momento che avvertiva una profonda angoscia dovuta al fatto di non sentirsi mai all'altezza di meritare il perdono di Dio. Lutero fece quello che chiamò la "Scoperta dell'evangelo", che fu paragonata a una rivoluzione copernicana, Luterò scoprì cioè che la centralità del sole, del messaggio evangelico che consiste nel perdono incondizionato di Dio. La centralità della Riforma protestane infatti riconosce nel perdono di Dio un perdono ottenuto per noi, deciso in nostra assenza, malgrado la nostra ostilità, malgrado la nostra ribellione, mancanza di fede, malgrado i rifiuti che noi opponiamo a Dio come esseri umani.
La Riforma Protestante ha riscoperto quindi il perdono che Dio offre gratuitamente a tutti, uomini e donne, senza meritarlo.
Così, la centralità della preghiera che Gesù ci ha insegnato sta nella richiesta che dice: «Rimettici i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». A dire il vero, qui, sembra quasi che quell'intuizione della Riforma Protestante sia messa in ombra e che quel «Come noi li rimettiamo» introduca una condizione alla quale il nostro perdono sarebbe legato; quindi non un perdono incondizionato che Dio ci offre, ma un perdono condizionato da una nostra opera: dovremo aver prima perdonato i nostri debitori per avere poi diritto a ricevere, a nostra volta, il perdono da parte di Dio.
Sermone di domenica 28 aprile 2013 (Isaia 12)

Testo della predicazione: Isaia 12
In quel giorno dirai: «Io ti lodo, Signore! Infatti, dopo esserti adirato con me, la tua ira si è calmata, e tu mi hai consolato. Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla; poiché il Signore, il Signore è la mia forza e il mio cantico; egli è stato la mia salvezza». Voi attingerete con gioia l'acqua dalle fonti della salvezza, e in quel giorno direte: «Lodate il Signore, invocate il suo nome, fate conoscere le sue opere tra i popoli, proclamate che il suo nome è eccelso! Salmeggiate al Signore, perché ha fatto cose grandiose; siano esse note a tutta la terra! Abitante di Sion, grida, esulta, poiché il Santo d'Israele è grande in mezzo a te».
Sermone
Care sorelle e cari fratelli, il profeta Isaia che scrive questa parte del libro visse nel periodo pre-esilico dopo la morte del re Uzzia e predicò dal 740 al 700 a.C., un periodo difficile di paure e tensioni, in cui le grandi potenze giocano dei ruoli importanti: l'Egitto, che però è in decadenza, e l'Assiria, che conquista il regno del Nord, Israele, costringendo alla deportazione gli abitanti della Samaria.
La Bibbia ci parla di un'epoca in cui i re e il popolo confidano in alleanze politiche con regni stranieri. Il regno, dopo la morte di Salomone, si è diviso di nuovo in due parti, il re Davide era riuscito a riunificarlo, ma dopo la morte di suo figlio Salomone, tutto tornerà come prima.
E vi è una minaccia che viene dal Nord: l’invasore assiro, allora i re del nord e del sud tentano di allearsi affinché uniti si potesse andare in guerra contro il nemico comune: l'Assiria. Ma il profeta protesta, e consiglia di non farsi trascinare nella guerra, di restarne fuori, di preferire la neutralità, afferma che la miglior politica per lo stato di Giuda è quella di tenersi fuori dalle mire delle grandi potenze.
Sermone di domenica 14 aprile 2013 (Giovanni 21,15-19)
Testo della predicazione: Giovanni 21,15-19
Quand'ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».
Sermone
Cari fratelli e sorelle, il brano alla nostra attenzione è situato dopo la morte e la risurrezione di Gesù. Gesù appare ai suoi discepoli, in riva al mare di Galilea ed è una risposta al tentativo di pesca del tutto infruttuoso di una notte intera, quando Pietro aveva detto “Vado a pescare” e gli altri lo seguirono. Senza Gesù che ti dice “Getta la rete” non può accadere nulla, senza la sua presenza viva, la pesca rimane infruttuosa, mentre l’incontro con il Risorto la rende miracolosa.
Pietro è una figura particolare nel Vangelo di Giovanni, è spesso irruente e contraddittorio, temerario e pavido insieme. È colui che disse a Gesù: «Tu non mi laverai mai i piedi» cercando di non compromettere la dignità del Maestro Gesù che si sarebbe abbassato a tanto. Lo stesso che dopo la risposta di Gesù dice: «Allora lavami anche le mani e la testa». E quando Gesù dice a Pietro: «Là dove vado non sei capace di seguirmi», Pietro risponderà: «Per quale motivo non sono capace di seguirti? Io darò la vita per te».
Libertà religiosa. Bloccata dal TAR la confisca della chiesa pentecostale di Gorle (BG)
Massimo Aquilante: “Confermata la nostra denuncia di incostituzionalità del provvedimento”
Roma (NEV), 10 aprile 2013 – Alla vigilia di Pasqua è arrivata una svolta nella querelle che da tempo contrappone il Comune di Gorle (BG) alla Chiesa pentecostale africana Christ Peace and Love. Utilizzando la norma regionale (nr. 12 del 2005) che impedisce il cambio di destinazione d’uso per luoghi che si intende destinare al culto, l’Amministrazione comunale che sorge alle porte di Bergamo aveva infatti emanato un’ordinanza che impediva alla comunità africana di utilizzare come “chiesa” il locale che aveva regolarmente acquisito e messo in sicurezza. Quando la comunità ha continuato a celebrare i propri culti nella sede contestata, il Comune ha quindi emesso un’ulteriore ordinanza, questa volta di confisca dell’immobile per “abusi edilizi”, senza che per altro i proprietari avessero realizzato modifiche o ampliamenti della struttura.
Sermone di domenica 7 aprile 2013 (Marco 16,9-14)
Testo della predicazione: Marco 16,9-14
Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo a coloro che erano stati con lui, i quali facevano cordoglio e piangevano. Essi, udito che egli viveva ed era stato visto da lei, non lo credettero. Dopo questo, apparve in modo diverso a due di loro che erano in cammino verso i campi; e questi andarono ad annunziarlo agli altri; ma neppure a quelli credettero. Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risuscitato.
Sermone
Care sorelle e fratelli, questo racconto biblico ci sorprende perché, pur sapendo che diverse volte i discepoli di Gesù non intendevano quello che egli diceva, incontriamo, in questo brano biblico, i discepoli sempre più chiusi in se stessi a causa del dolore per la morte di Gesù, tanto da non riuscire a credere a Maria Maddalena e agli altri due discepoli che riferivano di aver visto il Signore risuscitato. Noi ci saremmo aspettati che almeno loro, ai quali Gesù aveva detto che sarebbe morto e il terzo giorno risuscitato, avessero creduto; ci aspettiamo che avessero almeno detto: «Splendido, allora si sta adempiendo la promessa di Gesù!!!».
Invece no, piuttosto essi avevano paura; il versetto 8 termina dicendo che le donne fuggirono via dal sepolcro vuoto prese da una gran paura. Perché questa è la morte: è il luogo della paura, è il luogo in cui, definitivamente, le speranze cessano, davanti alla tomba ci può solo essere rassegnazione, perché nulla è più definitivo di una tomba.
Ospedali valdesi. Bernardini scrive al nuovo assessore alla Sanità del Piemonte Cavallera
“La Regione rispetti gli accordi e apra un tavolo di confronto sul futuro degli ospedali valdesi”
Roma (NEV), 27 marzo 2013 – In merito alla situazione degli ospedali valdesi non sono stati rispettati gli accordi intercorsi tra la Tavola valdese (organo esecutivo delle chiese metodiste e valdesi) e la Giunta regionale del Piemonte. Lo ha sottolineato Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, in una lettera inviata il 25 marzo al nuovo assessore alla sanità piemontese Ugo Cavallera, con la richiesta di un incontro urgente “sulla questione delle prospettive di servizio dei presidi sanitari valdesi di Torino, Torre Pellice e Pomaretto (TO)”.
Cavallera eredita la patata bollente della ristrutturazione del sistema sanitario regionale dal suo predecessore Paolo Monferino: tra le misure adottate la chiusura o il drastico ridimensionamento di quegli ospedali che la Chiesa valdese nel 2007 aveva ceduto alla Regione, non senza precise garanzie sul piano del mantenimento dei servizi e degli organici.
Sermone di Pasqua 2013 (Giovanni 20,11-18)
Testo della predicazione: Giovanni 20,11-18
Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.
Sermone
Fratelli e sorelle, Cristo è risorto! Cristo è veramente risorto. Cosa significa per noi oggi tutto questo?
Maria Maddalena va al sepolcro, ma trova la tomba vuota? Non trova il corpo senza vita di Gesù sul quale piangere ed elaborare il suo lutto. Non c’è più il corpo per il quale convincersi a rassegnarsi alla morte, alla separazione, alla rottura dei legami, al crollo di speranze; ed è smarrimento, senso di vuoto, di fallimento; vi è ancora più tristezza e svuotamento dopo quella visione angosciante della crocifissione del suo maestro Gesù.
Eppure Maria Maddalena doveva convincersene: l’aveva visto inchiodato su quella croce il suo maestro, l’aveva visto morire, e che cosa vi può essere più definitivo della morte?
Ora sembra perfino inverosimile il fatto che lasciare spazio alla rassegnazione possa essere così difficile.
Il moderatore valdese Eugenio Bernardini al Papa Francesco: "Caro fratello in Cristo”
In una missiva ricorda le analogie di Francesco d'Assisi e Valdo di Lione
Roma (NEV), 20 marzo 2013 – Il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, lo scorso 15 marzo in un messaggio di saluto a papa Francesco ha scritto: "Mi rivolgo a Lei nei giorni in cui assume il ruolo di vescovo di Roma - si legge - per rivolgerle il saluto della Chiesa valdese. Possa il Signore benedirla e illuminarla nel suo ministero di annuncio dell'Evangelo”.

Saluti ospiti
Conferenza: 150 anni di Unità d'Italia, 150 anni di evangelici in Sicilia








